I “giudici stranieri” siedono già nel Tribunale federale

Dic 9 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 522 Visite • Commenti disabilitati su I “giudici stranieri” siedono già nel Tribunale federale

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Si sta assistendo nella vita politica a un numero crescente di avvenimenti che sfidano il buonsenso. Così ho rischiato di strozzarmi con il caffè leggendo a fine novembre un articolo nel quotidiano zurighese “NZZ” (articolo di Katharina Fontana nella NZZ) concernente certi “bisticci in Tribunale federale”. Sembra sia un nuovo sport dei giudici federali quello di infischiarsi bellamente delle decisioni del popolo, della Costituzione e del diritto svizzero, come pure delle decisioni del Parlamento, per dare la priorità al diritto internazionale. Questo comportamento equivale in realtà a un colpo di Stato.
Di cosa si tratta? Una cittadina cinese è entrata nel 2004 in Irlanda per mettere al mondo un figlio. Ciò le ha permesso di ottenere la nazionalità irlandese per suo figlio (e, in pratica, anche per sé stessa), per cui ha beneficiato di un permesso di soggiorno permanente nell’UE e, di conseguenza, della libera circolazione (anche in Svizzera). Un’astuzia maligna per aggirare le norme svizzere sui cittadini di Stati terzi. Va da sé che la Corte di giustizia UE (CGUE) di Lussemburgo ha confermato lo statuto persona. Ma, secondo una sentenza del Tribunale federale svizzero (TF), questa estensione del diritto di soggiorno deve essere riconosciuto anche dalla Svizzera – nonostante che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, recentemente approvata da popolo e cantoni che esige una gestione autonoma dell’immigrazione in Svizzera.
Diritto straniero Costituzione nazionale?
Tanto meglio per la madre cinese e per il suo bambino se ha potuto ottenere la cittadinanza UE, ma non posso ammettere che la Svizzera – in quanto paese non membro dell’UE – sia costretta a imitare questo genere di pratica. Il problema è che il Tribunale federale sta adottando sempre più spesso un comportamento che si può riassumere così: “Noi ci infischiamo totalmente di cosa il sovrano ha deciso nell’urna, per noi conta solo la prassi UE e le sentenze della CGUE”. Un atteggiamento assolutamente intollerabile, un insulto alla democrazia diretta e alle cittadine e ai cittadini svizzeri. Il diritto straniero e il diritto internazionale primeggiano sistematicamente sulla Costituzione federale.
I giudici si pongono al di sopra di popolo e Parlamento

 

Il comunicato stampa del Tribunale federale evidenzia questa concezione inammissibile delle regole della democrazia diretta: “la nuova norma costituzionale sulla gestione dell’immigrazione (art. 121° CF) non costituisce una ragione valida per distanziarsi dalla giurisprudenza della Corte di giustizia UE”. In altre parole, il Tribunale federale si distanzia consapevolmente da una decisione legittima del popolo e pone così la sua stessa istituzione e la Corte di giustizia UE al di sopra della democrazia diretta. Ma i giudici di Losanna non si fermano qui: non solo si pone al di sopra del popolo, ma anche del Parlamento quale legislatore: “Nel contesto dell’ALCP, il Tribunale federale ha deciso che questo trattato è prioritario rispetto al diritto nazionale, anche se, con una legge, il Parlamento si distanzia volontariamente dall’ALCP” (STF 133 V 367). Ciò significa concretamente che, anche se il Parlamento e il Consiglio federale applicassero fedelmente in una legge l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, il TF se ne infischierebbe totalmente. Per i giudici di Losanna, il diritto internazionale è assolutamente prioritario. I diritti del popolo e del Parlamento sono calpestati. Questo atteggiamento equivale a un vero e proprio colpo di Stato.
La democrazia diretta è disprezzata
Per salvare l’onore del Tribunale federale, bisogna rilevare che, sempre secondo questo articolo della “NZZ”, le diverse corti del Tribunale federale emettono delle sentenze molto diverse nell’ottica dell’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Mentre che certe corti di Losanna manifestano molta cautela e moderazione in attesa della legislazione, la seconda corte di diritto pubblico passa oltre – e non è la prima volta che i giudici di questa corte agiscono così – dimostrando un totale disprezzo delle decisioni democratiche. Degli elefanti in una cristalleria. La subordinazione di questa corte alla CGUE è proprio all’origine dei “bisticci” evocati dalla “NZZ”.
Ciò non toglie che l’atteggiamento del Tribunale federale è inquietante. L’arroganza con la quale proprio la corte suprema di giustizia del nostro paese ignora la Costituzione e disprezza le decisioni del Parlamento è inaccettabile. I “giudici stranieri” siedono già a Losanna. È ora di richiamarli severamente all’ordine e di far loro capire, tramite l’iniziativa per l’autodeterminazione, che in Svizzera la Costituzione federale costituisce il diritto supremo del paese.

 

Thomas De Courten, consigliere nazionale, Rünenberg (BL)

 

Berna, 07 dicembre 2015

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