Il populismo scialacquatore del PPD

Mar 10 • L'editoriale, Prima Pagina • 154 Visite • Commenti disabilitati su Il populismo scialacquatore del PPD

Eros N. Mellini

L’immediata acquisizione di notizie che i media elettronici e i social network ci permettono oggi – in passato c’erano verosimilmente meno persone che leggevano i giornali e che ascoltavano la radio le notizie, di quante oggi utilizzino invece la rete per informarsi o disinformarsi – scatena tutta una ridda di esternazioni tanto più categoriche quanto meno sono sostenute da argomenti seriamente ponderati. È troppa la voglia di dar fiato ai malumori – anche giustificati, intendiamoci – dovuti a situazioni di disagio, quando non addirittura di reale sofferenza, per rinunciare a estendere urbi et orbi dei commenti che una volta erano riservati al solo ambito dell’osteria, sicuri di trovare comprensione e appoggio da parte di chi è a sua volta in una situazione di disagi analoga. E fin qui si tratta di un esercizio tutto sommato innocuo anzi, addirittura positivo nella misura in cui serva da valvola di sfogo a reazioni che altrimenti potrebbero sfociare in atti inconsulti di ben maggiore gravità.

La strumentalizzazione da parte di esponenti partitici

Negli ultimi anni, tuttavia, esponenti di tutti i partiti – ripeto, tutti senza eccezione alcuna – trovano utile cavalcare questi mezzi di divulgazione per attirarsi le simpatie di qualsiasi potenziale elettore, cadendo nella superficialità della valutazione di cui sopra che, se ancora comprensibile (sebbene non giustificabile) nel semplice cittadino estraneo ai complicati meccanismi della politica, in addetti ai lavori costituisce o un’ignoranza inaccettabile o, peggio, una colpevole malafede. Una malafede che li porta soprattutto a denigrare l’avversario e il suo partito, tenendo ben chiuso a doppia mandata il proprio armadio straripante di scheletri.

“Gnagnagna”, lo dico alla mia mamma!

Ne nascono così spesso dei chilometrici batti e ribatti che scadono per contenuti a livello di ripicche d’asilo infantile, con interventi a supporto o a critica dell’uno o dell’altro fronte. “Tu hai detto o fatto questo…”, “Tu mi rimproveri un atteggiamento che il tuo partito è stato il primo ad adottare in occasione del dibattito di alcuni anni fa su un tema analogo…”, “Il tuo partito predica in un modo e razzola in un altro…”, “Tu non capisci niente…”, “Tu utilizzi l’attacco personale…”, eccetera, eccetera. Manca solo che uno termini con “Gnagnagna, lo dico alla mia mamma!” e il quadro è completo.

Estrapolazione dal complesso

La superficialità di questi commenti è dimostrata dall’estrapolazione che viene fatta di un unico fatto dal contesto nel quale avviene. L’ultimo esempio in questo senso, è il voto in Consiglio nazionale sul progetto Previdenza 2020. Il dossier comprende un sacco di misure che dovrebbero, in primo luogo, permettere di garantire una certa sicurezza al futuro dell’AVS. In una istituzione la cui situazione finanziaria è da risanare, sperperare soldi non è certo molto sensato. E con la proposta del Consiglio degli Stati, sostenuta dall’estrema sinistra e dal PPD (sinistra moderata) di aumentare le rendite mensili AVS di 70 franchi, i milioni sperperati all’anno sarebbero 700. Sperperati perché:

  1. I pensionati meno abbienti – per intenderci quelli a beneficio della complementare – non ne beneficerebbero, perché i 70 franchi d’aumento sarebbero dedotti dalla complementare. A rischio di subire, oltre al danno, anche le beffe perché, mentre la rendita complementare non è tassabile, quella AVS lo è.
  2. A beneficiarne sarebbero invece i pensionati più abbienti, per i quali l’aumento sarebbe effettivo ma non inciderebbe granché sul loro livello di vita.

Delle ragioni più che valide per dire di no, ma è troppo ghiotta l’occasione per declamare a destra e a sinistra, ma soprattutto all’indirizzo degli indecisi, “Vergogna, consiglieri nazionali UDC (e nella fattispecie, per una volta, anche PLR), avete negato 70 franchi al mese ai nostri anziani che hanno lavorato tutta una vita!”.

Un boccone per cavedani

Questi politici non esitano – purtroppo anche con qualche successo – a gettare esche al popolo nel tentativo di togliere credito ai partiti avversari. Così, per tornare all’esempio dell’AVS, non dicono: “Riduciamo drasticamente i fondi per l’aiuto allo sviluppo (proposta che abbraccerei, e il mio partito con me, al 100%) o “Rinunciamo all’acquisto di aerei da combattimento” (proposta che invece non mi trova d’accordo) per migliorare le condizioni di vita dei nostri pensionati. Posizioni discutibili finché si vuole, ma giustificabili e sensate: non si spende o si spende meno da una parte, e s’investe in un’altra. Inutile, si mancherebbe l’obiettivo primario di denigrare l’avversario facendolo passare per incoerente, oltre che cattivo e insensibile ai problemi sociali. No, la frase – ovviamente applaudita dai facili censori che commentano su Internet – è: “Se ci sono i soldi per l’aiuto allo sviluppo o per comperare gli aerei da combattimento, allora ci sono anche per dare i settanta franchi ai pensionati!”. In altre parole, non rinunciamo, ma spendiamo due o addirittura più volte. Una teoria bancarottiera che una volta era appannaggio di quella sinistra che da sempre, ma oggi più che mai, mira a spendere del denaro che non contribuisce più di quel tanto a produrre, ma che ormai è ampiamente condivisa dal PPD e in parte dal PLR che spesso e volentieri si alleano con lei alle Camere federali. Succede così che gli stessi parlamentari che sostengono maggiori (e sovente inutili) spese assistenziali, sono poi gli stessi che fanno passare con il loro voto il tanto contestato aiuto allo sviluppo, i miliardi di coesione ai fallimentari nuovi Stati dell’UE, eccetera, eccetera. C’è da sperare che i cavedani fra il popolo costituiscano una minoranza altrimenti, presto o tardi, i soldi non ci saranno più non solo per l’armamento, ma anche per la socialità più indispensabile.

Un patetico tentativo di umorismo

La mancanza di argomentazioni sostenibili e quindi la scarsa serietà con cui si affronta il dibattito da parte PPD, è riassumibile in un commento apparso su Facebook a firma del presidente cantonale Fiorenzo Dadò: “… i soldi ci sono eccome , basta solo volerlo. E semmai ne mancassero si possono sempre chiedere a questa signora (segue un link con un articolo di Bilanz su Magdalena Martullo-Blocher, rea di essere miliardaria). È vero che la frase è accompagnata da un “emoticon” che strizza l’occhio a sottolineare che si tratta di una (pseudo) battuta di spirito, ma la malcelata invidia che ne traspare rende lecito pensare che questo partito abbia ormai del tutto sacrificato quello che in esso ancora rimaneva (poco) di borghese, per abbracciare il populismo scialacquatore della sinistra.

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