Il popolo svizzero è „preso per il culo“!

Nov 18 • L'opinione, Prima Pagina • 531 Visite • Commenti disabilitati su Il popolo svizzero è „preso per il culo“!

Black Rot

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Ma, in nome del cielo, che cosa sta facendo la Berna federale del chiaro SÌ popolare all’iniziativa contro l’immigrazione di massa?

Il 9 febbraio 2014 ho votato chiaramente  affinché la Svizzera, come in  passato, possa di nuovo gestire autonomamente l’immigrazione. In altre parole,  tanta immigrazione quanta necessaria (conformemente al nostro fabbisogno), ma la minima immigrazione possibile (per non sovraccaricare le infrastrutture del nostro piccolo Stato e per proteggere le nostre istituzioni sociali). Il popolo e i cantoni hanno approvato. E ora questo principio è iscritto nelle nostra Costituzione federale (Art. 121 a). Questo è un mandato popolare inequivocabile al Consiglio federale e al Parlamento.

Che l’applicazione di tale decisione popolare necessitasse di un adeguamento dell’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE – il cui saldo è, peraltro, per noi decisamente svantaggioso – era chiaro e così voluto dal popolo. Non si desiderava necessariamente la sua totale rescissione, bensì un suo adeguamento (con trattative serie per un nuovo accordo che tenesse in dovuto conto i reciproci interessi). La decisione popolare è stata presa tenendo in considerazione il rischio che l’UE non sarebbe esplosa in “Urrà!”. In perfetta consapevolezza del rischio, peraltro meramente teorico, che l’UE decidesse di disdire l’attuale accordo e, contemporaneamente, anche gli altri del pacchetto di Bilaterali I (a esso legati dalla “clausola ghigliottina”).

Da allora, non è successo nulla del genere, né tantomeno succederà. Perché i Bilaterali sono stati concepiti talmente a favore dell’UE, che questa non li rescinderà mai. Della libera circolazione delle persone trae beneficio soprattutto l’UE, che può così esportare in Svizzera la sua cronicamente alta disoccupazione. Per non parlare poi dell’infinità di frontalieri, particolarmente in Ticino. Già solo chiudendo il nostro confine meridionale alla manodopera estera, circa 60’000 Italiani del nord sarebbero dall’oggi al domani disoccupati. Se rescindessimo l’accordo sui trasporti terrestri (parte dei Bilaterali I), non un solo camion UE potrebbe più attraversare la Svizzera al prezzo per noi svantaggioso concordato con Bruxelles.

Di fronte a questo scenario del tutto concreto, ciò che è successo politicamente in Svizzera dopo la decisione popolare del 9 febbraio 2014 è semplicemente scandaloso, addirittura pietoso e indegno di una democrazia diretta. Il Consiglio federale ha tentennato, si è gingillato, ha temporeggiato, concretamente non ha fatto assolutamente nulla. Si è guardato bene da almeno esercitare delle pressioni sull’UE pretendendo delle nuove trattative come previsto dall’accordo, al contrario, si prosternato in modo vergognoso a Bruxelles implorando pietà. Il Consiglio federale ha dimostrato più comprensione per la brutta situazione della povera UE dopo la decisione Brexit, che non per le richieste della propria popolazione ormai ancorate nelle Costituzione.  

Da parte sua, il Parlamento si accinge ad applicare il chiaro mandato costituzionale in maniera talmente “light” – ossia servilmente compatibile con l’UE – che la volontà popolare non solo non conta più nulla, bensì si dissolve del tutto nell’aria.

In altri settori è la stessa cosa, o minaccia di diventarlo. La chiara richiesta di espulsione degli stranieri criminali viene quotidianamente disattesa, perché così prescritto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, basandosi sulla sua propria interpretazione della CEDU. L’iniziativa popolare per l’autodeterminazione dell’UDC (Diritto svizzero anziché giudici stranieri), viene respinta dal Consiglio federale perché “mette in pericolo la certezza del diritto nelle relazioni internazionali” (nota bene: praticamente, in nessuno Stato straniero il diritto internazionale non cogente viene posto a priori al di sopra della propria Costituzione!). E sulla questione del tanto bramato accordo-quadro con l’UE (che significa ripresa “dinamica”, ossia l’adozione automatica di tutto il diritto UE presente e futuro) incombe un’ulteriore genuflessione, con conseguente abdicazione politica di fronte a Bruxelles dello Stato svizzero (non ancora membro dell’UE). 

Ma non si accorgono proprio, Consiglio federale e Parlamento – osservando il pietoso scenario dell’UE, e ora a seguito dell’esito delle elezioni presidenziali americane – che il tempo dei sogni social-internazionalistici è definitivamente passato, e che ogni Stato deve guardare ai suoi interessi se vuole continuare a esistere?

I cittadini svizzeri non solo non vengono più presi sul serio da Consiglio federale e Parlamento, ma si sentono presi per stupidi e percepiscono il palese disprezzo della volontà popolare come un vero e proprio schiaffo. Il popolo si sente “preso per il culo”, per usare una colorita espressione del nostro dialetto. E, con la mentalità servile dimostrata dalle nostre autorità, neanche la Svizzera viene più presa sul serio nella comunità politica internazionale. 

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