Il pugile e la moglie, ecco chi sono i due aspiranti jihadisti

Mag 13 • L'opinione, Prima Pagina • 675 Visite • Commenti disabilitati su Il pugile e la moglie, ecco chi sono i due aspiranti jihadisti

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

Ha fatto scalpore nel lecchese la notizia dell’arresto di una coppia di estremisti islamici, pronti ad unirsi alle file dell’Isis e, a detta degli inquirenti, “a compiere atti di terrorismo sul territorio nazionale”. Sei in totale le persone finite in manette al termine della vasta operazione coordinata dalla Procura distrettuale di Milano d’intesa con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, condotta dalle Digos di Lecco, Varese e Milano e dal Ros dei Carabinieri in diverse province della Lombardia e del Piemonte.

Oltre ai due coniugi lecchesi Moutaharrik Abderrahim e Salma Bencharki è stato arrestato anche un ragazzo 23enne di Varese, Khachia Abderrahmane, e Wafa Koraichi, la sorella di Mohamed Koraichi, l’uomo di Bulciago che nel gennaio 2016 era partito alla volta della Siria con la moglie e i tre figli. Le indagini, come spiegato, erano cominciato nel marzo 2015.

Ma chi è Moutaharrik Abderrahim? “Era un soggetto dotato di uno straordinario autocontrollo”. Lo hanno definito così gli uomini della Digos che a Valmadrera, proprio fuori dall’azienda dove lavorava come metalmeccanico, hanno tratto in arresto Moutaharrik Abderrahim per partecipazione ad associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Il giovane era finito nel mirino degli inquirenti a seguito dei contatti sviluppati con Mohamed Koraichi e Alice Brignoli, la coppia di Bulciago partita nei primi mesi del 2016 per la Siria con i tre figli al seguito: “Dopo la partenza della famiglia Koraichi – ha spiegato Domenico Nera, responsabile Digos di Lecco – abbiamo subito cominciato un lavoro di monitoraggio del loro percorso e di eventuali contatti sul territorio lecchese, dal quale è emerso il nome di Moutaharrik Abderrahim”.

Classe 1993, nato in Marocco ma naturalizzato cittadino italiano, il giovane risiedeva a Valmadrera per poi trasferirsi a Lecco, in via Panigada, con la moglie 26enne (che abitava in Valsassina) e i due figli di 4 e 2 anni

(Da Lecco notizie. Com)

 

Il terrorista-pugile si allenava a Canobbio

Moutaharrik Abderrahim, uno degli jihadisti arrestati, era campione svizzero di K1.

Si allenava, ma non (solo) per il ring. Moutaharrik Abderrahim, il foreign fighter arrestato dalla Procura di Milano, è un volto noto in una palestra di Canobbio. Qui veniva ad esercitarsi. Nel 2013 si era persino aggiudicato il titolo di campione svizzero del K1. In allenamento, e anche durante gli incontri, indossava spesso una maglietta dell’Isis. Ma nessuno avrebbe immaginato che il 28enne marocchino covasse piani terroristici.

Fino a quella mattina. Moutaharrik, assieme ad altri 5 filo-jihadisti residenti in Lombardia, è stato arrestato dalla Polizia italiana con l’accusa di far parte di una cellula jihadista. Assieme alla moglie, il 28enne residente in provincia di Lecco aveva intenzione di recarsi in Siria, portando con sé i due figli di 2 e 4 anni.

Alla coppia, come scoperto dagli inquirenti italiani, si sarebbe dovuto unire Abderrahmane Khachia, 23enne marocchino residente a Brunello in provincia di Varese e fratello di Oussama Khachia, il foreign fighter di Viganello espulso dal Cantone l’estate scorsa e recentemente ucciso in combattimento in Siria. I due, Moutaharrik e Abderrahmane, si sarebbero avvicinati proprio dopo la morte del fratello di quest’ultimo.

(Da Tio 228/04/2016)

 

Niente paura, l’Italia è al sicuro da attacchi terroristici

 

ALBERTO BRUNO – I nostri servizi segreti sono riusciti a decrittare un messaggio, inviato dall’ISIS ai suoi militanti, nel quale si invita a puntare su altri paesi perché “fare un attentato in Italia è troppo difficile”. Ecco da dove deriva la sicurezza mostrata dal nostro Ministro dell’interno che qualche giorno fa ha ricevuto dai servizi un rapporto riservatissimo con il resoconto di successivi fallimenti in serie per impossibilità operativa dei vari tentativi di attentato terroristico.

Secondo la ricostruzione di questo rapporto due terroristi dell’ISIS sarebbero arrivati in aereo a Napoli per eseguire la missione del “castigo” contro gli infedeli, come appresso dettagliato:

Domenica, 1 novembre ore 14.47

Arrivano all’aeroporto internazionale di Capodichino, provenienti dalla Turchia; passano indenni il controllo dei passaporti, anzi il poliziotto addetto al varco dei cittadini non UE, di carnagione nera, gli fa l’occhiolino, il che fa ritenere ai terroristi di essere in un ambiente favorevole con una buona rete di complicità. Tuttavia non escono dall’aeroporto se non dopo otto ore, perse in attesa della consegna delle valigie che non sono apparse sul nastro trasportatore.

La società di gestione dell’aeroporto non si assume alcuna responsabilità della perdita dei bagagli che scarica sulla compagnia aerea il cui sportello è stato però già chiuso subito dopo l’atterraggio dell’aereo. L’impiegato dell’aeroporto addetto al deposito bagagli consiglia ai terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: “chissà, con un po’ di fortuna…”

(Da l’italiano.it)

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Siria, bombe sull’ospedale pediatrico di Aleppo: decine le vittime

 

Un raid dell’aviazione siriana ha colpito ieri notte un ospedale pediatrico di Medici senza frontiere nel quartiere di Sukkary, a Sud di Aleppo, una zona controllata dai ribelli. Centrato anche un edificio vicino.

Le vittime sono almeno trenta, compreso il dottor Wasem Maaz, uno degli ultimi chirurghi pediatrici rimasti in città.

Secondo quanto riferito dagli attivisti dell’opposizione locale, l’ospedale di Al-Quds è stato colpito per due volte nel giro di pochi minuti. Prima della ripresa del raid, i soccorritori hanno trovato altri dieci corpi sotto le macerie. “Non possiamo identificarli. Alcuni sono bruciati, altri non hanno testa o hanno il volto completamente sfigurato”, ha detto a France Press un soccorritore.

(da Mondo Today 28 aprile 2016 13:08)

 

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Un futuro federale per la Siria sul modello bosniaco: unica soluzione possibile?

Riprendono a Ginevra i colloqui di pace per la Siria sotto l’egida Onu. In attesa di conoscerne l’esito, si fa strada l’ipotesi, gradita a Usa e Russia, di uno Stato confederato (alauiti, curdi e sunniti) sul modello balcanico della Bosnia nata con gli accordi di Dayton del 1995. Uno scenario possibile, secondo il generale Carlo Jean. Resta forte la necessità di trovare una soluzione politica e diplomatica che ponga fine alla distruzione di un Paese, la Siria, detentore di un patrimonio di convivenza e di dialogo unico nella regione. Un patrimonio che deve essere la base della sua ricostruzione

Dovrebbero entrare nel vivo, a partire dal 14 marzo, a Ginevra, i colloqui di pace inter-siriani che vedranno la partecipazione di rappresentanti del Governo di Bashar al Assad e dell’opposizione. A dare l’annuncio dei colloqui era stato, lo scorso 9 marzo, l’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura. I negoziati si svolgeranno in “modalità indiretta”, vale a dire che i rappresentanti delle varie parti non s’incontreranno e De Mistura ricoprirà il ruolo di mediatore. Questa tornata negoziale dovrebbe terminare il 24 marzo, con una pausa di qualche giorno per dare il tempo alle delegazioni siriane di riferire una volta tornate in patria. Il negoziato, nonostante le difficoltà, sembra partire con il piede giusto anche alla luce della tregua che sta permettendo agli aiuti di arrivare alle città e nelle aree poste sotto assedio dalle fazioni in conflitto. Dieci le zone finora raggiunte dall’Onu il cui piano prevede che fino alla fine di aprile, dovrebbero essere circa 900mila le persone che riceveranno assistenza umanitaria. Secondo l’Onu sarebbero sei, al momento, le aree non ancora raggiungibili dagli operatori umanitari. In attesa di capire quale possibili soluzioni potranno essere trovate a Ginevra – la speranza è che il negoziato non si areni come accadde lo scorso 29 gennaio –

Si tratterebbe di istituire tre regioni dotate di forte autonomia amministrativa.

Una regione curda a Nord, una occidentale alauita , nella quale potrebbero ritrovarsi anche drusi e cristiani con capitale Damasco, e una sunnita, centrale con capitale Raqqa, nell’area corrispondente ai territori oggi occupati dallo Stato islamico, da liberare e da porre sotto controllo degli oppositori di Assad, quindi dell’esercito della Siria Libera e dell’Esercito democratico della Siria”.

(Da Servizio informazione Religiosa Daniele Rochhi)

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