Il sovranismo nella becera strumentalizzazione sinistro-mediatica

Lug 27 • L'editoriale, Prima Pagina • 251 Views • Commenti disabilitati su Il sovranismo nella becera strumentalizzazione sinistro-mediatica

Eros N. Mellini

Da un po’ di tempo a questa parte, un nuovo termine è entrato a far parte del gergo – assieme agli ormai abusati (neo)fascista, (neo)nazista, populista, razzista, xenofobo, nazionalista (nel senso peggiore del termine) e chi più ne ha più ne metta – denigratorio utilizzato dai media di sinistra (la stragrande maggioranza) nei confronti della destra. Una destra che, naturalmente, – non importa che operi in totale osservanza delle regole democratiche – è, sarà e non può essere che ESTREMA.

Leggo in Wikipedia: «Il sovranismo, dal francese souverainisme, secondo la definizione che ne dà l’enciclopedia Larousse, è una dottrina politica che sostiene la preservazione o la riacquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovrannazionali».

Ebbene, dico io, in tal caso Evviva il sovranismo! Un concetto che fu all’origine della fondazione della Confederazione nel lontano 1291, ma che poi fu ribadito nei secoli a suon di botte da orbi nelle varie battaglie che di volta in volta la opponevano agli Asburgo, ai Borgognoni, ai Milanesi o ad altri. Sì, perché sovranismo – tutto sommato è sinonimo di autodeterminazione, un principio che, per una volta, dovrebbe accomunare trasversalmente tutti i cittadini di una nazione, indipendentemente dal loro posizionamento partitico. Tant’è vero che, sempre Wikipedia parlando del concetto di sovranismo nell’Europa odierna, dice: «In Francia, il sovranismo è stato letto come un concetto proprio tanto di ambienti di destra (gollismo e Front National) quanto di sinistra (MRC), dove si va diffondendo l’idea secondo cui “solo la sovranità politica possa contrapporsi alla potenza del capitale”. In Grecia il sovranismo è promosso dalla Coalizione della Sinistra Radicale e dai Greci Indipendenti (destra, NdR)».

Quella «marea nera» che ha invaso l’Europa

Quando ho letto questo titolo nell’anteprima elettronica dell’edizione del 15 luglio 2018 de «Il Caffè della Domenica», sono andato a leggere l’articolo (di tale Stefano Vastano), curioso di vedere se si riferisse all’invasione di migranti africani o al naufragio di qualche petroliera nel Mediterraneo con conseguente inquinamento da idrocarburi delle coste europee. Invece no, la «marea nera» cui si riferiva l’articolista – verosimilmente bilioso al sommo grado di fronte all’indubbio successo che in tutto il continente stanno avendo le politiche sovraniste – è l’epiteto con cui bolla un presunto crescendo in Germania di manifestazioni e di delitti di cui attribuisce la matrice all’estrema destra, «nera», per l’appunto. Si dà il caso che ci sia anche una marea «rossa» ma, apparentemente, le violenze e i vandalismi che accompagnano regolarmente le manifestazioni di protesta di stampo pseudo-proletario non sono ritenute dal signor (o dovrei dire compagno) Vastano allarmanti al punto di doverne fare un benché minimo accenno.

Ma non è tutto. A dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, della linea ideologica adottata da «Il Caffè della domenica», nella stessa edizione si ospitavano altri due articoli altrettanto farneticanti del medesimo pennaiolo.

« All’improvviso l’Italia si è riscoperta fascista» …

In quest’altro pezzo, Vastano fa riferimento a un libro dal titolo molto significativo «NazItalia», di Paolo Berizzi – un reporter di «La Repubblica», il che la dice lunga sul suo posizionamento politico – il quale, evidentemente scornato dall’esito delle elezioni italiane, denuncia «la riemersione di derive autoritarie e di partiti di ultradestra che hanno la loro massima espressione nella Lega di Matteo Salvini». E se la prende con «l’underground di band e concerti nazirock, con le curve di tifoserie sempre più razziste o con la miriade di siti su Facebook nel cosmo digitale del “Black Web”» che nelle periferie farebbero da megafono ufficioso alla «Lega sempre più sovranista di Salvini» (e ci risiamo con il sovranismo come accezione negativa).

… e « L’estremismo di destra tra fabbriche e periferie »

In quest’ultimo articolo, i bersagli sono soprattutto i movimenti «Casa Pound» e «Forza nuova» che, evidentemente, dalle elezioni del 4 marzo hanno registrato una certa ascesa, anche se piccola, entrando addirittura nelle maestranze delle fabbriche. Orrore e vilipendio, l’Italia non è più antifascista! Come se essere anti-qualcosa fosse una politica di grande lungimiranza. «Il messaggio che preme – dice citando di nuovo Paolo Berizzi – è mostrare che nel ventunesimo secolo vi siano anche dei fascisti buoni», affermando così in maniera altrettanto arrogante che i fascisti buoni non esistono. Ma si rende conto costui di quanti italiani, hanno fatto del bene durante il ventennio, pur non rinnegando la loro fede politica fascista? E di quanti antifascisti, dichiaratisi tali dopo la guerra, avevano invece un passato di chiara fedeltà al regime?

Ma torniamo al sovranismo

A parte le farneticazioni del domenicale in questione, la questione del sovranismo è di massima attualità anche in Svizzera, con l’iniziativa UDC per l’autodeterminazione (Diritto svizzero, anziché giudici stranieri), che la Berna federale respinge, ma che andrà in votazione popolare il prossimo novembre e su cui quindi torneremo a suo tempo. Per combatterla non si esiterà – anzi, hanno già cominciato a farlo – a denigrare chi l’ha lanciata, ossia l’UDC, partito populista, nazionalista, e oggi anche sovranista. Non so a voi, ma a me tutto ciò suona come un complimento.

Poniamoci solo una domanda: se il sovranismo fosse una cosa tanto cattiva, perché si tessono le lodi della Costituzione americana come massimo simbolo di democrazia? E le guerre d’indipendenza che hanno portato alla fine delle colonie, e pure all’unità d’Italia – ammesso che sia stato un affare – non sono forse state originate dal sovranismo? E, come detto, il Patto federale del 1291? E possiamo estendere il discorso alle varie rivoluzioni che nel mondo hanno portato a più o meno vantaggiose liberazioni dal giogo straniero o interno, oppure che sono state represse sanguinosamente come in Ungheria: non hanno forse fatto inneggiare anche quelli che oggi condannano qualsiasi proposta di liberarsi, peraltro del tutto pacificamente, del gioco che l’UE ci impone ma che, soprattutto, la Berna federale è disposta pusillanimemente ad accettare?

È ora che anche nella capitale ci si renda conto che la popolazione vuole tornare ad avere rispetto del suo paese, ma non si farà mai un passo in questo senso fintanto che cederemo a qualsiasi imposizione dell’UE che, fra l’altro, non è mai stata traballante quanto oggi: traballante quasi quanto il presidente della sua Commissione.

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