I Sindaci del Locarnese sarebbero tutti degli imbecilli?

Mag 18 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 260 Views • Commenti disabilitati su I Sindaci del Locarnese sarebbero tutti degli imbecilli?

… e un parere a favore del parco

Ottavio Guerra
Sindaco di Centovalli

Per chiarezza, la linea di questo giornale è chiaramente contraria al progetto. Per diritto di replica – per noi sacrosanto – diamo però spazio alla legittima reazione del sindaco di Centovalli, favorevole al parco. Come daremo spazio a un’eventuale duplica dell’articolista contestato da Guerra.

$Il giornale online dell’UDC “Il Paese” ha lanciato lo scorso 20 aprile una violenta bordata contro il progetto di parco nazionale del Locarnese in votazione il prossimo 10 giugno, sotto il titolo “No al parco transfrontaliero, vendutoci come parco nazionale del Locarnese”.

Nell’articolo si afferma che “tutto quanto detto e scritto (dai fautori del parco, ndr) è totalmente falso, come ben documentato sul sito “noalparco”, come se questo sito fosse la bibbia. Gli oppositori al Parco fanno sembianza di non sapere che ci sono centinaia di studi effettuati in tutta Europa da eminenti economisti che mostrano chiaramente l’impatto economico e ambientale positivo di un parco nazionale sul territorio che lo ospita. Come spiegare altrimenti che la vicina Austria, un paese alpino come il nostro, ne abbia creati addirittura sei e che questi sei parchi generano oltre mezzo miliardo di franchi di indotto nel solo settore dei pernottamenti e questo per una spesa dello stato centrale di appena 15 milioni di franchi? Un investimento pubblico più che redditizio! Ci tengo a sottolineare che si tratta di dati ufficiali pubblicati dal governo austriaco e facilmente verificabili.

E questi non sono gli unici parchi nazionali alpini e prealpini con un ottimo rapporto fra investimento e rendimento: ve ne sono in Slovenia, in Baviera, nella Foresta Nera, nelle Alpi francesi e in quelle italiane. Chi di noi, come il sottoscritto, alcuni di questi parchi li ha visitati sa di che cosa parla.

Il parco è stato ideato dai comuni e dai patriziati locali

Quando poi l’autore dell’articolo afferma che il progetto di parco è stato “pilotato da Berna, più precisamente dall’Ufficio federale dell’ambiente”, e che ci è stato “imposto”, o dimostra una sublime ignoranza di come si è giunti al progetto in votazione il prossimo 10 giugno, oppure, cosa che sarebbe molto più grave, travisa volutamente i fatti, speculando sull’ignoranza dei lettori e per influenzare con delle false notizie l’esito del voto. Vero è che l’idea di valorizzare il capitale paesaggistico del nostro territorio tramite la creazione di un parco nazionale e di evidenziarne le meraviglie, è nata nel 2000 proprio qui, nelle teste dei sindaci del nostro comprensorio. Allora non c’era nemmeno una legge che permettesse di farlo questo nuovo parco nazionale, che combina la protezione della natura e la promozione economica, e il governo di Berna, tutt’altro che felice di spendere soldi per un simile progetto, aveva addirittura deciso di rimandare alle calende greche la revisione della legge sulla protezione della natura che avrebbe permesso la creazione di nuovi parchi. Se le cose nel 2004 si sono finalmente mosse, è in particolare grazie a una petizione inoltrata a Berna da 49 sindaci del Locarnese su 50 (i Comuni erano più numerosi prima delle aggregazioni) e all’intervento della deputazione ticinese alle camere federali. Già allora i sindaci del Locarnese erano perfettamente coscienti delle opportunità di sviluppo che la creazione di un parco nazionale nel nostro territorio avrebbe suscitato.

Promotori e mandatari del progetto di parco nazionale sul quale si voterà sono stati i municipi dei comuni di Bosco Gurin, Onsernone, Centovalli, Terre di Pedemonte, Losone, Ascona, Ronco s. Ascona e Brissago. Si è trattato di un processo molto lungo, nel corso del quale abbiamo consultato tutti gli enti e le associazioni attive sul territorio, anche i privati che hanno potuto partecipare alla consultazione pubblica della Carta del parco, come pure innumerevoli specialisti, perché un progetto di queste dimensioni non si improvvisa. Abbiamo negoziato duramente con le autorità cantonali e federali per trovare soluzioni che rispettassero gli interessi di tutti gli abitanti e, non da ultimo, ci tengo a ricordarlo, il parco una volta creato, saremo noi a gestirlo, noi comuni assieme ai nostri patriziati.

Piantiamola quindi di elucubrare su un fumoso e assurdo “complotto internazionale”. Il parco è venuto dal basso e rimarremo sempre padroni in casa nostra.

I sindaci del Locarnese non sono degli imbecilli

Dire, come ha scritto recentemente Sandro Rusconi, uno degli esegeti del “noalparco”, e lo cito testualmente, che “Il progetto parco non dà speranza, dà illusioni, e questo è molto peggio. È come raccontare frottole a un malato per il quale non ci sono cure disponibili. È eticamente indifendibile e insopportabile. I promotori si comportano come sporchi approfittatori”, ebbene dire tutto questo, oltretutto da parte di qualcuno che è esterno a queste realtà comunali, è come dare degli imbecilli e degli “sporchi approfittatori” a tutti i sindaci e alla quasi totalità dei municipali del Locarnese, e mettere in dubbio la fiducia che la popolazione pone in loro, la base stessa della democrazia. Rusconi e i suoi accoliti contraddicono poi addirittura sè stessi, quando da un lato affermano che ci sarebbero altre modalità per rimettere in moto l’economia delle valli del Locarnese, per poi tacciare subito dopo queste stesse valli di “malato per il quale non ci sono cure disponibili”.

Panzane, bufale e false notizie a gogo

Scopo del parco sarebbe, sempre secondo l’autore dell’articolo, “allontanare le popolazioni vallerane per dare spazio a un gigantesco giardino zoologico e botanico” che diventerebbe un ricettacolo di “neobioti invasivi”, i quali, “una volta insediatesi nelle zone centrali, non sarebbe più permesso estirpare, creando dei focolai cronici di pericolo alla salute umana”. Si tratta, permettetemi di usare il termine, di due balle stratosferiche: non solo il parco nazionale del Locarnese sarà un parco antropico in cui uomo e natura sono chiamati a convivere in modo armonioso, ma il suo scopo dichiarato è quello di promuovere lo sviluppo di un’economia sostenibile e florida sul lungo termine. Per quel che concerne le specie invasive, la loro gestione anche con il parco e anche nelle zone centrali continuerà come oggi a essere di competenza del cantone e dei comuni. Questi enti continueranno a intervenire in tutto il parco con i mezzi e gli strumenti esistenti a loro disposizione per evitare un sovrasviluppo delle neofite e delle piante invasive a scapito della flora e la fauna indigene.

La Valle dei Bagni era svizzera

Per chiudere vorrei ancora tornare rapidamente alla questione del cosiddetto parco transfrontaliero, che tanto sembra turbare i nostri “noalparco”. Forse essi non sanno che la Valle dei Bagni, perché è essenzialmente su questa vallata che verte la discussione, non è che l’ultimo pezzo della Valle Onsernone. Si tratta di una valle che è stata fin dal medioevo parte integrante del comune di Onsernone, il quale nel 1406 concesse al Comune di Craveggia dei diritti limitati di transito e di pascolo estivo. Nel 1806, nell’ambito degli sconvolgimenti napoleonici dell’Europa, questa parte alta della Valle Onsernone dovette però essere ceduta al Regno d’Italia, cessione che fu sancita definitivamente nella Convenzione di Acquacalda del 1807. La Valle Onsernone e la Valle dei Bagni, anche se oggi separate dalla storia, formano un unico bacino imbrifero, quello dell’Isorno, e un continuum dal punto di vista morfologico, geologico, botanico e culturale. Il fatto che alcuni comuni italiani confinanti con il futuro parco nazionale del Locarnese siano disposti pure loro a conferire a questi territori, oggigiorno in gran parte abbandonati, lo statuto di zona protetta non ha assolutamente nulla di scandaloso, anzi, illustra l’attrattività del concetto di parco. Va poi precisato che il territorio del parco nazionale del Locarnese sarà gestito e finanziato in base alle disposizioni legislative svizzere, mentre le zone protette confinanti situate in territorio italiano lo saranno in base alla legislazione italiana.

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