Gli affabulatori e i manipolatori di cifre dell’asilo

Mag 6 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 78 Views • Commenti disabilitati su Gli affabulatori e i manipolatori di cifre dell’asilo

Editoriale di Adrian Amstutz, consigliere nazionale (BE)

La Confederazione versa oggi ai cantoni un forfait d’integrazione di 6’000 franchi per rifugiato riconosciuto e per persona ammessa provvisoriamente – oltre a tutti gli altri costi che queste persone provocano. Simonetta Sommaruga, ministra dell’asilo, vuole portare questo importo a 18’000 franchi. L’«agenda dell’integrazione» della consigliera federale Sommaruga presenta tuttavia qualche grosso punto debole.

Il principio «investire oggi», per «risparmiare domani» non funziona nel settore dell’asilo

Come d’abitudine a ogni intervento della signora Sommaruga, i media hanno accolto con entusiasmo il suo «piano direttore dell’integrazione» (citazione da 20 Minuten). Ancora una volta si lasciano sedurre dal fallace argomento secondo il quale queste spese supplementari fatte oggi permetteranno di risparmiare domani. È bello in teoria, ma non funziona nella pratica. O allora ci sono sfuggiti i grandi risparmi fatti nel settore dell’asilo? Da quando la signora Sommaruga è entrata in funzione, i costi dell’asilo sono passati dai quasi 750 milioni di franchi del 2011 ai probabilmente oltre 1,7 miliardi di franchi nel 2018. Non è compreso in questo importo il costo dei centri federali d’asilo, passato da 44 a 200 milioni di franchi durante lo stesso periodo. A questi montanti bisogna aggiungere poi i miliardi di franchi a carico dei cantoni e dei comuni.

L’integrazione non può essere l’obiettivo per le persone ammesse provvisoriamente

L’«agenda dell’integrazione» concerne anche il numero crescente di «persone ammesse provvisoriamente». Con una naturalezza che lascia allibiti, la signora Sommaruga ignora il vero significato di questo concetto, partendo dal principio che le «persone ammesse provvisoriamente» rimangono definitivamente in Svizzera, il che contrasta totalmente con l’idea di provvisorio. Il permesso di dimora F («persone ammesse provvisoriamente») costituisce una misura di rimpiazzo applicabile quando il richiedente l’asilo è oggetto di una decisione di rinvio, ma l’esecuzione della misura di rinvio o di espulsione non è possibile, ammissibile o accettabile, per riprendere i termini dell’articolo 83 della legge sugli stranieri. Dal momento in cui questi motivi non sono più validi, il rinvio deve essere eseguito. L’obiettivo di un’ammissione provvisoria non può quindi essere un’integrazione, ma deve essere l’esecuzione più rapida possibile della misura di rinvio. È ciò che prevede la legge sull’asilo nel suo articolo 84. L’aumento del forfait d’integrazione per le persone ammesse provvisoriamente è perciò in totale contrasto con la legge.

Redditi elevati nonostante un aiuto sociale elevato?

Il Consiglio federale annuncia un tasso d’attività lucrativa irrealistico fra i rifugiati, per farci credere che uno sforzo supplementare – quindi ancora più soldi – potrebbe aumentare questo tasso. Secondo il governo, la metà dei rifugiati e delle persone ammesse provvisoriamente in Svizzera eserciterebbe un’attività lucrativa entro sette anni dal suo arrivo nel nostro paese. Come conciliare questa affermazione con il tasso dell’aiuto sociale fra i rifugiati, stabile da diversi anni al livello incredibilmente alto dell’86-89%? Questa cifra concerne i gruppi di persone di cui la Confederazione è finanziariamente responsabile, ossia per un periodo di cinque anni per i rifugiati e di sette anni per le persone ammesse provvisoriamente. In seguito, la responsabilità finanziaria passa ai cantoni e ai comuni.

Orbene, non si vede per quale ragione il tasso dell’aiuto sociale si abbasserebbe drasticamente al momento in cui i comuni devono assumersi il costo di questo aiuto. Una persona che per sette anni non è stata capace di mantenersi finanziariamente da sola, non lo sarà certo improvvisamente l’ottavo anno. Il confronto del tasso dell’aiuto sociale estremamente elevato con quello dell’attività lucrativa, sembra indicare che molti rifugiati lavorano un poco o sono impiegati in programmi di lavoro sovvenzionati dallo Stato, ma che dipendono comunque ancora dall’aiuto sociale. Il tasso elevato, da ormai diversi anni, dell’aiuto sociale nel settore dell’asilo, permette di trarre anche un’altra conclusione: i numerosi sforzi d’integrazione, i molteplici programmi d’integrazione e l’esercito di preposti all’uopo non servono a niente. La realtà è che, ancora una volta, la signora Sommaruga cerca di nascondere dei problemi irrisolti sotto un flusso supplementare di denaro.

Incentivi controproducenti all’indirizzo dei cantoni

L’«agenda dell’integrazione» prevede che ai cantoni che non possono dimostrare un tasso di attività lucrativa di almeno il 50% nel settore dei rifugiati, si debbano diminuire i sussidi federali. È perciò facile immaginare ciò che succederà: i cantoni impiegheranno un numero ancora maggiore di quello di oggi di persone dell’asilo in lavori occasionali o in programmi occupazionali tanto insensati quanto onerosi che, a lungo termine, non sono utili né all’economia in generale, né alla persone coinvolte in particolare. L’obiettivo primario dei cantoni non sarà integrare queste persone, bensì di raggiungere a qualsiasi prezzo il tasso prescritto per evitare di dover rimborsare i versamenti della Confederazione.

Conclusione

Invece di continuare a sperperare centinaia di milioni di franchi nel settore dell’asilo e dei rifugiati, sarebbe ora di occuparsi dei nostri giovani e dei nostri salariati anziani che hanno sempre più difficoltà a evitare l’estromissione da un mercato del lavoro sempre più ambito.

Berna, 02 maggio 2018

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