Il lancio dell’iniziativa anti-libera circolazione è cosa fatta

Gen 30 • Dal Cantone, Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 368 Views • Commenti disabilitati su Il lancio dell’iniziativa anti-libera circolazione è cosa fatta

(enm) VenerdÌ 19 gennaio 2018 ha avuto luogo a Bellinzona la conferenza stampa per presentare anche in Ticino il lancio dell’iniziativa popolare federale “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)”. Un’analoga presentazione aveva avuto luogo il giorno prima a Berna, ma per il Ticino – regione particolarmente colpita dalle funeste conseguenze della libera circolazione delle persone – si è ritenuto opportuna una discesa a sud delle Alpi del presidente nazionale, Albert Rösti, per sottolineare l’importanza di questa iniziativa.

Di fronte a una folta schiera di giornalisti, il tema è stato sviscerato esaurientemente dai relatori – Piero Marchesi quale anfitrione, dopo il doveroso messaggio di saluto del presidente di UDC Ticino, ha dato la parola ai consiglieri nazionali Albert Rösti, Marco Chiesa e Roberta Pantani – i cui interventi dei primi due riportiamo qui di seguito. Da parte sua, Roberta Pantani si è espressa a braccio, portando l’entusiasta partecipazione della Lega dei Ticinesi alla raccolta delle firme e alla futura campagna di voto, sottolineando il particolare piacere suo, quale municipale di un comune del Mendrisiotto, per quella che costituirà anche una parziale soluzione dei problemi di traffico che colpiscono con particolare intensità la sua regione.

I relatori hanno poi risposto alle domande dei giornalisti, concedendo interviste i cui contenuti sono stati riportati dai vari media ticinesi. I relatori hanno poi sottoscritto – simbolicamente per primi in Ticino – il formulario delle firme.

Il lancio dell’iniziativa – com’era stato promesso – è stato effettuato nei termini previsti e non dubitiamo che le 100’000 firme necessarie saranno raccolte ben più rapidamente del periodo di 18 mesi concesso dalla legge. L’iniziativa era infatti attesa con impazienza da una moltitudine di Svizzeri, cui la sottomissione a Bruxelles della Berna federale ha decisamente fatto perdere la pazienza. Come detto, in Ticino, assieme all’UDC opererà con entusiasmo anche la Lega dei Ticinesi.

Con ciò, dovremmo avere chiuso la bocca a coloro che esprimevano scetticismo sul fatto che l’UDC avrebbe “avuto il coraggio” (e perché poi ci sarebbe voluto un particolare coraggio, lo sanno solo loro) di lanciare l’iniziativa. Ma forse è troppo sperare da avversari cui mancano senz’altro parecchie doti politiche, ma certamente non il difetto di blaterare a vanvera contro qualsiasi cosa provenga dall’UDC.

Comunque, non ragioniam di lor, ma guarda e passa (Dante viene sempre comodo): adesso concentriamoci sulla raccolta delle firme!

Relazione del consigliere nazionale Albert Rösti, presidente di UDC Svizzera

Firmiamo subito l’Iniziativa per la limitazione!

 

Non vogliamo una Svizzera di 10 milioni d’abitanti, con carenza di posti di lavoro, in particolare per persone ultracinquantenni, con affitti proibitivi, con treni e autostrade intasati, con scuole sovraffollate, con migranti che alterano completamente la nostra cultura o con istituzioni sociali finanziabili solo con costanti aumenti delle imposte.

Dalla sua totale introduzione nel 2006, la libera circolazione delle persone ci ha portato un’immigrazione netta di quasi 800’000 persone, l’equivalente della popolazione del canton VD. Immaginatevi un’analoga evoluzione in Germania, che è dieci volte più grande. Se nello stesso periodo avessero avuto un’immigrazione di 8 milioni, certamente la libera circolazione delle persone nell’UE avrebbe visto la fine.

Che l’immigrazione ci porta benessere , è una favola. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone, il nostro tasso di crescita, la crescita del prodotto interno lordo pro capite, è fermo praticamente a zero. Il singolo cittadino deve sopportarne gli effetti negativi, ma per lui nient’altro che meno denaro nel portamonete; perché imposte e prelievi, come per esempio l’assicurazione-malattia, aumentano costantemente. Venendo così tanta gente, si genera naturalmente una crescita globale, la torta diventa più grande ma, suddivisa su un numero altrettanto crescente di persone, le fette rimangono sempre delle stesse dimensioni. Inoltre, la parte di torta del settore pubblico, per esempio scuole, ospedali, infrastrutture di trasporto, cresce in continuazione, mentre che il proprio settore produttivo si assottiglia. Cosicché, in confronto agli altri paesi, la Svizzera ha peggiorato la sua produttività. Tutto ciò deve cambiare, se vogliamo conservare il nostro benessere.

Tutti quelli che adesso vogliono placare gli animi, l’immigrazione starebbe diminuendo, non capiscono la logica economica. L’immigrazione durerà fintanto che i nostri salari saranno parificati a quelli europei. Ciò significa un livellamento sulla media. E che siamo su questa via lo dimostrano le cifre della disoccupazione che, nel frattempo, in Svizzera hanno superato quelle della Germania. Questo dovrebbe mettere in allarme qualsiasi economista.

Con l’iniziativa popolare „Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)” vogliamo correggere tutto ciò. Oggi, Il testo dell’iniziativa è stato pubblicato nel Foglio federale, e inizia così la raccolta delle firme.

Un paese libero e autodeterminato come la Svizzera deve gestire esso stesso l’immigrazione, come succede nella maggior parte dei paesi di successo nel mondo. A questi non verrebbe mai l’idea di concedere a 500 milioni di cittadini di altri Stati un diritto legale di immigrare. Al contrario, molti paesi stanno inasprendo le loro leggi sull’immigrazione, a seguito degli sviluppi della politica mondiale, con l’obiettivo di limitarla alle loro necessità economiche, nell’interesse della loro sicurezza.

E con l’iniziativa per la limitazione, vogliamo far riottenere alla Svizzera proprio questa libertà d’azione. Il Consiglio federale sarà incaricato di abrogare la libera circolazione delle persone con l’UE, per via negoziale entro dodici mesi dall’accettazione dell’iniziativa per la limitazione. Se un’intesa non sarà possibile entro questo termine, l’accordo di libera circolazione delle persone dovrà essere disdetto entro 30 giorni.

 

Relazione del consigliere nazionale UDC Marco Chiesa

Una battaglia per il futuro dei miei figli

L’immigrazione di massa, conseguenza diretta della libera circolazione delle persone, pesa sul sistema sociale svizzero. Senza regole e limitazioni sempre più persone, svizzere ma anche straniere, sono costrette a far capo alle prestazioni sociali perché messe ai margini del mercato del lavoro.
Dal 2004, data in cui è venuta meno la preferenza indigena nelle assunzioni , l’assistenza nel mio Cantone è letteralmente esplosa. In Ticino, ad ottobre 2017, sono state censite più di 8’200 persone che sopravvivono grazie alle prestazioni sociali dello Stato (+4,4% nell’ultimo anno) . Il numero di stranieri a beneficio dell’assistenza è praticamente triplicato e la tendenza non si è mai arrestata . Queste cifre impietose sono lo specchio fedele di un mercato del lavoro che si è velocemente e drammaticamente precarizzato, portando con sé incertezze e risentimenti nei cittadini residenti.
Il Cantone più a sud della Svizzera, a causa della libera circolazione delle persone, si è trasformato in terra di conquista per imprenditori, molto spesso d’importazione dalla vicina Italia, senza scrupoli, senza alcun attaccamento al territorio e senza alcuna responsabilità sociale. La nostra popolazione, indignata, si è abituata ad averne prova anche nella cronaca quotidiana . Il dumping salariale è oramai una piaga economica e sociale diffusa che neppure 17 contatti normali, ripeto ben 17 contratti normali, riescono a rimarginare . I sottoccupati, persone disponibili ad assumere un impiego a un grado di occupazione più elevato nello spazio dei tre mesi, hanno largamente superato quota 20’000. E pensare che fino al 2004 i sottoccupati erano “solo” 8’400. Un aumento incredibile del 150% . Tutto questo mentre i frontalieri, in particolare nel settore terziario, e i dimoranti, non cessano di crescere nel numero mese dopo mese . E fuori dalla porta di casa, nella sola Lombardia, vi sono ancora 300’000 disoccupati che, grazie alla libera circolazione, guardano con interesse al nostro mercato del lavoro e sono disposti a lavorare per molto meno di 3’000 franchi al mese . Una cifra che resta più che invitante vista la differenza di potere d’acquisto tra Svizzera e ltalia.
Il Canton Ticino conta oggi lo stesso numero di lavoratori svizzeri e lavoratori stranieri. Nel prossimo rilevamento sono certo osserveremo, per la prima volta nella storia, il sorpasso dei lavoratori stranieri ai danni dei lavoratori svizzeri . E per favore smettiamola di continuare a raccontare la favola degli stranieri che immigrano per svolgere lavori che gli svizzeri non vogliono più fare. In Ticino non vi crederebbe nessuno ed è diventata persino di cattivo gusto. Ogni giorno come politico attivo ricevo richieste di aiuto da parte di padri di famiglia, per loro stessi o per i loro figli. Si tratta di persone disperate e sfiduciate dal nostro mercato del lavoro sempre più simile a una giungla e sempre più distante da quello che vantavamo come uno dei più civili ed evoluti.
È ora che si affrontino i problemi alla radice. La sinistra e i sindacati continuano a richiedere insignificanti e inutili cerottini da applicare su una copiosa emorragia. In verità loro non hanno alcun interesse a favorire i lavoratori residenti, minacciati dall’effetto di sostituzione, perché sono al soldo in particolare dei lavoratori frontalieri che pagano le loro quote sindacali. I sindacati sono i vincitori della libera circolazione e i loro padroni in Ticino sono i lavoratori esteri. E continuano dunque a proporre gattopardeschi palliativi, spesso solo utili ad allargare la loro presenza e la loro influenza, senza mai prendere la parte dei residenti. Prova ne è che non vi è alcun interesse per la vera cura alle derive a cui stiamo assistendo ossia la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione, il ripristino dei contingenti, dei tetti massimi e della preferenza indigena così come in atto fino al 2007 .
Da ticinese sono estremamente soddisfatto che l’UDC e l’ASNI insieme lancino oggi questa fondamentale iniziativa per il futuro dei nostri figli. Sono convinto che nel mio Cantone supereremo a tempo debito il 68% dei consensi, ottenuto il 9 febbraio 2014. Mi auguro che tutta la Svizzera comprenda quanto per un Paese la gestione autonoma della propria immigrazione sia irrinunciabile e spero che tutti i miei connazionali guardino anche a sud delle Alpi per capire quale inquietante involuzione stiamo vivendo. Vorrei dire subendo. Il Ticino è un osservatorio privilegiato per la Svizzera che anticipa, come un sonoro campanello d’allarme, l’ampiezza di quanto si abbatterà nel prossimo futuro anche a nord delle Alpi.
Un’immigrazione ragionevole, al servizio degli interessi del nostro Paese, che garantisca opportunità professionali ai residenti a mezzo della preferenza indigena, e che non comporti gli enormi disagi che oggi conoscono le regioni di frontiera, è la soluzione per cui mi batto. E lo faccio senza alcuna sudditanza nei confronti di Bruxelles.

Comments are closed.

« »