Il Consiglio nazionale opta per un’economia pianificata di stampo socialista

Dic 12 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 817 Views • Commenti disabilitati su Il Consiglio nazionale opta per un’economia pianificata di stampo socialista

Albert Roesti Consigliere nazionale UDC, Uetendorf (BE)

Albert Roesti
Consigliere nazionale UDC,
Uetendorf (BE)

Il Consiglio nazionale ha fatto questa settimana delle scelte che incidono negativamente sulla sicurezza dell’approvvigionamento e che aumentano il prezzo dell’energia. La fattura di questa politica sarà ancora una volta pagata dal ceto medio e dalle PMI.

La principale preoccupazione dell’UDC di fronte alla Strategia energetica 2050, è che il progetto incide negativamente sulla sicurezza dell’approvvigionamento della Svizzera, generando inoltre dei costi elevati (obblighi, divieti e sovvenzioni). La domanda a sapere come l’approvvigionamento elettrico della Svizzera sarà assicurato in futuro quando non c’è vento e il sole è coperto, non ha ricevuto risposta nel dibattito d’entrata in materia. Le sole soluzioni che rimarranno alla Svizzera, saranno quelle d’importare elettricità o di costruire delle centrali combinate al gas. Ma non sono delle soluzioni soddisfacenti – soprattutto se la corrente importata proviene da centrali nucleari o a carbone. La questione della sicurezza dell’approvvigionamento è ancora più scottante per il fatto che le attuali importazioni d’elettricità tedesca – a buon mercato perché sovvenzionata – rimettono in questione gli investimenti nella forza idrica.

Nonostante queste riserve ampiamente giustificate, il Consiglio nazionale ha respinto quasi tutte le proposte volte a orientare la strategia energetica verso l’economia di mercato. Per contro, le idee della sinistra, la quale impone semplicemente un regime di economia pianificata sul mercato energetico, hanno facilmente superato ogni ostacolo grazie al sostegno dei partiti di centro: la retribuzione a prezzo di costo delle immissioni in rete d’elettricità è stata aumentata passando a 2,3 centesimi/KWh ed è stata data la competenza al Consiglio federale di aumentare la tassa sul CO2. Tutto ciò dovrà essere pagato dalle PMI e dalle famiglie.

La retribuzione a prezzo di costo delle immissioni in rete d’elettricità genera sul mercato dell’elettricità sovvenzioni per un importo di 1,4 miliardi di franchi (totale del consumo elettrico svizzero, ossia 60 miliardi di KWh moltiplicati per 2,3 centesimi). Per aumentare il rendimento energetico degli immobili, il Consiglio federale prevede 450 milioni di franchi finanziati tramite la tassa sul CO2 a condizione che i cantoni ci mettano, da parte loro, 225 milioni di franchi. Le sovvenzioni superano dunque i due miliardi di franchi l’anno. Se si divide questo importo su 8 milioni d’abitanti e se si moltiplica il risultato per quattro, si ottiene una fattura di 1’000 franchi per famiglia di quattro persone e per anno. Il costo esorbitante di questa politica passerà da un aumento del prezzo dell’elettricità che colpirà l’economia e le famiglie. Le PMI e l’industria lo ribalteranno sul prezzo dei prodotti, ciò che ancora una volta aggraverà il bilancio delle economie domestiche.

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