Il solito ignobile cumulo di menzogne

Gen 12 • Dalla Svizzera, L'editoriale • 1593 Views • Commenti disabilitati su Il solito ignobile cumulo di menzogne

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa

 

Come già nel 1992 contro l’adesione della Svizzera allo SEE, il 9 febbraio 2014 l’UDC si troverà quale unico partito nazionale a lottare contro una sciagurata politica migratoria che sta trascinando nella polvere tutto il benessere che il nostro paese aveva accumulato in tanti anni di oculata gestione. Naturalmente, la macchina da guerra dell’alleanza fra politici anelanti l’adesione all’UE e imprenditori senza scrupoli il cui unico interesse è quello di abbassare i costi di produzione, si è già messa in moto. Esattamente come nel 1992, si paventano scenari catastrofici in caso di un ritorno al ragionevole regime dei contingenti e dei tetti massimi in materia d’immigrazione, incuranti del fatto che gli stessi scenari prospettati 21 anni fa in caso di NO allo SEE non si sono avverati anzi, proprio grazie al fatto di potersi gestire autonomamente, la Svizzera è il paese europeo ad aver registrato la maggiore crescita economica dell’ultimo ventennio.  I soliti sondaggi tendenziosi danno l’iniziativa perdente con il 54% di voti contrari, dimenticando che anche nel 1992 il referendum contro lo SEE era dato per spacciato nei sondaggi, tanto che qualcuno rimpianse di non essersi mosso prima.

È comunque a dir poco scandaloso – ancorché piuttosto idiota – il modo con cui ci si snocciolano delle affermazioni che, nel contempo, le cifre di fine anno dell’Ufficio federale di statistica e dell’Ufficio federale della migrazione, dimostrano essere del tutto menzognere. Vediamo di smontarne qualcuna.

 

La Svizzera ha bisogno della  libera circolazione delle persone con l’UE per importare manodopera altamente qualificata

Niente di più falso. In primo luogo, nessun paese è soggetto a restrizioni limitanti l’immigrazione che non si sia imposto da sé. In altre parole, se la Svizzera ha bisogno di un certo numero di ingegneri in un determinato settore, li potrà sempre importare dall’estero anzi, non si vede perché dovrebbe limitarsi a cercarli nella sola Unione europea. Semmai è invece corretto – ed è ciò che l’iniziativa chiede – che prima di ricevere l’autorizzazione, il datore di lavoro abbia ad assicurarsi che il personale cercato non sia già disponibile in loco. In secondo luogo – e qui entrano in ballo le statistiche – è dimostrato che nel 2012 ben il 44% degli immigranti dall’UE era costituito da persone beneficianti del ricongiungimento familiare o venuti in Svizzera per formazione o perfezionamento o senza attività lucrativa o a svolgere “professioni non definibili”. Se a costoro aggiungiamo il personale di servizio e di cucina o di pulizia, ci si accorge che almeno il 50% degli immigrati aveva ben poco a che fare con le alte qualifiche di cui blatera la Berna euroforica.

 

La libera circolazione fa sì che l’AVS abbia un sufficiente finanziamento a lungo termine

Altrettanto falso. I nuovi lavoratori provenienti dall’UE finanziano sì l’AVS con i loro premi ma, dato che una parte di essi estromette dal mercato del lavoro la manodopera indigena, l’effetto sull’AVS – e sulle istituzioni sociali in generale – è perverso: primo, i loro premi non fanno altro che sostituire quelli attualmente pagati dal personale indigeno, peraltro maggiori in quanto pagati su salari più alti; in secondo luogo, gli indigeni finiti in disoccupazione, vanno a loro volta a gravare sulle istituzioni sociali, costituendo un’ulteriore spesa per lo Stato. Inoltre, buona parte di questi immigrati trova comodo entrare già dopo breve tempo nel circolo delle nostre (esageratamente) generose opere sociali, cosa cui l’accordo di libera circolazione delle persone dà loro diritto. A lungo termine poi, quelli che oggi teoricamente pagano i premi con cui si pagano le rendite, diventeranno a loro volta dei pensionati beneficiari di quest’ultime. E chi pagherà per loro? Altri stranieri che estrometteranno altri indigeni dal mercato del lavoro? È semplicemente il gatto che si morde la coda, non è con l’immigrazione sfrenata che si risolveranno i problemi strutturali dell’AVS.

 

Altre affermazioni menzognere di cui non ci si deve dimenticare il 9 febbraio 2014

Da uno studio pubblicato dalla Confederazione (Prof. Straubhaar) nel 1999, in vista della votazione popolare sui Bilaterali I: “Delle ri­flessioni sulla plausibilità lasciano supporre un limite massimo del potenziale d’immigrazione di (netto) 10’000 cittadini UE l’anno. Tuttavia, è più probabile attendersi che il potenziale d’immigrazione (netto) raggiunga annualmente meno di 8’000 cittadini UEOggi il bilancio migratorio netto (immigrazioni meno emigrazioni) è di circa 80’000 persone, per le quali la Svizzera necessita ogni anno strutture e servizi equivalenti a quelli di una città come San Gallo!

 

Dall’opuscolo di voto sui Bilaterali I (2000): «Come mostrano le esperienze nell’UE, i timori dei comitati referendari secondo cui la Svizzera sarebbe invasa da cittadini comunitari non sono motivati. In realtà, i movimenti migratori all’interno dell’UE sono esigui. Studi indipendenti sono giunti alla conclusione che non vi saranno ripercussioni negative sul mercato del lavoro e sui salari.» Oggi la pressione verso il basso sui salari e l’effetto di estromissione dal mercato del lavoro del personale indigeno da parte di stranieri meno costosi, sono sotto gli occhi di tutti. Solo la Berna federale insiste a non vederli.

 

Dall’opuscolo di voto sull’iniziativa del 18% (2000): «Dal 1991, il Consiglio federale limita l’ammissione di persone che esercitano un’attività lucrativa alla manodopera specializzata e altamente qualificata, per quanto non si tratti di persone provenienti dagli Stati dell’UE o dell’AELS. I provvedimenti adottati, insieme al deterioramento della situazione economica, hanno fatto in modo che la proporzione della popolazione straniera residente tra il 1994 e oggi sia aumentata solo dello 0,7 per cento, stabilizzandosi al 19,3 per cento.» Oggi siamo al 23,3%, quasi un abitante su quattro è straniero e un’immigrazione di 80’000 persone su una popolazione di ca. 8 milioni significa una tendenza all’aumento di circa l’1% annuo, altro che dello 0,7 in sei anni!

 

La situazione è perciò totalmente sfuggita di mano a governo e parlamento nazionali che, pur di non ammettere i propri errori, continuano a sostenerli con spudorate bugie.

Ma in Svizzera, fortunatamente, finché ce la lasciano – e dobbiamo difenderla con le unghie e con i denti – c’è la democrazia diretta. E quando siffatta crassa incompetenza delle autorità è di anno in anno vieppiù dimostrata, tocca al popolo porvi rimedio: perciò, il 9 febbraio 2014, dite SÌ all’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa.

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