Il Consiglio federale cede al ricatto dell’UE e paga senza contropartita

Ott 11 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1151 Views • Commenti disabilitati su Il Consiglio federale cede al ricatto dell’UE e paga senza contropartita

Il Consiglio federale ha informato oggi ancora una volta sullo stato dei negoziati concernenti il progetto di accordo-quadro con l’UE. È sempre più evidente che si lascia strumentalizzare dall’UE per i negoziati di quest’ultima con la Gran Bretagna. Invece di genuflettersi di fronte a Bruxelles, il Consiglio federale dovrebbe finalmente avere il coraggio di interrompere le trattative. L’UE esige dalla Svizzera la ripresa automatica del suo diritto, per cui le Svizzere e gli Svizzeri dovrebbero depositare il loro diritto di voto a Bruxelles. Il Consiglio federale ha inoltre deciso oggi di versare un cosiddetto contributo alla coesione dell’UE di 1,3 miliardi di franchi, senza ottenere alcuna contropartita, un regalo che sarà pagato dai contribuenti svizzeri.

Il Consiglio federale ha deciso oggi (28.09.2018) di versare un nuovo contributo di oltre un miliardo di franchi al fondo di coesione dell’UE. Oltre all’importo di 1,1 miliardi di franchi basato sulla legge sull’aiuto ai paesi dell’est, il Consiglio federale progetta di offrire 200 milioni di franchi a Bruxelles, a titolo di contributo alla migrazione. Per questo si basa sulla legge sull’asilo. Il governo mischia così dei temi senza alcun rapporto fra di loro, il che è un’evidente violazione del principio di unità della materia. L’UDC invita perciò il Consiglio federale e gli altri partiti ad adottare un decreto sottoposto a referendum, affinché le Svizzere e gli Svizzeri possano pronunciarsi su questo regalo assurdo di 1,3 miliardi di franchi offerto all’UE.

Di fronte a un’UE che difende senza concessioni i propri interessi, la tattica malaccorta del Consiglio federale in questi negoziati fa venir voglia di ridere o di piangere. Anche l’UDC invita  il governo a porre fine a questa tragicommedia. L’accordo-quadro cui si mira impone alla Svizzera di riprendere automaticamente del diritto UE oppure, come dice il presidente della Commissione europea, di condividere la sovranità con l’UE. In caso di litigio, toccherà alla Corte di giustizia dell’UE, dunque a dei giudici stranieri, decidere. E nel caso in cui le cittadine e i cittadini svizzeri rifiutassero di applicare le decisioni di Bruxelles, l’UE potrebbe decretare delle sanzioni. La Svizzera deve finalmente parlare chiaro e far capire all’UE che noi vogliamo delle buone relazioni con lei, ma come Stato sovrano, quindi senza la ripresa automatica di diritto straniero.

Di fatto, tutti dovrebbero avere capito da qualche mese che cosa c’è in gioco in questa faccenda. Si tratta della salvaguardia della democrazia diretta. La sinistra si rende finalmente conto che, oggi, la Svizzera sarebbe costretta a riprendere del diritto UE per ciò che concerne la protezione dei salari, ma domani le Svizzere e gli Svizzeri sarebbero toccati in tutti i settori: esportazione delle prestazioni complementari AVS nei paesi dell’UE, aumento delle imposte, cittadinanza europea, istituzioni statali (divieto delle banche cantonali, delle assicurazioni immobiliari cantonali, eccetera), accordo di libero scambio del 1972, regolamentazione dei trasporti, espulsione degli stranieri criminali, ripartizione dei rifugiati economici secondo le regole UE, pagamento della totalità delle indennità di disoccupazione dei frontalieri, e così via.

È fuori questione di svendere il diritto di voto delle Svizzere e degli Svizzeri. La sovranità legislativa dei cittadini svizzeri nel proprio paese deve essere salvaguardata a tutti i costi.

 

Berna, 28 settembre 2018

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