Grande varietà di programmi per la prossima stagione

Giu 30 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 212 Visite • Commenti disabilitati su Grande varietà di programmi per la prossima stagione

Spazio musicale

I mesi scorsi gran parte delle organizzazioni concertistiche e teatrali hanno pubblicato il programma per la stagione 2017/2018. Non avrebbe senso, in questa sede, elencare tutte le manifestazioni (i particolari sono facilmente reperibili su Internet). Mi limito pertanto a mettere in evidenza qualche aspetto speciale. Comincio dal Lucerne Festival, dall’Opernhaus di Zurigo e dalla Scala, in attesa di dedicare più tardi ampio spazio a quanto si farà nel Cantone Ticino.

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A proposito del Lucerne Festival così scrive l’ufficio stampa: “Nell’estate 2017 il Lucerne Festival si dedicherà al tema dell’identità: una questione che affronta da vicino come, nel presente e nella storia, l’essere umano venga condizionato dalle sue origini, dalla patria, la fede, la cultura e la religione. Molti musicisti sono costretti a confrontarsi con un quotidiano che cambia continuamente: come i nomadi, essi viaggiano in tutto il mondo per esibirsi un giorno a New York e quello dopo a Tokio. I profughi che dalle zone di guerra giungono in Europa cercano una via tra desiderio di integrazione e mantenimento della propria identità.” Faccio alcune riserve in merito a queste affermazioni. I musicisti devono indubbiamente applicare versatilità, tuttavia non tanto per adattare le loro prestazioni ad ascoltatori che mutano da luogo a luogo quanto per interpretare fedelmente composizioni di provenienza e carattere diversi. Quanto ai profughi il testo riprodotto semplifica e addolcisce alquanto una situazione per molte ragioni assai problematica. Ancora una volta sottolineo che le opere d’arte si prestano male a trattare i grandi problemi politici, economici e sociali poiché questi hanno moltissime sfaccettature e un lavoro teatrale o musicale non può considerarle tutte: nascono pertanto visioni parziali e spesso fuorvianti. A Lucerna l’”Idomeneo” di Mozart verrà dato “in una nuova versione con i profughi”. Speriamo in bene.

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Anche per la stagione 2017/2018 l’Opernhaus di Zurigo presenta una larga messe di nuovi allestimenti e riprese. I responsabili del teatro, nel dare il benvenuto al pubblico, non risparmiano i toni enfatici: “L’arte vive di promesse del nuovo. Vogliamo, rivolgendoci all’arte, vivere ciò che è speciale e mai fatto prima d’ora. Vogliamo perseguire l’impensato, il non visto e il non udito …………. In un teatro d’opera le prime assolute sono i mezzi più forti per mantenere le promesse del nuovo. Sono spedizioni nell’aperto. Entusiasmano e distruggono, commuono e pretendono e danno un futuro ai generi opera e balletto.” Verrebbe voglia di dire ai signori dell’Opernhaus: calma. Esiste un passato validissimo e ricchissimo di capolavori che andrebbe conservato presentandolo in modo da non comprometterne le caratteristiche (il pubblico non è così ottuso che, senza sconvolgere tempi e luoghi, non capirebbe niente). D’altra parte è giusto incoraggiare intensamente la produzione di lavori nuovi; i loro autori dovrebbero però tener presenti i desideri degli spettatori e non addentrarsi, come spesso fanno, in un intellettualismo complicato e astruso. Il teatro d’opera, come del resto ogni manifestazione artistica, potrà vivere solo grazie a un equilibrio tra l’utilizzazione rispettosa dei capolavori d’altri tempi e una produzione moderna valida.

In fatto di novità l’Opernhaus nella prossima stagione offrirà un progetto operistico di Heinz Holliger e, nel campo della danza, un balletto a serata intera di Edward Clug che affronterà un soggetto di gran peso: Faust. Davvero il teatro zurighese non manca di coraggio. La stagione scorsa mise in scena la Messa da requiem di Verdi, questa volta si cimenta con il massimo capolavoro della letteratura tedesca.

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Assai ricca sarà la stagione della Scala, che mi sembra orientata a ricuperare valori trascurati negli ultimi decenni: caso o avvio di una tendenza voluta? L’inaugurazione avverrà con “Andrea Chénier” diretto da Riccardo Chailly e la partecipazione di Anna Netrebko. Nell’ambito di una attenzione rivolta finalmente anche al teatro verista ci sarà “Francesca da Rimini” di Zandonai, affidata a Fabio Luisi. Sicuramente con grande soddisfazione verrà accolto il ritorno di “Aida” con le imponenti scene di Lila De Nobili e la regia di Franco Zeffirelli (in tal modo il teatro milanese celebrerà i suoi novantacinque anni). “Fierrabras” renderà giustizia allo Schubert operista, troppo a lungo trascurato. Con particolare piacere noto che il progetto di allestire regolarmente opere settecentesche secondo la prassi esecutiva originale continuerà con “La finta giardiniera” di Mozart, diretta da Diego Fasolis.

Nel campo della danza salta all’occhio “Le corsaire”, coreografia Anna-Marie Holmes da Marius Peitpa e Konstantin Sergeyev, musica riorchestrata da Kevin Galiè, scene e costumi di Luisa Spinatelli, luci di Marco Filibeck e direttore musicale Patrick Fournillier. Si tratta di una nuova produzione. A proposito la Scala comunica: “Con una nuova scenografia e costumi espressamente realizzati per questo debutto, sarà la prima produzione di “Il Corsaro” che la Scala avrà nel suo repertorio da quando, nell’Ottocento, su questo palcoscenico venne messo in scena da Giovanni Galzerani il primo balletto basato su “The Corsair” di Lord Byron (nel 1826), e nel 1857 da Domenico Ronzani. Complessa e articolata l’evoluzione di questo balletto, spesso presentato nel suo più celebre ‘pas de deux’ (portato a fama immortale de Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn negli anni Sessanta)”.

Proprio a Nureyev, come omaggio per l’ottantesimo anniversario della nascita e il venticinquesimo anniversario della scomparsa, verrà dedicata nel mese di maggio una “Serata” speciale con grandi nomi della danza.

 

Concorso di organo a Mendrisio

In una regione come il Cantone Ticino, dove le manifestazioni musicali sono particolarmente numerose e generalmente di qualità elevata, voler dar vita a una nuova iniziativa può sembrare una avventatezza. Ma quando qualcuno, per attuare una idea precisa, non lesina coraggio e buona volontà, allora risultati importanti sono sempre possibili. Quel coraggio e quella buona volontà hanno avuto recentemente due persone: il maestro Stefano Molardi, professore al Conservatorio di Lugano, per la parte artistica e la signora Aixa Torriani per quella amministrativa. Entrambi hanno lavorato con forte determinazione e largo impiego di tempo. L’esito è stato il Primo concorso internazionale di organo antico in Ticino tenuto nella Chiesa di San Sisinio a Mendrisio dal 1. al 3 maggio. Si è trattato di un avvenimento che spicca soprattutto per tre ragioni. La prima è l’originalità: non ancora una stagione di musica sinfonica o da camera, campi nei quali il Ticino si distingue già molto abbondantemente e validamente, ma un concorso dedicato a uno strumento singolo. La seconda ragione è costituita dal fatto che l’organo utilizzato presenta caratteristiche speciali e rappresenta pertanto, già in sé, un motivo di interesse. Si tratta – spiega il prospetto del concorso – di un “organo a trasmissione meccanica collocato in cantoria sulla controfacciata della chiesa, costruito nel 1822 da Eugenio Biroldi su un preesistente organo Reina del 1768”. Infine la terza ragione risiede nel numero e soprattutto nella qualità dei partecipanti. Sono giunti da sette nazioni, prevalentemente dall’Italia. A valutarne le prestazioni è stata una giuria comprendente lo stesso Molardi, presidente, Johannes Strobl e Gabriel Wolfer. Ha vinto il primo premio Mattia Marelli, il secondo Frank Lukas e il terzo Nicolò Sari. Mi rallegro che la manifestazione verrà ripetuta ogni due anni; il prossimo appuntamento è dunque per il 2019.

Carlo Rezzonico

 

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