Il caos migratorio orchestrato dalle ONG

Lug 28 • L'opinione, Prima Pagina • 132 Visite • Commenti disabilitati su Il caos migratorio orchestrato dalle ONG

Patanegra

Porcherie

 

Quasi settimanalmente, al largo delle coste libiche, migliaia di migranti perlopiù africani vengono “salvati dal naufragio”. Dai gommoni notoriamente inaffidabili dei passatori, non appena in mare vengono trasbordati su ben più sicure navi e portati sulle coste italiane. L’anno scorso sono stati circa 180’000, quest’anno dovrebbero superare i 200’000, e la tendenza è al rialzo. La maggior parte non rimane a lungo in Italia. Le destinazioni finali bramate dai migranti si situano più a nord, dove non c’è praticamente chance di accettazione e di lavoro, ma dove vigono condizioni d’accoglienza e di soggiorno molto più generose. A questo scopo paghiamo anche noi in Svizzera enormi somme.

Perché i migranti rimorchiati in mare vengono “salvati”?

Secondo il codice marittimo, le navi sono obbligate a portare aiuto alle persone in pericolo di naufragio. I salvati devono essere portati in un posto sicuro, ossia al porto sicuro più vicino. Per quelli “salvati” sulla coste libiche, questo sarebbe dunque il porto libico di partenza, semmai Tunisi o Malta. Invece no: tutti i migranti vengono portati sulle coste italiane distanti 275 miglia nautiche da Tripoli, quale portale d’ingresso verso le destinazioni da loro desiderate. Da notare che non vengono “salvati” soltanto quelli in procinto di annegare. Il “pericolo di naufragio” non esige un “pericolo imminente di vita o di incolumità”, basta la “possibilità di un pericolo” (così dice la portavoce dell’organizzazione non governativa (ONG) “Sea-Watch”, Sacha Ockenden, secondo la Weltwoche N° 29.17).

Chi “salva” e trasporta, dunque, questi migranti?

In acque internazionali (a oltre 12 miglia nautiche dalle coste libiche) sono soprattutto navi della marina italiana, di altri Stati UE e della guardia costiera italiana – perché secondo il diritto marittimo lo devono fare. Ma nelle immediate vicinanze delle coste libiche o, come è stato dimostrato, in acque territoriali libiche, sono spesso navi delle cosiddette organizzazioni non governative (ONG) – perché lo vogliono fare. Fra queste, organizzazioni come „Save the Children“, „Médecins sans Frontières“ o „Migrant Offshore Aid Station“. Ai molti natanti di organizzazioni d’assistenza private, tocca attualmente il 35% di tutti i migranti portati in Italia. Si confermano così apparentemente anche i rapporti secondo cui queste organizzazioni collaborano per il “servizio taxi” direttamente con i passatori libici o che addirittura siano da questi pagate.

L’incredibile arroganza di queste ONG

Queste ONG – se si osa criticarle – s’appellano a una specie di mandato umanitario da loro stesse definito. Per la verità, questo mandato contempla apparentemente, secondo loro, solo la collaborazione con i passatori libici (a volte preavvisati dagli stessi telefonicamente o mediante segnali luminosi) per andare a prendere i migranti illegalmente nelle acque territoriali libiche e trasmetterli poi al più presto alla marina regolare o trasportarli direttamente in Italia. Da quel momento, a queste tanto filantropiche ONG, del destino dei loro “salvati” non importa più niente. A loro dovrà pensare innanzitutto l’Italia, poi gli Stati di destinazione finale dei migranti. Non c’è quindi da meravigliarsi che l’Italia abbia pensato di non più lasciare approdare le navi delle ONG.

Come finanziano le loro attività queste ONG?

Apparentemente, le ONG si finanziano prevalentemente con donazioni private, perlomeno è quanto dicono. Nulla da obiettare. Ognuno è libero di sponsorizzare enti assistenziali e ONG, senza condizioni e senza indagare sull’utilizzo delle donazioni. Se così facendo co-finanzia anche delle attività indesiderate come l’immigrazione clandestina di migranti, lo sponsor non può verificarlo.

Le donazioni a enti assistenziali e ONG sono una faccenda personale di ogni singolo individuo e, beninteso, non mi devono assolutamente interessare. Ma ciò che mi interessa è ben altro: le ONG ricevono anche abbondanti sovvenzioni statali. Nella fattispecie, l’organizzazione „Médecins sans Frontières“ (sezione svizzera), sospettata di collaborazione con i passatori, riceve l’8% (2015) del suo budget. Ammontando quest’ultimo a 206 milioni di franchi, si tratta pur sempre di 16 milioni che, quali contribuenti, dovremo sborsare noi (sia tramite il budget della Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC o in altro modo).

Una volta qui, rimangono qui, che siano rifugiati o no

La migrazione della miseria africana attraverso il Mediterraneo (che assolutamente nulla ha a che fare con i profughi dalla Siria, ecc.) sta sommergendo l’Europa, in particolare anche la Svizzera. È un dato di fatto. Non serve a nulla che il DFGP della Sommaruga continui a comunicare in tono tranquillizzante che il numero delle richieste d’asilo è leggermente diminuito rispetto all’anno scorso, tacendo le altre cifre. Perché, asilante o no, di fatto può rimanere qui chiunque, perché l’Italia accetta solo con riluttanza di riprendere gli immigrati illegali e i rimpatri nei paesi d’origine sono perlopiù senza speranza. Che i migranti illegali siano dichiarati richiedenti l’asilo, o rifugiati o “accolti provvisoriamente” o quant’altro, non ha alcuna importanza. In un modo o nell’altro vanno praticamente tutti a gravare sul nostro generoso sistema sociale, dato che altrettanto praticamente tutti non sono integrabili e difficilmente trovano un lavoro. I risultati di tale politica della migrazione li troviamo, confezionati discretamente (e solo dopo un’accurata ricerca), unicamente nelle statistiche dell’assistenza sociale e della criminalità.

 

Comments are closed.

« »