Il gruppo UDC respinge la Strategia energetica 2050

Set 8 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 493 Visite • Commenti disabilitati su Il gruppo UDC respinge la Strategia energetica 2050

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Il gruppo parlamentare UDC s’è riunito ieri e oggi a Berna per preparare la sessione autunnale delle Camere federali. Esso ha chiaramente respinto la Strategia energetica 2050 per ragioni politiche fondamentali. Dopo avere esaminato i crediti-quadro per la formazione e per l’aiuto allo sviluppo, i parlamentari UDC chiedono una riduzione delle spese. Essi hanno inoltre discusso il messaggio sull’esercito e il pacchetto budgetario per l’agricoltura.

La Strategia energetica 2050 è stata respinta con due soli voti contrari. Non si sa tuttora chiaramente con quali mezzi sarà realizzato l’abbandono dell’energia nucleare. Un approvvigionamento energetico vantaggioso, sicuro e sufficiente è d’importanza capitale per la Svizzera in generale e per la sua industria in particolare. La legge proposta comporta essenzialmente delle sovvenzioni, dei divieti e delle misure costrittive emanate dallo Stato. Principali conseguenze di questa strategia energetica: la Svizzera sarà più dipendente dall’estero nel settore energetico e s’esporrà a ricatti. Approvato lo scorso autunno dal Consiglio federale, il messaggio sulla seconda fase della Strategia energetica 2050 mira ad ancorare nella Costituzione federale un sistema di incentivi in materia climatica ed energetica. Succede così che un massiccio aumento dei costi per le arti e mestieri e per i consumatori sarà necessario per realizzare questa strategia. Questo progetto è altamente tossico per l’economia svizzera e minaccia la prosperità della popolazione e i posti di lavoro. L’Ufficio del comitato del partito UDC deciderà definitivamente a inizio del mese d’ottobre circa il lancio di un referendum contro questa nociva Strategia energetica 2050. La sua decisione dipenderà dal sostegno che le associazioni economiche e le imprese daranno alla campagna referendaria.

 
La Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati vuole aumentare di un miliardo di franchi i crediti-quadro per la collaborazione internazionale durante ilo periodo 2017-2020. L’importo globale sarebbe così portato a 11,11 miliardi di franchi, ossia 250 milioni di franchi in più l’anno. Con la complicità di qualche membro del gruppo liberale-radicale, il Consiglio nazionale aveva già approvato l’estate scorsa questo aumento eccessivo. Ciò significa anche dimenticare che la forza del franco svizzero per rapporto alle altre monete è massicciamente aumentata negli ultimi anni. Tenuto conto della situazione finanziaria della Confederazione e dell’enorme aumento dei costi dovuto a una politica d’asilo insensata, questa decisione è un vero e proprio affronto ai contribuenti svizzeri. Il gruppo UDC vi si oppone dunque chiaramente, e spera che il Consiglio degli Stati accetterà almeno la proposta di riportare l’importo dell’aiuto allo sviluppo allo 0,45% del prodotto interno lordo, come ha deciso la Commissione delle finanze del Consiglio degli Stati con 7 voti contro 6, nel quadro del programma di stabilizzazione. Bisogna, in generale, porre fine all’inefficace distribuzione a innaffiatoio di denaro all’estero e concentrare l’aiuto sui paesi dai quali proviene la migrazione di povertà in direzione della Svizzera.

La Commissione della formazione del Consiglio degli Stati raccomanda al suo plenum di aumentare di 395 milioni di franchi il credito di circa 26 miliardi di franchi che il Consiglio federale chiede per il periodo 2017-2020 a favore dell’insegnamento e della ricerca nelle università. Consiglio prioritario in questo dossier, il Consiglio nazionale aveva dato seguito al progetto del Consiglio federale durante la sessione estiva 2016. La totalità dei crediti per il periodo precedente (2013-2016) ammontava a 23,8 miliardi di franchi. Le spese per le università aumentano quindi in misura sproporzionata per rapporto a quelle consacrate ad altri compiti della Confederazione. L’UDC vi si è opposta e aveva tentato in Consiglio nazionale di limitare l’aumento a un miliardo di franchi.

Il gruppo UDC ha discusso in dettaglio il messaggio 2016 sull’esercito e ha deciso di accodarsi alla versione del Consiglio degli Stati, rispettivamente a quello della maggioranza della commissione preparatoria del Consiglio nazionale. Così, il Consiglio federale sarà costretto – come già più volte deciso in Parlamento – a pianificare un pacchetto di 20 miliardi di franchi per il periodo 2017-2020 (rifiuto del progetto 1). I parlamentari UDC approvano il programma d’armamento per l’importo di 1.341 miliardi di franchi (progetto 2), come pure il decreto federale per il programma immobiliare che comporta 572 milioni di franchi (progetto 3).

Il sostegno finanziario all’agricoltura per il periodo 2018-2021 era pure all’ordine del giorno del gruppo UDC, il quale ha deciso di proporre il mantenimento dei tre pacchetti budgetari al loro livello del periodo precedente (2014-2017). Se il Parlamento seguirà questa proposta, il settore agricolo registrerà una crescita zero fra il 2018 e il 2021. Poiché le spese per gli altri settori d’attività della Confederazione aumentano in media del 2,7%, mantenendo lo stesso budget l’agricoltura dà un contributo importante agli sforzi di risparmio del Consiglio federale. È quindi sbagliato affermare che l’agricoltura percepisca del denaro a scapito di altri settori. È vero il contrario.

 

Berna, 03 settembre 2016

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