Gripen: un investimento nella sicurezza

Mar 21 • L'opinione • 921 Visite • Commenti disabilitati su Gripen: un investimento nella sicurezza

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

 

Intervento di Peter Regli su Zeitfragen del 14.1.2013

Peter Regli, ticinese di Airolo,  divisionario a riposo, già capo dei servizi segreti e pilota militare, allontanato dal suo posto da quella vergogna dell’UDC che è stato il consigliere federale Adolf Ogi. Regli fu pienamente riabilitato, ma troppo tardi per riparare al gravissimo torto subito. Continuò comunque ad occuparsi a fondo  dei problemi di sicurezza e di difesa del paese. Fu invitato da me a tre riprese per tenere conferenze su questo tema, sempre istruttive e convincenti, seguite da pubblico numeroso e attento. Quest’anno saremo chiamati a votare sull’acquisto o no dei 22 Gripen proposto da Governo e Parlamento. Personalmente auspico una vittoria schiacciante dei sì, a conferma della volontà del popolo svizzero di difendere la sua indipendenza, sovranità e neutralità, e a scacco di squallidi personaggi che vorrebbero una Svizzera senza esercito, indifesa e quindi obbligatoriamente dipendente, cioè serva. Sono, questi individui, a mio modesto parere, puri e semplici traditori, oppure ingenui e sciocchi idealisti che sognano ad occhi aperti. Tertium non datur.

Il comune cittadino fatica a capire cosa sia necessario e cosa no per una difesa efficace del paese. Potrebbe legittimamente pensare che 22 Gripen verrebbero eliminati in poche ore da potenze tipo USA o anche solo Germania o Francia. Sa però che l’arma decisiva e invincibile è la volontà di resistere fino all’ultimo respiro. Gli Afghani, nel corso della loro storia, sono stati invasi più volte da eserciti stranieri di una potenza decupla o centupla della loro, ma tutti, dal primo all’ultimo, ci hanno lasciato le penne. Nel dopoguerra niente di meno che l’impero sovietico e gli USA con il sostegno dei servi europei della Nato. Sono convinto che il popolo svizzero, nella sua grande maggioranza sana e integra, auspica una simile difesa ad oltranza. Lo ha dimostrato respingendo già tre volte, e sempre a grande maggioranza, le iniziative dei traditori marchiati “per una Svizzera senza esercito” e accettando, anni fa, l’acquisto degli F/A-18 “Hornet” al posto dei Mirage. Il popolo svizzero sa anche che i suoi quadri militari e – con qualche certezza in meno e qualche dubbio in più – i suoi politici, sono all’altezza del compito e impermeabili alla corruzione. Se l’approfondimento dell’informazione non basta per determinare un convincimento di voto, sa di poter contare sul parere di questi suoi quadri. Peter Regli non fa più parte dei quadri attivi, ma rimane uno dei massimi esperti svizzeri in fatto di “intelligence” e difesa militare. Vediamo quindi le sue tesi nell’articolo intitolato: “Sovranità aerea nazionale e nostri politici”.

La Svizzera è un esempio di successo. Nel cuore dell’Europa si segnala con la riuscita commerciale, la stabilità finanziaria, la democrazia diretta effettiva, la pace e l’ordine interni e un elevato standard di vita. Grazie al freno alle uscite le finanze sono sotto controllo. Malgrado il franco forte e le pressioni dell’estero l’economia è fiorente. Solo con una sicurezza garantita, in una situazione internazionale sempre più critica ed esplosiva, potremo preservare la libertà e il successo economico. Garantire la libertà è compito dello Stato. Colonne portanti della difesa sono il servizio segreto, la polizia, la giustizia, il corpo delle guardie di confine, l’esercito, la protezione civile e  le organizzazioni volontarie. Un contributo notevole lo danno anche la politica estera e quella economica. Queste “colonne portanti” funzionano solo se si attribuiscono loro mezzi e competenze permanenti. Responsabili che ciò avvenga sono Confederazione e Cantoni. Le esperienze degli ultimi anni hanno dimostrato che le possibilità delle autorità civili in caso di grandi catastrofi o di crisi durature si esauriscono già dopo pochi giorni. A quel momento le autorità civili fanno appello alla Confederazione, che fa intervenire la sua “riserva”: l’esercito. L’esercito odierno è multifunzionale e può intervenire in tempi brevissimi. In tutto il paese l’esercito è il solo organismo che può intervenire tempestivamente in caso di crisi, catastrofi e conflitti di ogni genere.

Foto Gripen 2

È la sola “riserva strategica” nella politica di sicurezza del governo federale.

La Svizzera è uno stato sovrano. Sul suo territorio è sola responsabile per la sicurezza sul terreno e nell’aria, che deve essere sorvegliata, controllata e se necessario anche difesa. È un compito che la costituzione affida esplicitamente all’esercito. Dal punto di vista amministrativo, la sovranità aerea è sotto responsabilità dell’Ufficio federale per l’aviazione civile. L’applicazione pratica delle prescrizioni civili viene però affidata all’esercito, la cui aviazione saprebbe garantire la sovranità con ogni tempo, 24 ore su 24, giorno e notte, 365 giorni all’anno. Questa attività è uno dei compiti principali dell’aviazione militare, che a tale scopo dispone di radar, difesa contraerea e aeroplani da combattimento. Per identificare oggetti che penetrano senza autorizzazione nel nostro campo aereo sono necessari aerei con uomini a bordo. Questi uomini devono esercitare le manovre occorrenti giorno e notte, con qualsiasi tempo e fino a grande altitudine. Attualmente per questo compito hanno a disposizione 33 F/A 18.

Nel 2013 la situazione in Europa si è ulteriormente aggravata. Nessuno può dire quali saranno le conseguenze in materia di sicurezza della situazione catastrofica dell’economia e della finanza, con conseguenti possibili disordini popolari. Immigrazione fuori controllo, criminalità organizzata, islamismo con il terrorismo globalizzato, estremismi violenti, proliferazione di armi di distruzione di massa, guerra cibernetica e altre minacce, possono in un brevissimo lasso di tempo dare origine  a scenari spiacevoli e difficili da controllare, estesi anche a più paesi. I governi possono perdere in men che non si dica il controllo della situazione. È perciò necessario “pensare l’impensabile” e “aspettarsi l’inaspettato”. Uno Stato il cui governo non si allena con adeguati esercizi ad affrontare possibili crisi e agisce soltanto sulla base di una formazione teorica corre rischi gravissimi. In caso di crisi complessa e prolungata si deve poter garantire la sovranità aerea. La Svizzera dovrebbe, 24 ore su 24, avere in aria al minimo 4 F/A 18, 2 a est e 2 a ovest del paese. Dopo 2 settimane non avremmo più aerei in grado di volare, per necessità di riparazioni e sostituzioni di pezzi dovuta all’usura di molte ore di volo. Saremmo ugualmente in grado di accertare che qualcuno è penetrato nel nostro spazio aereo, ma non potremmo verificarne l’identità né costringerlo ad atterrare o a lasciare il nostro spazio. Il nostro paese non sarebbe più in grado di far fronte ai suoi impegni internazionali di neutralità armata (“Accordo sui diritti e i doveri dei paesi neutrali” del 1907). La sicurezza dello spazio aereo va anche garantita in occasione di importanti organizzazioni internazionali (ONU, G8, OCSE, WEF, Euro 08, Olimpiadi, campionati europei o mondiali, ecc.). Alle recenti Olimpiadi di Londra abbiamo avuto la prova che la sicurezza aerea non può essere garantita senza intervento dell’esercito. Servivano allo scopo radar, antiaerea, aerei da combattimento ed elicotteri (“Air Security Plan”). Importante fu anche l’effetto deterrente (“deterrence”) ottenuto con la pubblicità fatta ai mezzi di difesa messi in atto. Army, Royal Navy e Royal Air misero a disposizione 23’000 uomini, di cui 2’500 per la sola aviazione.

La nostra arma aerea ha grosse lacune. I Tiger F-5 non sono più all’altezza dei tempi e devono essere dismessi  il più rapidamente possibile. I 22 nuovi aerei sostituiranno parte di questi vecchi 54 Tiger. Su incarico del Consiglio federale gli specialisti del Dipartimento militare (piloti collaudatori, ingegneri, acquirenti, ufficiali di stato maggiore) hanno esaminato molteplici possibili varianti, lavoro durato anni ed eseguito nel modo competente, professionale e non soggetto a corruzione tipico del nostro paese. Data la situazione finanziaria attuale il CF ha deciso nel dicembre 2011 l’acquisto di 22 JAS-39 Gripen E. Questo aereo vola oggi nella versione C/D per Svezia, Ungheria, Cechia, Sudafrica e Tailandia. Ha un solo  motore, con costi più bassi per l’acquisto ma anche per i servizi e la manutenzione. Potrebbe garantire la sicurezza aerea ma anche assolvere compiti di esplorazione e di attacco di bersagli sul terreno. Con questo acquisto la nostra aviazione sarebbe in grado di far fronte ai suoi impegni sia in tempi tranquilli che in quelli di tensioni o di conflitti.

SAAB (Svenska Aeroplan Aktiebolaget): nel 1937, tempo politicamente inquieto, la Svezia si rese conto della convenienza di poter contare su una propria industria aerea per non dipendere da altri. Il primo aereo a reazione prodotto dalla SAAB volò nel marzo 1947: era il SAAB J-21R. Vennero poi l’AJ-29 Tunnan, l’A-32 Lansen, il J-35 Draken (che fu concorrente del Mirage poi scelto dalla Svizzera), l’AJ-37 Viggen e per finire lo JAS-39 Gripen, spina dorsale dell’attuale e futura flottiglia aerea svedese (“Flygvapnet”).

L’industria aerea svedese si è fatta un’ottima reputazione in 75 anni di produzione di aerei di alta qualità, affidabili e al passo con i tempi. Si può perciò aver fiducia nella sua capacità di sviluppo dell’attuale JAS-39 C/D per passare al modello dei prossimi decenni che sarà lo JAS-39 E. Ognuno capisce che il Gripen Demonstrator del 2013 non può essere identico all’apparecchio di serie del 2018. Anche i concorrenti Rafale (F) e Eurofighter (D) del 2018 saranno differenti dai modelli attuali. Questa continua evoluzione della capacità di combattimento è comune e necessaria nell’aviazione militare. La famiglia F/A 18 Hornet partì con i modelli A-B ed è adesso alle varianti –E/F.

Ultimate le valutazioni e la scelta del CF, subito si sono fatti vivi avversari del modello di aereo e avversari dell’acquisto. I perdenti della valutazione, in special modo quelli francesi, hanno mobilizzato contro la decisione tutto quel che potevano mobilizzare, media, agenzie di pubbliche relazioni e singoli politici. Il PS, nel suo programma del 2010 (quello demenziale voluto dal suo presidente dei giovani Cedrich Wermuth, adesso consigliere nazionale) vuole l’abolizione dell’esercito, esattamente come la voleva dal 1917 al 1937. L’aviazione è componente importante dell’esercito. Nel PS e, per motivi ideologici, anche nei verdi non potremo contare su molti aiuti. Potremo dunque contare solo sui partiti borghesi, che però finora non sembrano avere le idee chiare. Il CF debole e cedevole nei confronti del GSsE (gruppo per una Svizzera senza esercito) sta conducendo da anni una politica di risparmi e restrizioni finanziarie invece che volta a rispondere alle minacce possibili e ai bisogni concreti. Da 20 anni il CF ha tolto ogni anno da 46 a 273 milioni all’anno al budget militare. Anche adesso vorrebbe togliere alla componente terrestre quel che dovrebbe dare all’aviazione. Tocca quindi al parlamento, dove i borghesi hanno una chiara maggioranza, confermare con chiarezza la propria decisione dell’autunno 2011  (esercito con 100’000 uomini, 5 miliardi di franchi all’anno, acquisto dei Gripen in sostituzione parziale dei Tiger tecnologicamente fuori corso) e farla rispettare dal governo. I franchi tiratori di questi partiti devono essere ricondotti alla ragione. Una difesa valida non si può inventare dal nulla quando se ne presenta la necessità. Bisogna sempre essere pronti, minuto dopo minuto. Questo stato di cose potrebbe ancora cambiare fino in primavera se il Parlamento riesce a obbligare il CF a stanziare i 5 Mrd Fr decisi da CN e CS!

Il parlamento è stato chiamato a decidere nell’estate e in autunno 2013. Toccherà presto al capo del Dipartimento militare, Ueli Maurer, ai suoi collaboratori, agli specialisti e ai media indipendenti informare adeguatamente la popolazione. Il popolo dovrà d’altra parte seguire con critica attenzione le attività e il comportamento dei suoi rappresentanti borghesi in parlamento.

In conclusione si può dire che le procedure di valutazione sono state condotte in modo corretto e esaustivo, come ha potuto constatare l’apposita sottocommissione della commissione di sicurezza del CN. La lacuna temporale tra ordine d’acquisto e fornitura degli apparecchi dovrà essere colmata con l’affitto di una squadriglia di Gripen C/D dell’aviazione svedese, cosa che darà anche la possibilità di un’adeguata istruzione e preparazione dei nostri piloti.

Nel dicembre 2012 il parlamento svedese ha deciso, con il sostegno di gran parte dei socialdemocratici, l’acquisto di 40 a 60 JAS-39-Gripen E per la propria aviazione. Questa decisione positiva è però condizionata alla firma di un contratto statale tra Svezia e Svizzera per l’acquisto da parte elvetica dei 22 apparecchi previsti. Il CF ha fatto una buona scelta. L’ultima parola la avrà il popolo, il 14 maggio  2014.

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