I voltafaccia che confondono

Dic 3 • L'editoriale, Prima Pagina • 1037 Visite • Commenti disabilitati su I voltafaccia che confondono

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Credo di poter affermare senza timore di essere smentito di essere un fedele sostenitore della politica UDC, e ne vado fiero. Ma ciò non significa accettare acriticamente tutto quanto si decide nei piani alti del partito, una posizione peraltro comprensibile dato che il nostro federalismo e le diverse realtà regionali che caratterizzano la Confederazione elvetica fanno sì che spesso gli interessi dei singoli cantoni non possano essere considerati nell’ambito di decisioni di portata nazionale. Senza assumere l’atteggiamento della vittima “piangina” che tanto spesso, purtroppo, emerge alle nostre latitudini nelle discussioni da bar e che oggi viene amplificata nei “social networks” (i Ticinesi a Berna contano come il due di picche, la Berna federale se ne frega del Ticino, eccetera), credo comunque che nessuno possa onestamente negare che il problema della pressione da parte di migranti illegali alle nostre frontiere si ben più sentito in Ticino (e semmai nei cantoni direttamente confinanti con l‘estero) che non nei cantoni che “pesano” maggiormente in Consiglio nazionale (Berna, Zurigo) o in quelli della Svizzera centrale. Orbene, la recente decisione del gruppo UDC alle Camere federali di sostenere l’eliminazione dal budget 2017 della Confederazione della voce di 2,5 milioni di franchi destinati al potenziamento del Corpo delle guardie di confine, non può che lasciare perplessi – ma sarebbe meglio dire esterrefatti – non soltanto i Ticinesi, ma tutta la base del partito. Si tratta infatti di una decisione ingiustificata e ingiustificabile da parte di un partito di cui i cavalli di battaglia del rigore finanziario e quello della sicurezza sono perlomeno di pari importanza. E ciò per almeno due buoni motivi:

 

1. la cifra di 2,5 milioni su un budget che prevede entrate per quasi 70 miliardi di franchi, è di un’incidenza talmente minima che la priorità alla sicurezza nazionale rispetto al risparmio dovrebbe essere data per scontata;

2. l’UDC aveva finora sostenuto la necessità di un rafforzamento dell’effettivo di guardie di confine, posizione al cento per cento condivisa dal suo elettorato. Questo improvviso voltafaccia confonde quest’ultimo che nell’UDC vede (e speriamo continui a vedere nonostante questo passo falso) l’unico partito che prende a cuore la sicurezza dei suoi cittadini.

 

Certo, a posteriori è apparsa una giustificazione (la vendo come l’ho trovata in Internet, non avendo assistito alla trasmissione, ma pare che l’abbia espressa il presidente Albert Rösti a Forum): non essendo possibile il reclutamento e l’addestramento di nuove guardie di confine nello spazio di tre mesi, la relativa voce nel preventivo 2017 risultava inutile, e quindi la si rimanda al budget 2018. D’accordo, è un po’ tirata per i capelli – soprattutto in quanto non si capisce bene perché il reclutamento e l’addestramento dei nuovi effettivi debba avvenire in soli tre dei dodici mesi che compongono il 2017 – ma è comunque una giustificazione. La domanda è: ma perché non si è fatto precedere la decisione da una comunicazione alla popolazione mediante stampa? Le giustificazioni a posteriori hanno sempre un che di raffazzonato e di “arrampicata sugli specchi” certamente non salutari per l’immagine del partito, e giungono sempre dopo che gli avversari politici hanno ormai cavalcato l’irritazione popolare per attaccare l’UDC.

In questo caso, tuttavia, è pur sempre una giustificazione più digeribile di quella avanzata dai deputati UDC che hanno appoggiato la decisione, secondo cui la lieve flessione del numero mensile di migranti illegali degli ultimi tempi farebbe rientrare lo stato d’emergenza, quando le cifre indicano comunque che, rispetto al 2015, detto numero è triplicato (vedi dichiarazioni ai media del Consigliere di Stato Norman Gobbi).

 

Come detto sopra, i vertici del partito dovrebbero a volte prendere in maggiore considerazione – specialmente quando il risparmio in ballo non è di grande rilevanza – l’opportunità o no di mettere in gioco l’immagine del partito, con il rischio di perdere il sostegno dell’elettorato, senza il quale sarebbe impossibile portare avanti la politica in cui crediamo.

 

Fintanto che le decisioni di questo tipo – e ci aggiungo anche la proposta di Guy Parmelin di prorogare l’impegno del nostro esercito nella missione Swisscoy in Kosovo – rimangono circoscritte nell’ambito del Consiglio federale, è relativamente facile giustificarle con il fatto che i nostri membri del governo devono adeguarsi ai bisogni di una politica esecutiva di concordanza e altre banalità di questo genere, ma quando sono i nostri deputati nel Legislativo, e quindi legittimati a esercitare una politica d’opposizione, a portare avanti certe tesi, la confusione nel nostro elettorato è inevitabile. Ed è molto pericolosa!

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