I grandi predatori nel Parc Adula

Nov 18 • L'opinione, Prima Pagina • 320 Visite • Commenti disabilitati su I grandi predatori nel Parc Adula

Il 27 novembre, in 17 comuni si vota sull’adesione o no al Parc Adula. L’Associazione Territorio senza Grandi Predatori-GR è preoccupata per le conseguenze di questo nuovo progetto di Parco nazionale, oltre al resto già molto contestato. Secondo la Charta, si deve presupporre che il lupo continuerà a diffondersi, che l’orso nel parco avrà una possibilità di svernare e che il ritorno dei grandi predatori «… porterà a mutamenti nelle forme d’utilizzazione». Nella Charta si giunge perfino al punto di affermare che «dal profilo turistico un Parco nazionale può anche trarre profitto dalla presenza dei grandi predatori.» Essa riflette una visione molto positiva dell’insediamento del lupo e dell’orso. E per di più non spende una sola parola per la minaccia che rappresenta per lo sfruttamento dell’agricoltura di montagna e degli alpeggi, nonché per le conseguenze negative che si ripercuoterebbero sul paesaggio e sulla biodiversità, questi ultimi plasmati dall’accurato e duro lavoro prestato nel corso di molti secoli dai nostri agricoltori di montagna. Lungo il territorio quasi ininterrotto, che comprende in totale addirittura il 30% del territorio del Canton Grigioni e che va dall’attuale Parco nazionale, passando attraverso il Park Ela e il Park Beverin, fino al Parc Adula, si nasconde un potenziale nuovo spazio vitale per i grandi predatori, appunto assai pericoloso, perché favorisce idealmente lo sviluppo di forti popolazioni di lupi. Esperienze fatte nei paesi limitrofi hanno dimostrato che il lupo si moltiplica annualmente del 20-30%. In Francia, per esempio, oggi vivono da 400 a 600 lupi che nel 2016, nonostante vaste misure di protezione delle greggi, hanno sbranato più di 10’000 animali da reddito. Secondo informazioni fornite dalle autorità francesi, nelle Alpi della Savoia, l’85% degli attacchi perpetrati dai lupi ha colpito greggi che erano protette da almeno due distinte misure. Ciò dimostra ancora una volta in più che la protezione delle greggi è inefficace, se non addirittura inutile: i lupi sono animali molto furbi che si adattano in fretta alle nuove condizioni.

Secondo uno studio dell’organizzazione KORA, che si occupa dell’ecologia dei carnivori e della gestione della fauna selvatica, in Svizzera ci sarebbe posto per circa 300 lupi, che – con un tasso di riproduzione del 20-30% – in un anno aumenterebbero di ben 60-90 esemplari. Di conseguenza tutta la zona periferica del Parco e le valli confinanti sarebbero vittime dirette degli attacchi dei lupi. La regione del comprensorio del Parco nazionale Adula è di grande importanza sia per la pastorizia, i cui prodotti sono unici e genuini, che per tutta la popolazione, come spazio ricreativo in campo escursionistico e sportivo. Non va dimenticata anche la funzione della pastorizia in funzione della prevenzione contro eventi naturali catastrofici, come valanghe, frane, ecc. Sono queste le principali ragioni che ci impongono di fare tutto il possibile per contrastare l’abbandono di queste zone montane.

Con la creazione di un parco nazionale, la diffusione dei grandi predatori – che già tuttora sono la causa di grossi problemi per gli animali da reddito, nonché per i contadini e la popolazione delle regioni montane coinvolte – aumenterà ancora più in fretta. Siamo fermamente convinti che già oggi la popolazione indigena dedica particolare cura al proprio territorio e che gli stessi residenti non necessitino di ulteriori paragrafi per proteggerlo meglio. Perciò consigliamo loro di respingere il Parco nazionale Adula.

 

Rico Calcagnini, presidente ad interim «Associazione territorio senza grandi predatori GR»

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