Il Consiglio federale procura ancora più soldi all’industria sociale della sinistra

Mag 1 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 394 Views • Commenti disabilitati su Il Consiglio federale procura ancora più soldi all’industria sociale della sinistra

Il Consiglio federale ha deciso di triplicare i cosiddetti “forfait d’integrazione” per i richiedenti l’asilo e di spendere 132 milioni di franchi in più l’anno a questo titolo. Ma non è tutto: il governo vuole anche aumentare massicciamente l’indennizzo delle spese supplementari causate dal monitoraggio dei richiedenti l’asilo minorenni non accompagnati. Come d’abitudine, la consigliera federale Simonetta Sommaruga annega sotto flussi di denaro dei problemi che non vuole risolvere.

Il forfait d’integrazione che la Confederazione versa ai cantoni serve teoricamente a sostenere l’integrazione professionale e l’apprendimento di una lingua nazionale a persone ammesse provvisoriamente, a rifugiati riconosciuti e a persone che hanno ricevuto un permesso di dimora perché hanno bisogno di protezione. Triplicando in un sol colpo il forfait d’integrazione, quindi portandolo da 6’000 a 18’000 franchi per persona, la consigliera federale Sommaruga spera di comprare il consenso dei cantoni e dei comuni alla sua politica. Le persone ammesse provvisoriamente diventano così in pratica dei rifugiati riconosciuti, ciò che l’UDC temeva da tempo. Conformemente al loro statuto, queste persone dovrebbero lasciare la Svizzera immediatamente, quando la situazione nei loro paesi migliora. Il fatto è che oltre l’80% dei richiedenti l’asilo e delle persone ammesse provvisoriamente non lavora e continua a vivere più o meno regolarmente a spese dell’aiuto sociale, e ciò anche dieci o vent’anni dopo il loro arrivo in Svizzera. D’altronde, perché dovrebbero fare lo sforzo di lavorare? L’aiuto sociale è talmente generoso che non vale la pena di cercarsi un impiego.

Oltre a ciò, le decine di migliaia di posti di lavoro che sarebbero necessari per occupare i richiedenti l’asilo, non esistono in Svizzera. Un regime di salari minimi e di contratti collettivi impediscono oggi la creazione massiccia di “impieghi a 1’000 franchi”.

Invece di investire utilmente questi 132 milioni di franchi nel reinserimento professionale dei disoccupati ultracinquantenni, il Consiglio federale preferisce sperperare questo denaro in inutili programmi d’integrazione. Quando si deciderà, questo governo che si pretende essere dominato dalla destra, a tagliare sulle spese di un’industria del sociale totalmente inefficace? Come al solito, la fattura la dovranno pagare i contribuenti. Ma bisogna evitare che se ne rendano conto. I comuni che si lamentano e i cittadini del canton Berna, che hanno recentemente rifiutato un credito di 105 milioni per una soluzione di lusso a favore dei richiedenti l’asilo, vengono aggirati mediante un semplice decreto federale.

 

Berna, 30 aprile 2018

 

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