Gli accordi bilaterali e l’iniziativa per l’autodeterminazione

Ott 14 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 632 Visite • Commenti disabilitati su Gli accordi bilaterali e l’iniziativa per l’autodeterminazione

Roland Rino Büchel, consigliere nazionale, Oberriet (SG)

Roland Rino Büchel, consigliere nazionale, Oberriet (SG)

“Siete pro o contrari agli accordi bilaterali?” Questa domanda è stata onnipresente durante questa campagna elettorale. Essa dimostra che i polemisti di centrosinistra non s’interessano per niente al contenuto degli accordi bilaterali. Ciò che conta per questa alleanza anti-UDC, composta dagli avversari politici dell’UDC e dai media, è che degli “accordi bilaterali” siano stipulati. L’unica risposta da dare a questa domanda è quindi molto semplice: “Nessuno è contrario a degli accordi bilaterali quando il contenuto di questi accordi è nell’interesse delle due parti contrattuali.” Posta correttamente, la domanda dovrebbe essere formulata così: “Gli accordi bilaterali sui quali il popolo svizzero s’è pronunciato il 21 maggio 2000 (gli accordi bilaterali I) sono veramente equilibrati?” Il 9 febbraio 2014, popolo e cantoni hanno risposto NO a questa domanda, accettando l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Bisogna tuttavia constatare che la non-applicazione di iniziative popolari accettate dal sovrano è diventata ordinaria amministrazione da qualche anno a questa parte. I funzionari e i politici della Berna federale non si preoccupano minimamente di applicare le iniziative a loro sgradite. Ed è esattamente a questo livello che interviene l’iniziativa per l’autodeterminazione. Essa riunisce le condizioni giuridiche necessarie all’applicazione fedele delle iniziative popolari approvate. L’origine politica di queste iniziative non deve avere alcun ruolo.

 

Domanda posta male

Ci si chiede regolarmente, durante le manifestazioni elettorali, se siamo a favore o contro gli accordi bilaterali. Le persone che interrogano in questo modo non hanno capito nulla della materia o cercano consapevolmente di polemizzare. E perché questa discutibile retorica prevale nei dibattiti? Perché molti partiti hanno fatto della propaganda elettorale in questo senso nella stampa scritta, nei volantini e sui manifesti. Il fatto che i giornalisti riprendano senza il minimo spirito critico questa formulazione è quantomeno deprimente.

 

Chiariamo innanzitutto il concetto di “bilaterale”. Esso si compone delle parole “bi” (due) e laterale. Si tratta perciò di un accordo implicante due controparti e sul quale non c’è di principio nulla da obiettare. Ma ci sono tre importanti domande da porre:

 

  1. Qual è il contenuto del contratto bilaterale?
  2. Una controparte è privilegiata rispetto all’altra?
  3. Se sì, perché?

 

Che cosa s’intende in realtà, quando si parla “degli” accordi bilaterali? Probabilmente gli accordi bilaterali I. Questi sono stati stipulati fra la Svizzera e quella che allora era la Comunità europea e sono entrati in vigore il 1° giugno 2002. Quando, a mia volta, chiedo quali accordi facciano parte di questo primo pacchetto, non ricevo generalmente alcuna risposta oppure ricevo solo delle risposte lacunose.

 

Il popolo svizzero ha approvato, il 21 maggio 2000, il decreto federale volto all’approvazione dei sette accordi seguenti:

 

  • accordo di cooperazione scientifica e tecnologica
  • accordo su certi aspetti dei mercati pubblici
  • accordo sul riconoscimento reciproco delle valutazioni di conformità
  • accordo sul commercio di prodotti agricoli
  • accordo sul traffico aereo
  • accordo sul trasporto di merci e di persone su ferrovia e su strada
  • accordo sulla libera circolazione delle persone

 

La Svizzera ha però concluso oltre 250 altri accordi con l’Unione europea.

 

Il problematico accordo sulla libera circolazione delle persone

 

Consultiamo ancora una volta le spiegazioni di voto del Consiglio federale del 21 maggio 2000(1). In particolare vi si legge:

 

  1. “Come mostrano le esperienze nell’UE, i timori dei comitati referendari secondo cui la Svizzera sarebbe invasa da cittadini comunitari non sono motivati. In realtà, i movimenti migratori all’interno dell’UE sono esigui.”
  2. “Studi indipendenti sono giunti alla conclusione che non vi saranno ripercussioni negative sul mercato del lavoro e sui salari.”
  3. “Non si prevede nemmeno un massiccio aumento dei medici stranieri, vista l’elevata densità di medici già presenti in Svizzera.”

 

Che cosa succede, invece?

 

  1. Un movimento migratorio massiccio s’è messo in marcia verso la Svizzera. Il Consiglio federale stimava che la Svizzera avrebbe dovuto far fronte a un’immigrazione netta di 10’000 persone l’anno. Oggi siamo a oltre 80’000 persone in cifra netta e in media annuale.
  2. Molte regioni e diversi settori soffrono di forti pressioni sui salari. Inoltre, il numero di persone senza lavoro non smette d’aumentare. Nel mese d’agosto 2015, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 3,2% contro l’1,5% del giugno 2001, ossia il doppio(2). Sempre più residenti svizzeri sono estromessi dal mercato del lavoro.
  3. La Svizzera ha omesso di formare un numero sufficiente di medici, cosicché deve reclutarne in continuazione all’estero.

 

Le valutazioni del Consiglio federale erano totalmente irrealistiche.

 

Accettazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”

Il 9 febbraio 2014, popolo e cantoni hanno approvato l’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa”. Questa disposizione figura ora nella Costituzione federale. Quanto all’iniziativa per l’autodeterminazione, essa chiarisce la situazione quando dei trattati internazionali (per esempio gli accordi bilaterali I) e delle norme della Costituzione federale sono materialmente in contraddizione.

 

L’art. 5 cpv 1 e 4 dell’iniziativa popolare recitano: “(…) La Costituzione federale è la fonte suprema del diritto della Confederazione Svizzera. (…) La Costituzione federale ha rango superiore al diritto internazionale e prevale su di esso, fatte salve le disposizioni cogenti del diritto internazionale.”

 

Conseguenza di questa regolamentazione: applicando le disposizioni costituzionali, la Confederazione deve adattare i trattati internazionali non conformi alla Costituzione federale. Non è l’UDC a trarre beneficio dell’iniziativa per l’autodeterminazione. I soli beneficiari ne saranno il popolo e i cantoni, perché questa iniziativa garantisce che le iniziative popolari accettate siano effettivamente applicate. Che piaccia o no agli avversari di queste iniziative. Quest’ultimo aspetto non sarà più, fortunatamente, determinante.

 

(1) Fonte:https://www.bk.admin.ch/themen/pore/va/20000521/index.html?lang=fr
(2) Fonte: https://www.amstat.ch/v2/index.jsp

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