Hermann Hesse: Natale di 100 anni fa

Dic 15 • L'opinione, Prima Pagina • 353 Views • Commenti disabilitati su Hermann Hesse: Natale di 100 anni fa

Non solo per Hermann Hesse, nel dicembre 1917 le prospettive erano piuttosto buie.

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

 

Lo scrittore, premio Nobel e Ticinese d’adozione Hermann Hesse (per più di 40 anni visse a Montagnola, presso Lugano) si esprimeva nel 1917 in modo critico sulla maniera di celebrare il Natale in uso nelle nostre famiglie. Non c’è da sorprendersi, siamo nel quarto anno della prima guerra mondiale. Ai prigionieri di guerra detenuti nei paesi con noi confinanti si spedivano a quel tempo scatole e pacchetti con regali, romanticamente adornati con rametti di abete. Alcuni prigionieri di guerra – riteneva Hesse – nella loro triste situazione avrebbero volentieri sbattuto i bei pacchetti di Natale in faccia ai donatori e calpestato i rametti di abete. Regalare in queste circostanze è qualcosa di insincero e ipocrita. La festa viene inoltre strumentalizzata dalle aziende a scopi pubblicitari, ritiene lo scrittore. Hesse ha però anche un senso di disagio, perché a casa sua – in effetti, solo per i suoi bambini ai quali non vuole togliere la loro gioia – la festa la celebra. È puro sentimentalismo essere carini per una sera con i bambini di fronte all’albero di Natale, altrimenti allevandoli in una realtà che nessuno si augura.

Questa triste realtà, nel 1917, non fa riferimento solo agli eventi della guerra. Hesse chiama per nome anche altri fatti, come li ha vissuti in Svizzera (a quel tempo abitava ancora a Berna): la mortalità infantile, la mancanza di alloggi e, per la popolazione attiva, le quattordici ore lavorative al giorno. A Natale, questa realtà viene nascosta e “si rinuncia ai malinconici ricordi dell’infanzia, deliziandosi in miti e devoti sentimenti”. Hesse non è un rivoluzionario, non fa parte di coloro che cercano un colpevole per i guai di quel tempo, addossandogli la responsabilità di tutto. Se qualcosa va storto, è solo colpa nostra e di nessun altro. Ci sono sì migliaia di forme di credo religioso, ma solo una sorte. “La voce di Dio non viene dal Sinai e non dalla Bibbia, l’essenza dell’amore, della bellezza, della santità non è nel cristianesimo, nell’antichità, non in Goethe, non in Tolstoi – è in te, in te e in me, in ognuno di noi.” E allora? Si dovrebbe eliminare il Natale e, al suo posto, meditare sulla strada della ricerca di se stesso? Per niente, dice Hesse: “Accendete l’albero di Natale per i vostri bambini! Fateli cantare i canti natalizi! Ma non ingannate voi stessi, non accontentatevi sempre e di più di questo misero, romantico e logoro sentimento con cui voi tutti celebrate le vostre feste! Pretendete di più da voi! Perché anche l’amore e la gioia, quella cosa misteriosa che chiamiamo “felicità” non sono da qualche parte qui o là, sono solo in noi”.

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