Il vecchio leone ruggirà ancora, eccome!

Mag 15 • L'editoriale • 1567 Views • Commenti disabilitati su Il vecchio leone ruggirà ancora, eccome!

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

La notizia ha sorpreso da una parte, e ovviamente ha fatto scalpore nei media suscitando i commenti più svariati: Christoph Blocher si ritira. Inutile dire che i commenti più velenosi siano venuti dalla sinistra – estrema (PS e Verdi) e moderata (PPD PLR e PBD) – commenti dai quali traspare qua e là un sospiro di sollievo suscitato dall’illusione di non doversi più confrontare con un personaggio di statura politica decisamente superiore a quella degli esponenti che attualmente tali partiti sono in grado di schierare. Infatti, mentre Blocher – dalla vittoriosa battaglia contro lo SEE del 1992 a quella altrettanto coronata dal successo dello scorso 9 febbraio – ha dimostrato un incrollabile impegno politico a favore della Svizzera che gli vale, a mio avviso (ma anche a quello unanime della destra di questo paese), la qualifica di “uomo di Stato”, la classe politica contro la quale il tribuno zurighese s’è trovato a battersi in questo abbondante ventennio non è stata capace di produrre altro che dei personaggi politicamente opachi e insipidi, degli “statali” più che degli statisti, tutti, senza eccezione, dei pusillanimi esecutori della volontà dell’oligarchia UE.

 

Sospiri di sollievo ingiustificati

Ma questi sospiri di sollievo sono fuori posto, Blocher si è ritirato dal Consiglio nazionale, non dalla politica. L’affermazione di Carlo Sommaruga “La pagina oscura della politica svizzera potrà cominciare a voltarsi”, è soltanto un’ulteriore allucinante cavolata di questo esponente della più bieca sinistra che da anni tenta di distruggere il benessere del nostro paese senza peraltro mai aver contribuito a produrlo. Un pio desiderio che però non sarà esaudito perché – al contrario di tutti i “Sommaruga” che infestano la scena politica svizzera – Christoph Blocher non ha bisogno del palcoscenico delle Camere federali per portare avanti la sua azione anzi, come ha detto nella sua lettera di dimissioni, l’uscita dal Consiglio nazionale è mirata al fine di poter concentrare le sue forze e i suoi sforzi alla battaglia – che sarà estremamente dura – contro la strisciante adesione all’UE. Un’adesione che la maggioranza di Consiglio federale e Parlamento sta mettendo in atto alle spalle dei cittadini per mezzo di accordi bilaterali che sempre di più vincolano la Svizzera ai Diktat europei. E proprio perché la maggioranza delle Camere federali è complice di questa manovra, il dibattito in Parlamento diventa un puro quanto inutile esercizio dialettico.

Ma attenzione, o sinistroidi che credete di poter gioire dell’uscita dalla scena parlamentare del vostro più acerrimo avversario, per Christoph Blocher non è la fine, bensì un nuovo inizio. E anche questa volta, non volto a influenzare le nefaste decisioni di una classe politica chiaramente ostile all’indipendenza e alla libertà della Svizzera, ma a informare correttamente e a mobilitare il popolo, ossia quel sovrano cui dei politici maneggioni e spinti da interessi personali  vorrebbero togliere il potere (fortunatamente finora non ci sono riusciti, ma guai allentare la pressione!).

 

L’azione extraparlamentare sarà più efficace

Da oltre un anno, Christoph Blocher sta mettendo in guardia su quella che “sarà la questione più importante di questo paese”: l’accordo-quadro con l’UE sulle “questioni istituzionali”. Con questo accordo – peraltro già in buona parte negoziato fra Consiglio federale e UE – ci metteremmo in uno stato di subordinazione all’UE ancora peggiore di quello che prevedeva lo SEE bocciato nel 1992. La cosa più grave – un vero e proprio tradimento del proprio paese che gli euroturbo stanno mettendo in atto – sarebbe la ripresa automatica (termine oggi abbellito con “ripresa dinamica”, ma se non è zuppa è pan bagnato) del diritto UE in ogni settore toccato da un accordo bilaterale. In altre parole, per esempio, la votazione del 9 febbraio 2014 contro l’immigrazione di massa verrebbe automaticamente (o dinamicamente?) invalidata, perché in contrasto con la libera circolazione delle persone, parte integrante degli Accordi bilaterali I, firmati nel 1999. E come se non bastasse, ciliegina sulla torta, l’accordo sulle questioni istituzionali prevede anche che, in caso di divergenze sull’interpretazione di un accordo bilaterale, l’istanza decisionale suprema sia la Corte di giustizia dell’UE. In altre parole, la Svizzera si assoggetterebbe a dei giudici stranieri, in aperta violazione di un principio che vale fin dal Patto federale del 1291 (La funzione di giudice nelle valli summenzionate non può essere acquistata e può essere esercitata soltanto da membri della comunità).

Come detto, dato che le maggioranze nei nostri gremi politici sono piuttosto orientate verso una pusillanime quanto ingiustificata sudditanza nei confronti dell’UE, una mobilitazione del popolo sovrano, sostenuta da una corretta e capillare informazione, è ben più efficace di qualsiasi dibattito in un Parlamento nel quale non si dispone della maggioranza assoluta. La maggioranza del popolo ha già in più occasioni dimostrato (iniziativa-espulsioni, minareti, immigrazione di massa, eccetera) di non essere rappresentata dalla classe politica – anche se, peraltro incomprensibilmente, continua ad eleggerla alle Camere – e quindi il ricorso alle cittadine e ai cittadini è e rimane lo strumento più efficace di difesa dai tentativi di assoggettamento messi in atto sistematicamente dall’UE, con la colpevole complicità degli “addetti ai lavori” nostrani. E con questo obiettivo, l’azione del nostro massimo rappresentante politico sarà ben più efficace al di fuori del Parlamento.

 

Un’azione da sostenere

Il nuovo comitato UE-NO (NO alla strisciante adesione all’UE), presieduto da Christoph Blocher e condotto esecutivamente dall’ex-consigliere nazionale Ulrich Schlüer, è la prima tappa dell’azione volta a contrastare questa svendita del nostro paese, effettuata subdolamente mediante la progressiva sottoscrizione di accordi che vieppiù ci sottometteranno al diritto UE togliendoci, di fatto, ogni autonomia, indipendenza e libertà. Se permetteremo l’attuazione di questo sinistro progetto, l’adesione ufficiale all’UE sarà solo una pura formalità, in realtà ne faremo già parte perché assoggettati mani e piedi alle decisioni di Bruxelles.

Questo comitato – che opererà accanto ad altre organizzazioni patriottiche quali, per esempio, l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente – conta già 1’500 membri individuali e una settantina di organizzazioni (membri collettivi). Il suo unico obiettivo è il respingimento del progetto di accordo-quadro UE-Svizzera inerente alle “questioni istituzionali”. Sarà una battaglia dura, ma il cui esito deciderà dell’avvenire della Svizzera: un futuro libero autonomo e indipendente oppure subordinato all’UE e ai suoi princìpi antidemocratici. Come ben dice Blocher, sarà la votazione “par excellence” del prossimo decennio.

 

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