Il voto utile (o inutile?)

Gen 13 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 834 Views • Commenti disabilitati su Il voto utile (o inutile?)

Eros N. Mellini Segretario cantonale UDC

Eros N. Mellini
Segretario cantonale UDC

Quella del voto utile 8 (o inutile, a seconda di chi lo guarda) è una manfrina che noi dell’UDC Ticino ci sentiamo ripetere ogni quattro anni, in campagna elettorale. Il principio alla base di tale ragionamento – funesto per una forza politica piccola, come è il caso in Ticino per l’UDC, ma anche per il cittadino che speri in un cambiamento della situazione – è che il voto dato a un partito di minoranza sarebbe inutile perché tanto quello non raggiunge comunque il quorum necessario a far eleggere un suo rappresentante nella sala dei bottoni. Quindi, tanto vale optare per rafforzare un partito già presente in governo, sostenendolo nella sua battaglia d’ostruzione volta a impedire che uno dei suoi eventuali seggi vada a una forza politica per la quale si ha una vera e propria idiosincrasia.

Un errore fondamentale

Nell’immaginario collettivo, quando si parla della destra ticinese, automaticamente si fa riferimento alla Lega e (magnanimamente) all’UDC. In effetti, le posizioni politiche della prima si suddividono esattamente su due fronti opposti: a destra (per quanto possano essere considerate di destra delle opinioni che dovrebbero essere condivise da chiunque si consideri svizzero, indipendentemente dalla militanza partitica – tesi dimostrata dal fatto che le votazioni puntuali su temi come Schengen, UE, criminalità, ecc. hanno in Ticino degli esiti che vanno ben oltre la forza di un singolo partito) quando si tratta di politica estera, di sicurezza o degli stranieri, totalmente di sinistra quando si parla di tagli alle spese, di elargizioni sociali anche finanziariamente insostenibili e, ultimamente, anche sui temi abbinati tasse/ecologia. 50% a destra e 50% a sinistra, dunque ma, grazie alla demonizzazione a oltranza dell’avversario messa in atto dal fronte progressista – destra = xenofobi, razzisti, nazifascisti indegni di esistere, sinistra = tutti buoni, santi subito – facendo comodo targare la Lega quale nemico N° 1 della Patria, ecco che la si è posizionata a destra anzi, all’estrema destra, con l’UDC a farle da gregario quando occorre. Come detto, altrettanto facilmente il movimento di Bignasca prende posizioni estremamente sinistroidi ma, chissà perché, a nessuno viene in mente di dire: la sinistra ticinese = Lega e PS. Miracoli dell’affabulazione politica.

Le forze in campo

Ma bando alle ambiguità, diamo una maglia chiara a queste compagini in campo sulla scena politica ticinese: Lega, PLRT, PPD, PS, ovviamente, per quello che ci riguarda, con riferimento all’UDC. Bisogna poi aggiungere i Verdi, che hanno registrato un notevole aumento dei consensi nel 2011, e che ora costituiscono un po’ l’incognita delle elezioni 2015.

Sono anni che – sulla base del ragionamento errato di cui sopra – quando decidiamo di presentare una nostra lista per il Consiglio di Stato, ci sentiamo ripetere che quello dato all’UDC è un voto inutile. I sostenitori di questo assunto arrivarono in passato addirittura a pubblicare a pagamento nei giornali delle inserzioni nei quali si affermava che “Votare UDC è come votare socialista”.

Nel 2011, chi ha voluto un cambiamento – purtroppo anche diversi UDC – ha votato Lega, permettendo a quest’ultima di  raddoppiare i seggi in CdS a scapito del PLRT. Un anno dopo, hanno fatto lo stesso alle comunali di Lugano, permettendole di ottenere anche in quell’Esecutivo la maggioranza relativa: tre seggi, di cui uno preso sempre al PLRT. Ma cosa è cambiato? Al lato pratico nulla, se non che la Lega s’è trovata per forza di cose a smentire quanto promesso in campagna elettorale e che, fintanto che c’era il Nano, erano dogmi e/o tabù incontestabili (tassa sul sacco, aumento del moltiplicatore, radar, nuovi balzelli ecologici, eccetera). PPD e PS hanno mantenuto le posizioni, non potevano fare di più, l’UDC ci ha invece rimesso – avendo rinunciato a presentare la lista per il CdS ed essendo stata relegata sul retro della scheda – un seggio in Gran Consiglio. In realtà, il suo contributo – e quello di coloro che hanno rinunciato a votarla – è servito a permettere un cambiamento che si è però purtroppo rivelato una pia illusione. Quindi, la domanda è: è stato un voto utile quello dato alla Lega, rinunciando alla propria lista per il CdS, da parte dell’UDC? Sarà un voto inutile, quello che gli elettori – speriamo tanti – darà alla nuova alleanza, quella sì veramente di destra, UDC-UDF-AL?

La risposta è NO

Può darsi, infatti, che La Destra non abbia i numeri per ottenere un seggio nell’Esecutivo cantonale quest’anno, ma non dimentichiamo che:

1. Se così l’avessero pensata i Ticinesi nel 1991, la Lega dei Ticinesi avrebbe fatto la fine dei piccoli partiti che ogni quattro anni fanno una fugace apparizione sulla scena politica cantonale, per poi svanire nel buio da cui erano arrivati. O forse che allora, di fronte ai partiti storici ben più forti e battaglieri di oggi, non c’era la possibilità che quello dato alla Lega fosse un voto inutile? È vero, a quei tempi c’erano il Nano a finanziare e, con Maspoli, a scrivere e declamare, il Mattino era una forza della natura che preparò per un anno l’entrata in politica della Lega. Ma ciò non toglie che, anche allora, gli scettici ci fossero. Tuttavia, il voto si rivelò utile e la Lega sfondò.

2. La Destra è un progetto a medio-lungo termine, non è finalizzata solo a queste elezioni. E siccome il consenso attira consenso, nel 2015 l’obiettivo primario è soprattutto ottenere un risultato tale da sancire la presenza sul territorio di una forza di destra unita e non inquinata da elementi di ideologie opposte, accolti solo al mero scopo di aumentare la base elettorale. In altre parole, una destra senza “radicali liberi” nefasti in campo politico come in quello fisiologico, senza ali sindacali negative per l’economia, che persegue una socialità finanziariamente sostenibile e non lo sperpero di denaro che è pubblico sì, ma faticosamente guadagnato da chi lavora.   

3. Se ci sarà abbastanza gente che – non potendosi più identificare in partiti che sotto lo stesso cappello ospitano il demonio e l’acqua santa – avrà il coraggio di riqualificarsi in un’area che era quella del suo attuale partito prima che questo sacrificasse la sua integrità ideologica sull’altare del potere, l’affermarsi de La Destra e la salubre svolta politica che ne farebbe seguito, potrebbe realizzarsi prima di quanto si possa pensare.

Il vero voto (parzialmente) inutile è quello della lista senza intestazione

La lista senza intestazione è il fumo che è stato gettato negli occhi dei cittadini stufi del malandazzo dei partiti, dando loro l’illusione che in questo modo si dia la priorità alle persone togliendo potere ai partiti. In realtà non è così. Ogni candidato votato sulla lista senza intestazione è candidato di un partito al quale porta la sua quota-parte di voto di scheda. In altre parole, cinque schede sulle quali è votato un candidato, corrispondono a una scheda per il suo partito. Per cui l’effetto non si distanzia da quello del normale panachage. La differenza la si nota sui voti non emessi: laddove una lista per il CdS non conti almeno cinque candidati, i voti non attribuiti – al contrario di quelli espressi – non vanno a vantaggio di alcun partito. Ma siccome, più o meno, l’utilizzo della lista senza intestazione si spalma un po’ su tutti i partiti proporzionalmente alla loro forza politica, essendo tutti in qualche modo parimenti danneggiati, al lato pratico, per loro l’esito elettorale non cambia.

Se si vuole realmente tentare la via del cambiamento quindi, per l’elettorato di destra l’unico modo è quello di dare il voto a La Destra, se del caso dando voti preferenziali ai candidati di altri partiti che ai propri occhi sono meritori o quantomeno “si salvano”.

Un appello

A tutti coloro che:

1. nonostante le frustranti esperienze vissute fino a oggi con i partiti, vogliono tentare ancora una volta la via del cambiamento in un’ottica di destra;

2. s’identificano nell’elettorato di destra, ma che in quest’area non riconoscono più il proprio partito;

3. hanno sperimentato l’esercizio-alibi della lista senza intestazione, senza peraltro vedere dei risultati tangibili;

è doveroso un caldo appello: il prossimo 19 aprile, votate la scheda de La Destra (UDC-UDF-AL). Se avete dei candidati di altri partiti che volete favorire, date loro il voto preferenziale, ma su scheda La Destra (UDC-UDF-AL). Solo così potremo smuovere le acque, tornando a quelle ideologie liberali per le quali un tempo valeva la pena di militare nei partiti storici. Il LORO cambio di rotta, merita come risposta il VOSTRO cambio di rotta.

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