Il Consiglio federale dà all’UE un diritto di veto contro l’applicazione della Costituzione federale

Feb 12 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 683 Visite • Commenti disabilitati su Il Consiglio federale dà all’UE un diritto di veto contro l’applicazione della Costituzione federale

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Il progetto d’applicazione dell’articolo costituzionale sull’immigrazione presentato oggi dal Consiglio federale non è credibile: da una parte, il governo presenta una legislazione d’applicazione lacunosa, dall’altra mette lui stesso in questione l’applicazione di questo articolo, facendolo dipendere da un adeguamento dell’accordo sulla libera circolazione delle persone. In altre parole, la Svizzera non potrà applicare in casa sua l’articolo sull’immigrazione se non con l’accordo dell’UE. Quest’ultima si vede offrire dal Consiglio federale un diritto di veto nella legislazione svizzera. Questa procedura condanna fin dall’inizio al fallimento i negoziati con l’UE. Un successo di quest’ultimi è possibile unicamente se il Consiglio federale applica con determinazione il nuovo articolo costituzionale e se ammette l’eventualità di una rescissione dell’accordo di libera circolazione. L’UDC chiede al Consiglio federale di adottare finalmente una procedura seria e di rispettare la volontà del popolo.

Il mandato negoziale adottato oggi dal Consiglio federale è inutile. Ponendo la salvaguardia della via bilaterale allo stesso livello dell’adempimento del mandato costituzionale che esige il controllo dell’immigrazione, il governo sbarra di partenza la via verso una conclusione soddisfacente dei negoziati. Il Consiglio federale afferma inoltre che il mandato costituzionale sarà applicato soltanto se l’accordo di libera circolazione sarà adeguato. Si rileva infatti sostanzialmente nel suo rapporto esplicativo che il suo concetto di messa in atto dell’articolo sull’immigrazione è applicabile ai cittadini degli Stati UE/AELS, solo a condizione che una corrispondente modifica sia apportata all’accordo di libera circolazione delle persone. Il governo si muove così in una situazione impossibile nei negoziati con l’UE: Bruxelles sa ormai che la Svizzera non farà nulla senza il suo esplicito accordo. Il che significa che l’UE non ha bisogno di fare la benché minima concessione. Questo comportamento del Consiglio federale prova una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, che non ha l’intenzione di rispettare la volontà del popolo. Per l’UDC è chiaro che lancerà un’iniziativa popolare richiedente la rescissione dell’accordo di libera circolazione delle persone, se il Consiglio federale continuerà ad affossare l’applicazione dell’articolo costituzionale o se l’UE rifiuterà il negoziato. Conformemente alla decisione del popolo e dei cantoni del 9 febbraio 2014, un adeguamento dell’accordo di libera circolazione delle persone è indispensabile.

Applicazione insufficiente in Svizzera

Per ciò che concerne il progetto d’applicazione della norma costituzionale a livello legislativo, l’UDC ammette certamente che il Consiglio federale riprende diverse proposte del concetto dell’UDC. Quest’ultimo si basa sulle regolamentazioni che hanno dato buona prova della loro utilità fra il 1970 e il 2002, ossia il contingentamento degli immigranti e la priorità ai lavoratori residenti. Su molti punti importanti tuttavia, il progetto del Consiglio federale è insufficiente e deve essere corretto:

  • Il progetto governativo non limita il ricongiungimento familiare e non prevede alcun freno all’immigrazione nelle istituzioni sociali, mentre che un intervento a questo livello costituirebbe il mezzo più efficace per eliminare gli incentivi controproducenti e gli abusi.
  • Il Consiglio federale non basa sistematicamente la durata del permesso di dimora alla durata del rapporto di lavoro, il che è peraltro determinante per raggiungere l’obiettivo prefisso.
  • I soggiorni senza attività lucrativa fino a un anno non sono contingentati, da cui il rischio che le norme d’immigrazione siano aggirate.Nel quadro della procedura di consultazione, l’UDC depositerà diverse correzioni basate sul suo concetto d’applicazione. L’obiettivo finale deve essere quello di diminuire sensibilmente l’immigrazione.

    È urgente controllare l’immigrazione

    I problemi causati dall’immigrazione attendono sempre una soluzione. Nel 2014, l’immigrazione netta in Svizzera ha superato le 80’000 unità. Il tasso di disoccupazione presso gli stranieri è oggi del 7%. Conclusione: gli stranieri senza lavoro non lasciano più la Svizzera, ma percepiscono durevolmente delle prestazioni sociali! Dall’abbandono del cambio fisso dell’euro per rapporto al franco svizzero, un controllo autonomo dell’immigrazione è più importante che mai. Se i problemi economici si dovessero accentuare a medio o lungo termine, o se addirittura si dovesse registrare una recessione, la Svizzera dovrebbe avere i mezzi per gestire in modo autonomo l’immigrazione mediante dei contingenti e la priorità ai lavoratori residenti.

    Il franco forte rende la Svizzera ancora più attrattiva per la ricerca di un impiego. Le differenze di salario per rapporto all’estero sono aumentate – e con loro l’interesse delle imprese a rimpiazzare i salariati indigeni con manodopera a buon mercato proveniente dall’estero. La pressione migratoria si rafforzerà perciò a corto termine. Se la disoccupazione dovesse aumentare, la priorità ai lavoratori residenti, prevista nella Costituzione federale, sarebbe d’importanza capitale. Bisogna inoltre vegliare a che gli stranieri senza lavoro lascino rapidamente la Svizzera e non vi vivano invece per anni a carico delle istituzioni sociali, come permette loro attualmente l’accordo di libera circolazione delle persone.

    UDC Svizzera

    Berna, 11 febbraio 2015

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