Il gioco si fa duro, ma non perdiamo il coraggio!

Mag 18 • Dal Cantone, Prima Pagina • 89 Views • Commenti disabilitati su Il gioco si fa duro, ma non perdiamo il coraggio!

La campagna di voto per l’adesione al progetto di Parco Nazionale del Locarnese (PNL) sta assumendo toni accesi accompagnati purtroppo anche da minacce e intimidazioni.

Se tali atteggiamenti fossero simmetrici si potrebbe pensare che tutto va bene, perché si smusserebbero a vicenda. Purtroppo, lo schieramento compatto delle autorità locali, cantonali e federali in favore del PNL ha fatto sì che essere contrari al progetto sia assurto quasi a un reato d’opinione o addirittura a un reato contro lo Stato. Da qui la costatazione che le intimidazioni di cui dicevamo sopra, sono unilaterali e indirizzate soprattutto a chi si è manifestato contrario.

Le autorità cantonali e federali aderiscono al progetto per interessi propri che nulla hanno a che fare con la protezione della natura o la promozione economica delle valli discoste. Come già spiegato si tratta di adempiere a stupidi accordi internazionali, creando progetti-alibi per evitare sanzioni o anche per incassare vagonate di soldi come, per esempio, attraverso i “carbon credits” (legati ai presunti serbatoi di assorbimento dei gas serra come il CO2).

In tal modo, i territori delle valli discoste sono diventati vile merce di scambio fra il Cantone e la Confederazione, e fra la Confederazione e gli Stati firmatari dei menzionati beceri accordi. Per fare digerire la pillola alle popolazioni che subiscono tale sopruso, la si è resa luccicante con il miraggio di benefici economici, che però andranno soprattutto in tasca a furbi operatori che staranno rintanati nelle loro comode poltrone al piano, e che in valle ci andranno a pontificare sempre solo con le scarpette di vernice.

Persino la famosa “Casa del parco” che era stata promessa “dentro” il parco, è stata progettata “fuori” dal perimetro dello stesso, nella zona edificabile di Losone (che, come tutti i comuni della riva locarnese, ha ben pensato di preservare gli abitati dal perimetro della zona periferica, cosciente delle limitazioni che seguirebbero dopo l’istituzione di un parco). Per gestire il parco bisogna rimanere comodamente sotto i 250 metri di quota!

L’ufficio federale dell’ambiente (UFAM), il cui nome dovrebbe essere cambiato in “Ufficio federale degli affari propri (UFAP), non si è limitato a modificare in zona Cesarini l’Ordinanza federale per tentare di rimediare alla carenza di chilometri quadrati, includendo al capoverso 3bis (nuovo) la possibilità di conteggiare territori oltreconfine.

Non contento di questa brillante idea di appoggiarsi a un partner istituzionale di tale dubbia affidabilità, il nostro UFAM (meglio detto UFAP) ha pensato bene di cancellare la clausola che dichiarava come incompatibile con un parco nazionale l’esistenza di un corridoio aereo ad alto traffico (capoverso 4 dell’art. 17 della versione precedente). Non essendo riusciti a negoziare alcunché con i responsabili della Malpensa, gli scansafatiche dell’UFAP hanno semplicemente cancellato questa clausola divenuta ingombrante. Quindi, invece di pensare all’ambiente si pensa a far passare la votazione, e invece di fare un “Parco conforme alla Legge” si fa una “Legge conforme al Parco”. Un esempio estremamente edificante di moralità e senso civico!

Per concludere, le popolazioni delle nostre valli si trovano sotto un fuoco di artiglieria incrociato da parte del Cantone e della Confederazione. Le municipalità e i comitati patriziali si sono fatti comperare con qualche perlina colorata, manco fossero gli indigeni del Borneo ammaliati dai colonizzatori. Il Popolo delle Valli ha quindi bisogno di tutto il nostro incoraggiamento e di tutta la nostra solidarietà.

A loro diciamo: votate NO con convinzione e senza paura, e fatelo depositando la scheda direttamente nell’urna per evitare brogli elettorali. Noi vi sosterremo in questa lotta che ha dimensioni internazionali. Siete il nostro villaggio di Asterix e Obelix e potrete rovesciare anche l’Impero Romano!

 

G.C.

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