Il Consiglio federale rifiuta di applicare l’articolo sulla limitazione dell’immigrazione

Mag 27 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 678 Visite • Commenti disabilitati su Il Consiglio federale rifiuta di applicare l’articolo sulla limitazione dell’immigrazione

Logo UDC

Il progetto presentato dal Consiglio federale per l’applicazione della nuova norma costituzionale esigente una gestione autonoma dell’immigrazione (art. 121 a CF) non rispetta la volontà del popolo. Esso non permettere di raggiungere l’obiettivo mirato, ossia una gestione autonoma e una riduzione dell’immigrazione. È decisamente intollerabile che il Consiglio federale voglia far dipendere dalla benevolenza di Bruxelles la limitazione dell’immigrazione proveniente dall’UE. L’UDC invita il Consiglio federale a finalmente applicare in modo rapido, efficace e senza tergiversazioni il nuovo articolo costituzionale. È tanto più urgente agire in quanto le prospettive economiche sono poco confortanti e la quota di stranieri vivente a spese delle istituzioni sociali è due volte più elevata della loro percentuale sulla popolazione totale. [comunicato stampa]

Il popolo e i cantoni hanno approvato il 9 febbraio 2014 l’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa”. Si è dovuto attendere un anno perché il Consiglio federale mettesse in consultazione un progetto d’applicazione. L’UDC ha presentato oggi, in un incontro con la stampa, la sua risposta alla consultazione concernente l’applicazione dell’art. 121 a CF. Questo progetto non risponde assolutamente alle esigenze della nuova norma costituzionale. Il Consiglio federale non rispetta in alcun modo la volontà del popolo, che esige una gestione autonoma e una riduzione dell’immigrazione tramite dei contingenti e la preferenza nazionale.

Il Consiglio federale si limita a presentare l’attuale legge sugli stranieri in una forma leggermente modificata ma, aspetto incomprensibile, ne sospende l’applicazione agli immigranti provenienti dall’UE. Ma i cittadini UE rappresentano circa il 75% dell’immigrazione netta in Svizzera e sono contemplati anche loro dall’articolo costituzionale, il quale non fa alcuna differenza fra stranieri UE e stranieri di Stati terzi. E per buona misura, il Consiglio federale esclude dal suo progetto degli elementi centrali per una gestione efficace dell’immigrazione, ossia la limitazione del ricongiungimento familiare e delle prestazioni sociali, esigenza peraltro figurante esplicitamente nell’articolo costituzionale. Questo atteggiamento è irresponsabile, tenuto conto, per esempio, delle crescenti difficoltà cui sono confrontate le persone di oltre 50 anni sul mercato del lavoro e della situazione nel canton Ticino. Il Consiglio federale attizza così il risentimento e provoca un aggravamento delle tensioni sociali.

Indegno diritto di veto dato all’UE

Invece di recepire la crescente insoddisfazione in Europa di fronte a un’immigrazione che sfugge a ogni controllo (vedi l’esempio della Gran Bretagna), invece di impegnarsi attivamente per un controllo dei movimenti migratori, avvicinando dei partner che hanno gli stessi interessi, il Consiglio federale si ritira su una posizione disfattista e tecnocratica, violando così crassamente gli interessi della Svizzera. Come spiegare, altrimenti, che faccia dipendere dal consenso di Bruxelles l’applicazione della nuova legge ai cittadini UE? Il governo offre così all’UE un diritto di veto sulla legislazione svizzera. Si pone fin dall’inizio in una posizione negoziale senza uscita. Ancora una volta, il Consiglio federale impedisce a priori un esito positivo, nonostante che il malessere stia aumentando anche nei paesi membri dell’UE di fronte a una ripartizione ingiusta degli oneri. Esso abbandona inoltre l’autodeterminazione legislativa della Svizzera, dando a un trattato con l’UE la priorità rispetto alla Costituzione federale svizzera.

È più che mai urgente agire

Una volta di più, quasi 80’000 persone in cifre nette sono immigrate in Svizzera lo scorso anno, ossia l’equivalente della popolazione della città di San Gallo. Questa immigrazione ha continuato ad accelerare durante i tre primi mesi del 2015. Già un anno fa, l’UDC ha presentato un concetto che permette di ridurre l’immigrazione e di pilotarla in funzione dei bisogni dell’economia. Essa invita il Consiglio federale a riprendere questo concetto che si basa su uno sperimentato sistema di controllo dell’immigrazione, in particolare di fronte al molto problematico ricongiungimento familiare (più del 50% degli immigranti nella popolazione residente non esercita un’attività professionale in Svizzera) e alle rivendicazioni nei confronti delle istituzioni sociali nelle quali la quota di stranieri è quasi due volte più elevata della loro percentuale sulla popolazione totale.

Nemmeno l’economia ha preso delle misure concrete, addirittura continuando ad assumere a pieno regime manodopera straniera. Le dichiarazioni autocritiche di qualche rappresentante di associazioni economiche dopo la votazione del 9 febbraio 2014 erano evidentemente solo di facciata.

Altro elemento incomprensibile del progetto di riforma presentato dal Consiglio federale: un programma d’incentivazione all’integrazione da parte dello Stato. Quante volte bisognerà ancora ricordare al Consiglio federale che un’integrazione efficace deve partire dalla volontà degli immigranti e che non è un compito dello Stato? L’UDC respinge perciò categoricamente questo progetto, come pure altri, analoghi, presentati in precedenza. Il fatto che il Consiglio federale metta in consultazione questo programma d’integrazione contemporaneamente all’applicazione dell’art. 121 a CF conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che il suo obiettivo non è assolutamente quello di gestire l’immigrazione, bensì di sostenere finanziariamente l’integrazione del massimo numero possibile di stranieri. I costi economici e sociali di tale politica non sono sostenibili a lungo termine.

Obiettivi chiari

Gli obiettivi che devono essere mirati dall’applicazione dell’art. 121 a CF conformemente alla volontà del popolo sono chiari e netti:

  • l’immigrazione in Svizzera deve essere gestita e diminuita sensibilmente, per mezzo di contingenti e della preferenza nazionale. Un’immigrazione annuale netta di 80’000 persone, ossia dell’ordine di grandezza della città di San Gallo, è insostenibile e rovina a lungo termine la Svizzera;
  • l’immigrazione deve essere orientata prioritariamente e in modo mirato in funzione dei bisogni dell’economia. Non è accettabile che oltre il 50% dell’immigrazione nella popolazione residente non miri all’esercizio di un’attività professionale in Svizzera;
  • gli incentivi controproducenti e il potenziale d’abuso della regolamentazione attuale, in particolare nell’ambito della libera circolazione delle persone con l’UE, devono essere fortemente ridotti (accesso alle prestazioni sociali, ricongiungimento familiare, ecc.).

L’UDC esige che il Consiglio federale agisca infine correttamente e con determinazione. 15 mesi sono già andati persi senza che il Consiglio federale abbia mosso un solo passo verso una gestione e una riduzione dell’immigrazione. Se continua a rifiutarsi di agire, le tensioni sociali aumenteranno.

UDC Svizzera

Berna, 26 maggio 2015

 

Comments are closed.

« »