Il complesso del G20

Lug 14 • L'opinione, Prima Pagina • 69 Visite • Commenti disabilitati su Il complesso del G20

Roger Köppel
Caporedattore della Weltwoche

Viaggio inutile ad Amburgo del consigliere federale Maurer; Schneider-Ammann da Ivanka Trump; diritti dell’uomo; divieto d’entrata.

Nessun giornale svizzero guarda con occhio critico la partecipazione ufficiale del ministro delle finanze Ueli Maurer, accompagnato dal segretario di Stato Jörg Gasser, lo scorso week-end al vertice del G20 dei paesi industrializzati ad Amburgo. Orbene, è a prima volta che un membro del governo svizzero partecipa a una tale riunione. Prima eravamo invitati soltanto alle riunioni a margine del G20. Le alte sfere del nostro Stato ne avevano dei tali complessi d’inferiorità e si sentivano talmente emarginate che bisognava ora curarle con la spedizione di Maurer. Tuttavia, mi chiedo che cosa Maurer e Gasser avessero da fare ad Amburgo. Niente.

Il G20 è un’associazione senza legittimità democratica di Stati che, un po’ alla stregua di un governo mondiale, adottano in maniera informale delle direttive che li impegnano vagamente, senza regole procedurali fondate sul diritto. Le grandi potenze vi maltrattano i piccoli paesi, come la Svizzera. Al vertice G20 di Londra nel 2009, la Confederazione aveva dovuto accettare di figurare su una «lista grigia» di piazze finanziarie di dubbia reputazione, mentre che gli Stati uniti con i loro paradisi fiscali illegali del Delaware e della Florida facevano ironicamente e ipocritamente la morale, fra gli altri, alla Svizzera. 6’500 delegati e 4’000 giornalisti erano attesi ad Amburgo, in una città quasi fortificata nella quale erano dispiegati 20’000 poliziotti e perfino una portaerei. Perché non tenere semplicemente il vertice sulla portaerei? Sarebbe stato meno costoso e più efficace. I media tedeschi hanno stimato in modo prudenziale che questo decadente incontro costa 130 milioni di euro. Il consigliere federale Maurer vi ha cenato con i ministri delle finanze. Tanto meglio per lui. Ma tutto ciò, che cosa porta alla Svizzera? I consiglieri federali svizzeri, in particolare quelli dell’UDC attaccata alla patria, non dovrebbero partire in pellegrinaggio all’estero per partecipare a grandi conferenze dove si fanno invischiare, associare a responsabilità o fregare come altri ministri prima e dopo di loro. Nel migliore dei casi, la partecipazione di Maurer non porterà niente. Ma, nel peggiore, lo scenario più probabile, sarà associato a qualcuna di quelle decisioni assurde del G20, per le quali la Svizzera dovrà ancora, in un modo o nell’altro, pagare le spese. Ci fu un tempo nel quale i nostri consiglieri federali avevano ancora la forza di non farsi vedere e la Svizzera di brillare per la sua assenza.

Non faccio parte di quei giornalisti che provano piacere nel criticare a tutto campo il ministro dell’economia, Johann Schneider-Ammann (PLR), diventato il bersaglio prediletto di attacchi mediatici mediocri sotto la cupola di Palazzo federale. Sono lieto che abbiamo in Consiglio federale almeno un uomo che ha diretto un’azienda privata e che vi ha fatto esperienza per un certo periodo di tempo. Può darsi che talvolta abbia un aspetto un po’ usurato e stanco; per conto mio, è il meno che si possa dire e ciò fa parte della seducente disinvoltura bernese. Adesso, pare che stia progettando un viaggio attraverso il mondo per il bene della Svizzera. Ha intenzione di fermarsi a metà luglio a Washington, su invito della figlia del presidente, Ivanka Trump (35 anni), alla quale il nostro ministro dell’economia (65 anni) vuole spiegare di persona i vantaggi del nostro sistema formativo duale. A rischio di ripetermi, che interesse c’è a che un consigliere federale incontri la figlia di un capo di Stato per confidarle, a domicilio, senza una tangibile contropartita, per così dire gratuitamente, la formula che ha fatto il successo della Svizzera? Forse che il padre di Ivanka, Donald Trump, correrebbe dai figli dei nostri membri di governo per vantare loro, come una specie di venditore statale di aspirapolveri, i vantaggi e i punti forti degli Stati uniti? Ne dubito assai. Ancora una volta, ho la sgradevole sensazione che tutta questa diplomazia itinerante del Consiglio federale serva meno alla Svizzera di quanto lo fa all’ego e agli album fotografici dei ministri in questione. Basta!

La Basler Zeitung ha rivelato la scorsa settimana una storia che merita d’essere approfondita. A seguito di una richiesta di Didier Burkhalter e Simonetta Sommaruga, il Consiglio federale intende promulgare una legge per la creazione di un’«Organizzazione nazionale dei diritti dell’uomo». Il nuovo ufficio riceverà ogni anno non meno di un milione di franchi dalla cassa federale. Dietro a questo progetto, ci sono delle organizzazioni non governative e dei lobbisti politici che vorrebbero così beneficiare di una sorta d’aureola per loro stessi e per i loro progetti, nonché un vantaggio in campo politico. Permettetemi di ricordare che la Svizzera versa già dei milioni per il rispetto dei diritti dell’uomo nel mondo intero – in particolare per progetti meritevoli quali lo sviluppo di una «Politica dell’invecchiamento in Bosnia-Erzegovina» o, sempre laggiù, per la «Formazione in salute sessuale e riproduttiva in situazioni d’urgenza». L’ultima cosa di cui la Svizzera ha bisogno è un’altra organizzazione dei diritti dell’uomo finanziata con fondi pubblici che, con il pretesto dei diritti dell’uomo, voglia essere «una voce forte nell’opinione pubblica» per realizzare «degli interventi mirati su questioni d’attualità». La nuova istituzione detta dei diritti dell’uomo di Burkhalter e Sommaruga non è nient’altro che un vettore di propaganda per delle cause politiche situantesi a sinistra del centro. Non ho nulla contro queste cause, ma non in nome dei diritti dell’uomo, e certamente non a spese dei contribuenti.

L’aspetto interessante della decisione della Corte suprema degli Stati uniti di far entrare parzialmente in vigore il controverso divieto d’entrata nel paese imposto da Trump, sta essenzialmente nel fatto che i più alti magistrati richiamano all’ordine, addirittura danno loro uno schiaffo, ai giudici subalterni che si erano arrogati il diritto di contrastare Trump per via giudiziaria, mentre che la Costituzione accorda al presidente il diritto di rafforzare la sicurezza delle frontiere del paese. Lungi da me l’idea di perorare qui la creazione di una corte costituzionale, ma questo esempio permette di constatare che ci sono davvero dei giudici e dei tribunali vieppiù politicizzati negli Stati uniti, che prendono il potere su questioni chiave in seno allo Stato. È interessante constatare che la suprema autorità frena ora drasticamente tutti i bollori di questi disgustosi giuristi.

Un lapsus significativo?

(enm) Quale testata giornalistica, riceviamo quotidianamente la rassegna stampa delle maggiori testate svizzere. Ogni articolo degno di nota, e elencato i una lista che, oltre al titolo, riporta le prime due o tre righe dello stesso. Cliccando poi sul titolo, si accede al testo completo. Negli ultimi tempi, non si capisce se per effetto del correttore automatico o del fatto che il sistema non riesca bene a distinguere le lettere, capita che delle parole delle frasi riprese nel sunto iniziale riportato nell’elenco siano travisate. Capita così che LINO TERLIZZI si trasformi in UNO TERUZZI, o che INEVI`TABILE diventi AVVITABILE. Il che non è grave, visto che poi nell’articolo per esteso questi errori non si ripetono.

È tuttavia degno di nota come nell’articolo sul G20 di Roberto Antonini, riportato dalla Regione Ticino, il miope sistema elettronico ha trasformato “FI” in “A”, con il risultato che il “Comunicato FINALE” è diventato il “Comunicato ANALE”. Ma forse non è un errore così grande, stando a come la pensa Roger Köppel nell’articolo che riportiamo qui sopra, sembrerebbe più azzeccato il refuso della versione corretta.

 

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