Il business dei rifugiati

Lug 10 • L'opinione, Prima Pagina • 811 Views • Commenti disabilitati su Il business dei rifugiati

Lara Filippini Deputata UDC in Gran Consiglio

Lara Filippini
Deputata UDC in Gran Consiglio

Storicamente la Svizzera ha una lunga e forte tradizione umanitaria, ma è pur vero che da qualche anno a questa parte – grazie soprattutto a una folle politica di sinistra – sembra esserci decisamente scappata la mano.

Avete presente il detto “le ciliegie, più ne mangi, più ne mangeresti”? Ecco, il nostro paese è diventato, a torto o a ragione, un meraviglioso cesto di ciliegie nel quale tutti vogliono mettere le mani e purtroppo la politica migratoria non cessa di rinforzare quest’attrattività che il nostro paese esercita.

Infatti, i centri d’accoglienza strabordano e questo è un chiaro sintomo che la politica svizzera in materia d’asilo e di aiuto allo sviluppo fa acqua come un colapasta o, per meglio dire, si sta rivelando totalmente inefficace.

Migliaia, tra i rifugiati che sono presenti su suolo elvetico, non sono veri rifugiati e non possiamo pensare di utilizzare quello che è il diritto d’asilo quale metodo per gestire i flussi migratori di chiaro stampo economico.

La solidarietà ha dei limiti ben precisi, o almeno per noi così dovrebbe essere, ma per la sinistra ciò non importa, nemmeno se a subirne le conseguenze è la popolazione svizzera.

Infatti, la NZZ ha recentemente pubblicato un rapporto del Dipartimento Federale di giustizia e polizia del 2014, nel quale si constata che la Svizzera – “grazie” all’accordo di Dublino – ha trattato i casi di 14’900 persone contro i soli 2’638 dei paesi europei! Alla faccia della poca solidarietà di cui ci taccia il partito socialista!

Quando Christoph Blocher era a capo del dipartimento ora presieduto da Simonetta Sommaruga, le cifre erano ben diverse e c’era maggior rigore. Ora invece il Consiglio federale  e il DFGP hanno un approccio piuttosto lacunoso e poco pragmatico di fronte a quest’emergenza – lo statuto di asilante è concesso con troppa facilità – e coloro per i quali è stata decretata l’espulsione o come i NEM (non entrata in materia), invece di essere trattati in maniera rapida e sistematica per evitare il cristallizzarsi di situazioni di stallo, si arriva invece a concedere loro l’ammissione provvisoria.

Per i socialisti non ci sono limiti nella capacità di accoglienza della Svizzera – mettereste mai 4 litri d’acqua in una bottiglia da 1.5 litri? –  rifiutano di parlare di abusi e, soprattutto, di aprire gli occhi di fronte a questa disastrosa e insostenibile situazione.

La realtà è che la maggior parte dei migranti non avrebbe diritto d’asilo (anche se gli viene concesso), ma sono dei migranti economici clandestini (!), i quali hanno come unico motivo non di sfuggire alle persecuzioni, ma di migliorare le loro condizioni di vita. Per quando possa essere comprensibile tutto ciò, non è legale e non deve farsene totalmente carico la popolazione d’accoglienza a scapito di chi ha realmente bisogno.

Il tasso di criminalità – non possiamo far finta di nulla – conferma la difficile convivenza, perché per quanto i richiedenti d’asilo siano solo lo 0,6% della popolazione tra il 2001 e il 2014 hanno commesso il 9% dei reati penali. Per quanto banalizzabile, anni addietro non c’era questo abuso e mancanza di rispetto di un paese che tendeva la mano a chi ne aveva bisogno, eppure c’è ancora chi minimizza o osa sostenere che tutto ciò non sia vero, nonostante le cifre alla mano.

Perché? È questa la domanda che tutti si pongono, in quanto è evidente che il “business” e l’industria che ruota attorno al rifugiato è una questione troppo golosa per alcuni per lasciare cadere il colpo. Peccato che non ci sia un rapporto sano e che a subirne le conseguenze siamo noi tutti.

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