Il Ticino come un iceberg ai Caraibi?

Nov 18 • L'opinione, Prima Pagina • 308 Visite • Commenti disabilitati su Il Ticino come un iceberg ai Caraibi?

Tiziano Galeazzi Deputato UDC in Gran Consiglio

Tiziano Galeazzi
Deputato UDC in Gran Consiglio

“Un popolo con poco lavoro e cibo, è un popolo destinato a ribellarsi”

Non è una citazione presa da un libro ma un pensiero personale che sarà passato in mente anche a molti ticinesi che si son trovati e si trovano in una situazione precaria lavorativa o addirittura sociale e finanziaria allo sbando.

Abbiamo un mercato del lavoro drogato e un benessere accumulato negli ultimi quarant’anni che si sta sciogliendo velocemente come un “iceberg ai Caraibi”.

Siamo arrivati a questo punto per molteplici motivi e uno di questi deriva dall’entrata in vigore della “libera circolazione delle persone”, con la quale si sono abbattuti un sistema, una cultura e un metodo professionale vincente  negli anni.

Abbiamo importato manodopera estera, principalmente nel settore terziario, laddove non ne avremmo veramente bisogno. Si è introdotto forzatamente il modello salariale dell’UE e, parallelamente, molti datori di lavoro hanno adottato e adottano tutt’oggi “l’assunzione selvaggia”, utilizzando metodi poco convenzionali e scorretti cui non eravamo abituati, creando cosi un livellamento al ribasso dei salari stessi.

Quanto sopra ha scatenato e accelerato la precarietà, la povertà, la disoccupazione e il malessere tra la popolazione.

Sebbene alcuni istituti scientifici e di statistica cantonali e federali continuino a gettare acqua sul fuoco con numeri e informazioni all’apparenza dubbiosi, la realtà quotidiana è ben altra e una deriva di povertà in progresso è statisticamente comprovata.

Le persone in assistenza e bisognose sono in continua crescita (ultimi dati emessi +12% in Ticino) e di loro non si fa cenno in alcuna tabella riguardante la disoccupazione. In questa lista dei “nuovi poveri” ci sono giovani e altrettanti adulti che hanno voglia di rientrare a far parte del tessuto sociale e del mondo del lavoro, ma per la società di oggi, sono persone “fuori mercato”, perché troppo costose e quindi vengono lasciate in panchina.

Cosa si vuol fare e da dove si potrebbe iniziare?

Innanzitutto riconoscere il problema sia nella società che nella sfera politica cantonale oltre che istituzionale. In seconda analisi, poter utilizzare tutti i mezzi politici per contrastare il fenomeno negativo occupazionale e quindi legittimare e implementare iniziative come “prima i nostri” e altre mirate contro il dumping salariale. Non saranno le uniche soluzioni ma un punto di partenza di sicuro.

Da qui in avanti ci vorrebbe più fermezza nei confronti di chi vuol fare “impresa” imbrogliando le regole del gioco. Specialmente per coloro, provenienti dai paesi confinanti, che non portano indotto e crescita nel nostro paese e cantone, ma soltanto sfruttamento, speculazione, debiti (fallimenti e truffe) nel tessuto economico-lavorativo e fiscale. Dovremmo riportare al più presto rigorosità e disciplina economica e comportamentale laddove si scoprono i “furbetti del quartierino” e vietar loro di ripetersi.

Incentiviamo coloro, sia svizzeri che esteri, che desiderano fare impresa sana e selezioniamo le loro capacità manageriali, finanziare, competitive e onestà intellettuale verso i propri dipendenti, l’economia e il territorio.

Supportiamo e riconosciamo ai disoccupati e a chi è in assistenza riqualifiche solide, orientate alle nuove professioni, per integrali nuovamente nel mercato del lavoro. Formiamo i nostri giovani e trasmettiamo loro i valori e le conoscenze, offrendo loro posti di tirocinio orientati anch’essi alle nuove forme d’impiego che il mondo oggi richiede.

A ognuno il suo ruolo attivo in questo meccanismo economico-sociale: la famiglia per sostenere, infondere i valori, la scuola per apprendere e formare, il datore di lavoro per l’applicazione reale, la crescita della persona e ovviamente dell’economia/azienda e, infine, la politica per garantire, vigilare e correggere, dove di sua competenza, sull’intero processo, affinché si possano evitare o contenere distorsioni negative a ogni livello.

Lasciamo gli “iceberg” nel loro ambiente ed evitiamo di farli sciogliere nei mari caraibici.

 

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