Il controprogetto? Un’imitazione mal riuscita

Lug 22 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 700 Visite • Commenti disabilitati su Il controprogetto? Un’imitazione mal riuscita

Capogruppo La Destra (UDC) in Gran Consiglio

Capogruppo La Destra (UDC) in Gran Consiglio

Echi dal Gran Consiglio

 

L’intervento del capogruppo La Destra (UDC) Gabriele Pinoja sull’iniziativa “Prima i nostri!”

 

Com’era prevedibile, l’iniziativa “Prima i nostri!” era un oggetto troppo gradito al popolo ticinese perché i partiti storici ne lasciassero senza combattere il merito all’UDC. Ecco che è così nato in fretta e furia un controprogetto che, pur mantenendo a parole lo spirito dell’iniziativa, ne annacqua il contenuto al punto di renderne praticamente nulla l’applicazione. Il controprogetto era l’oggetto della maggioranza della commissione parlamentare, per cui è stato quello su cui il Gran Consiglio ha votato. Il risultato (34 voti favorevoli, 26 contrari e 9 astenuti) fa ben sperare per l’esito della votazione popolare che avrà verosimilmente luogo il 25 settembre prossimo. Qui di seguito riportiamo le parole del capogruppo La Destra (UDC) e primo firmatario dell’iniziativa, Gabriele Pinoja.

 

Nell’aprile del 2014, poco dopo la votazione del 9 febbraio “contro l’immigrazione di massa “fu depositata quest’iniziativa popolare. La stessa fu poi dichiarata formalmente riuscita grazie alle quasi 11’000 firme raccolte.

L’iniziativa è stata lanciata con uno scopo ben preciso:

Vista la particolare situazione del Cantone Ticino il quale, nell’ambito del mercato del lavoro, si trovava e si trova in un momento di grande difficoltà, si vuole cercare in tutti i modi di salvaguardare l’identità ticinese contro l’immigrazione di massa e il dumping salariale.

Con una frequenza impressionante, durante gli ultimi 7/ 8 anni, da parte di ogni forza politica ho sentito critiche, prese di posizione, opinioni, proposte e altro ancora, durante dibattiti, in conferenze o in atti parlamentari.

Sono certo che tutti voi, ma proprio tutti, siate convinti che la situazione così come si presenta oggi è grave, e che le avvisaglie di un possibile peggioramento ancora entro breve e medio termine, 6 mesi un anno al massimo, siano concrete.

Tutto ciò è avvenuto quale denuncia di una situazione venutasi a creare soprattutto a seguito dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali e della libera circolazione delle persone.

Gli ormai famosi Accordi, messi in opera in malo modo, o meglio, con misure accompagnatorie inefficaci se non nulle, hanno forse sì portato anche qualcosa di buono, ma sicuramente hanno portato molti disagi nel mercato del lavoro del nostro Cantone, provocando inevitabilmente un incremento della disoccupazione reale, quale primo grave effetto, oltre ad altri grossi disagi.

Non si può non citare a tal proposito, i problemi del traffico, costantemente intasato nella parte sud del Cantone e non solo, causati anche e soprattutto da oltre sessantamila frontalieri che giornalmente entrano ed escono per recarsi sul posto di lavoro.

Prima di addentrarmi brevemente nei contenuti dell’iniziativa, permettetemi un’osservazione:

Qualcuno ricorderà che il precedente Gran consiglio e il precedente Consiglio di Stato, nell’ordine chiesero dei pareri giuridici sulla costituzionalità della stessa e quindi sulla ricevibilità.

Ebbene, il parere del giurista del Gran Consiglio, che la riteneva irricevibile, è stato poi sovvertito dal Prof. Biaggini che, di fatto, ha detto il contrario.

Nel gennaio di quest’anno, la maggioranza di questo Parlamento l’ha dichiarata ricevibile.

Ciò significa che l’iniziativa così presentata va bene.

Oltre a ciò, dalla commissione speciale Diritti politici è addirittura uscito un controprogetto.

Insomma da un’iniziativa che molti volevano bistrattare e rimandare al mittente è addirittura uscito un controprogetto il quale, secondo me, è un’imitazione mal riuscita dell’iniziativa. Ma le imitazioni, ahimé, sono sempre peggiori dell’originale.

Insomma, alcuni commissari sono stati obbligati a “succhiarci la ruota” per non perdere il plotone.

L’iniziativa è stata scritta con i trattati di diritto costituzionale in mano, prova ne è che è stata dichiarata ricevibile.

Se la stessa sarà efficace o no, dipenderà dalla politica, da quello che vuole fare concretamente il Governo, vale a dire se lo stesso vuole far qualcosa per difendere il mercato del lavoro oppure no, ma non dalla formulazione giuridica della costituzione.

L’iniziativa è semplice e chiara.

La stessa si basa su tre punti:

  1. Lotta contro la sostituzione di massa (cioè a gruppi) di manodopera residente in Ticino, con manodopera proveniente da fuori cantone a salari nettamente inferiori.
  2. Lotta contro il dumping salariale, cioè contro il ricatto fatto ai nostri lavoratori di accettare riduzioni salariali, pena il licenziamento, visto che c’è sempre un frontaliere disposto a fare il medesimo lavoro con una paga inferiore.
  3. Applicazione alla manodopera straniera (lavoratori dipendenti padroncini) dei medesimi criteri di applicazione dei trattati di libera circolazione applicati dal paese straniero nei confronti di lavoratori svizzeri dipendenti e indipendenti.

    In pratica, se per lavorare in Italia, per esempio, un architetto o un artigiano ticinese devono passare attraverso una sequela di trappole burocratiche e legali, tipo l’iscrizione obbligatoria a un ordine professionale, la compilazione di moduli cartacei non reperibili su internet, la firma di certificati speciali davanti a numerosi uffici mai aperti e dove c’è sempre una coda di ore, l’impossibilità pratica di partecipare a  pubblici appalti o concorsi in Italia per esigenze burocratiche, allora anche il canton Ticino applicherà i medesimi criteri ai lavoratori provenienti dall’estero.

    L’Italia e la Svizzera hanno firmato i medesimi trattati internazionali e non sta scritto da nessuna parte che il Ticino debba interpretarli con le maglie larghe, la Lombardia e il Piemonte con le maglie strette. Se il Ticino applica anche lui i trattati con le maglie strette non fa politica estera, la quale compete alla Confederazione e non ai Cantoni, ma fa politica interna; protegge il proprio mercato del lavoro.

 

Cosa dice quindi la nostra iniziativa nei tre posti giusti della Costituzione Cantonale:

 

  1. Dapprima nello scopo del Cantone, completando in modo solenne l’art. 4, il quale vuole promuovere il benessere, i diritti sociali e la libertà dei Ticinesi, aggiungendo che il Cantone vigila sul benessere, diritti sociali e le libertà dei Ticinesi. Noi aggiungiamo, che il Cantone vigila a che benessere diritti sociali e libertà non devono essere messi in pericolo da un’applicazione troppo estensiva dei trattati internazionali, soprattutto quando i paesi stranieri non applicano la reciprocità, mettendo in pratica criteri restrittivi e discriminatori.
  2. Nei diritti sociali, completando il Titolo III art.14: ai diritti sociali esistenti, che proclamano già la salvaguardia di un sano mercato del lavoro, si aggiunge il divieto della sostituzione in massa di Svizzeri con stranieri mal pagati.
  3. Infine, nel Titolo VII, il quale si occupa già delle relazioni del Cantone con gli Stati esteri e della cooperazione transfrontaliera dando compiti ben precisi al Cantone. Qui vengono completati questi compiti con quello di evitare l’effetto di sostituzione e il dumping, applicando agli stranieri che vengono a lavorare da noi, i medesimi criteri che gli Stati stranieri applicano ai nostri lavoratori che vanno da loro.

 

Il Controprogetto invece, scusami Fabio (Bacchetta-Cattori), tu ripeti che è più incisivo ed efficace, ma non è vero! Quando leggo ciò che scrivi all’art. 49:

“2. Il Cantone salvaguarda gli interessi dell’economia cantonale nei rapporti transfrontalieri. Facilita l’accesso delle imprese ticinesi a mercati oltrefrontiera, in applicazione dei diritti previsti dai trattati internazionali applicabili”, questa sì che è una soluzione anticostituzionale: come può il Cantone facilitare l’accesso all’estero delle nostre imprese? Andiamo a trattare noi con Renzi o uno dei suoi seguaci al posto della Leuthard? Sussidiare le nostre imprese per renderle competitive in Italia? È una misura che lede i trattati internazionali a cui la Svizzera è vincolata.

In generale, la soluzione che proponi è una tipica mediazione all’acqua di rose, la solita via mediana attendista, poco incisiva e inefficace, che ha un unico pregio: quello di dire “ci siamo anche noi”. Si sa che lasciare il palcoscenico alla concorrenza partitica è pericoloso, soprattutto su un tema così importante.

Noi abbiamo l’obbligo di fare tutto il possibile per sostenere il mercato del lavoro ticinese. E l’iniziativa ha questo obiettivo.

Le ricadute negative della libera circolazione si vedono già: minor gettito, e necessità di maggiori aiuti sociali.

Le stesse non potranno che aggravarsi e peggiorare. La situazione in Ticino sta purtroppo ancora peggiorando, e nella vicina penisola, malgrado si dica che l’economia si stia riprendendo, i salari medi sono bassissimi.

Laureati che cercano un posto di lavoro da noi quale apprendista, oppure lavoratori disposti a lavorare per 1500 franchi al mese, mi sembrano esempi significativi che non richiedono commenti.

Volete aiutare il mercato del lavoro, allora non dimenticate mai: “Prima i nostri!”.

Oggi magari passerà il rapporto di maggioranza, non fa niente, sarà il popolo a decidere, e al popolo ripeteremo: “Prima i nostri! Prima i nostri!”

 

Noi possiamo lavorare sulla Costituzione Cantonale in modo efficace, come spiegato e come riconosciuto dal prof. Biaggini, se Governo e parlamento riusciranno ad applicare quanto previsto dall’iniziativa, senza se e senza ma, in modo deciso e convinto. 

 

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