Il futuro in bilico

Mar 25 • Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 190 Views • Commenti disabilitati su Il futuro in bilico

Sarebbe interessante sapere come mai nella nostra “piccola” Svizzera, la quale compare nelle statistiche del 2017-2018 come prima nazione con la qualità di vita superiore alle altre, vi è una percentuale elevata di famiglie che vive al limite della povertà.

Il divario fra le classi sociali è sempre più ampio rispetto a 20 anni fa quando ancora esisteva il ceto medio. Attualmente vi sono unicamente i ricchi oppure singole persone (molti anziani) o famiglie che, dopo aver pagato tutte le spese, arrivano a fine mese con poca disponibilità finanziaria.

Gli anziani, per esempio, costituiscono una gran parte della nostra popolazione; molti di loro che non sono proprietari di un’abitazione, con il pagamento dell’affitto e altre spese mensili si ritrovano ad avere problemi finanziari.

Ci vorrebbe una migliore distribuzione delle nostre risorse finanziarie; piuttosto che versare molto denaro a favore di altre nazioni sarebbe più opportuno aiutare i giovani in formazione, le famiglie disagiate e gli anziani in difficoltà.

Penso al nostro cantone, dove la situazione economica nel complesso è abbastanza buona, però vi sono sicuramente dei margini di miglioramento. Bisognerebbe analizzare maggiormente i vari settori dell’economia individuando i punti critici.

Mi rendo conto che la soluzione non è delle più semplici, ma sono convinto che, se ci fosse maggiore collaborazione tra politica, enti, società e ditte, si potrebbe iniziare a migliorare la situazione.

Sicuramente, un punto a nostro favore lo troviamo all’interno della formazione dei giovani, i quali hanno molte possibilità per intraprendere una professione oppure per il proseguimento degli studi. Purtroppo, a volte mancano i posti di lavoro per la formazione ed è qui che bisogna trovare la soluzione.

Vi sono anche parecchi studenti che, una volta terminato il loro percorso formativo, non riescono a trovare un impiego, per cui sono costretti a recarsi all’estero oppure devono ricorrere agli aiuti della disoccupazione.

Si potrebbe iniziare con un maggior controllo di chi entra in Svizzera e non accogliere, come succede attualmente, qualsiasi persona che mette piede da noi; potremmo prendere esempio dalla Russia o dagli USA, che adottano un sistema rigido per quanto concerne gli arrivi. Ho l’impressione che ci si faccia influenzare troppo facilmente dal disagio dal quale provengono queste persone, oppure che ci sentiamo in obbligo verso le altre nazioni.

In conclusione, mi auguro che il nostro paese possa mantenere sempre la sua identità di luogo sicuro e affidabile ma, per far si che questo avvenga, dovremo lavorare tutti (politici attuali e generazioni future) a un solo obiettivo: mantenere e migliorare la qualità di vita in tutti i suoi aspetti.

 

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