Gabriele Pinoja – Intervista a fine mandato

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Pinoja

Il prossimo 24 gennaio, il congresso cantonale UDC eleggerà un nuovo presidente. È d’uopo che al presidente uscente Il Paese ponga qualche domanda e una valutazione del passato quadriennio, nonché dell’eredità che lascia al successore, e gli auspici per il futuro del partito.

 

Innanzitutto, il passato…

 

I.P.: Con quali aspettative assunse quattro anni fa la presidenza di UDC Ticino? E quante di queste aspettative si sono avverate?

G.P.: Quando si assume un incarico come quello di presiedere un partito politico lo si fa con entusiasmo. Le aspettative erano molte e di diverso tipo;  c’erano indubbiamente quelle elettorali, le quali, in fondo, sono quelle che permettono di valutare il successo o no di una dirigenza e ci sono quelle legate all’organizzazione, alla struttura del partito, che sono l’indispensabile supporto al successo, alla buona riuscita delle prime. Cammin facendo poi, si scopre che gli obiettivi possono essere fissati a lungo termine, una legislatura di solito, ma tanti si creano molto più a breve termine.

Tra le aspettative avverate, sicuramente la crescita in numeri del partito. In tutte e tre le elezioni, comunali cantonali e federali,  siamo cresciuti.

Qualche difficoltà in più invece , l’ho riscontrata nello strutturare al meglio la direttiva del partito.

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I.P.: Quali gli insuccessi? E quali le cause?

G.P.: Tra gli insuccessi citerei il mancato perfezionamento della comunicazione all’interno del partito, legata alla nuova figura di un addetto dei media semi-professionista, (il tentativo l’abbiamo fatto, ma senza successo) oppure l’implementazione di una struttura organizzata permanente e sempre pronta in occasione di iniziative, referendum o petizioni. Nel primo caso, malgrado le provate capacità, la persona assunta non rispecchiava la nostra filosofia politica, nel secondo caso invece, malgrado i giovani UDC ci abbiano sempre dato un grande aiuto, trovare gente che si mette a disposizione per un compito non facile, non retribuito e che prende molto tempo, è estremamente difficile.

I.P.: L’UDC è in Ticino un partito piccolo che stenta a emergere, ovviamente soprattutto a causa della concorrenza della Lega dei Ticinesi che, in politica estera, cavalca gli stessi temi dell’UDC nazionale (Schengen, UE, autonomia della Svizzera, ecc.). Poiché la Lega gode della simpatia di gran parte dell’elettorato ticinese, ogni qualvolta UDC Ticino ha cercato di seguire la propria strada – inevitabilmente contrastando il principale (unico?) concorrente di uguale bacino elettorale – la cosa è stata recepita, rispettivamente veicolata in modo astuto, quale voluto e consapevole schiaffo al movimento di Bignasca. Conseguenza: agli occhi di un certo elettorato, un’UDC rea di ostacolare la Lega, e quindi da “punire”. Quale la lezione da trarre?

G.P.: Detto in due parole, potrei affermare che a non litigare c’è solo da guadagnare. 

La cosa in effetti è un po’ più complicata. È vero che la Lega su molti temi la pensa come l’UDC, soprattutto quelli di politica federale e politica degli stranieri. 

È assolutamente importante però che noi perseguiamo e proponiamo le nostre idee e convinzioni, quale partito d’opposizione, senza farci condizionare da altri partiti, i quali ragionano spesso come partito di governo, in concertazione con i loro colleghi d’esecutivo. Oltre a ciò, a volte siamo stati un po’ troppo “puristi”, tatticamente ingenui, criticando i più vicini a noi, invece di “attaccare” i più lontani.

Da non dimenticare infine, che la Lega dispone di un settimanale forte, dal quale, partono senza ostacoli, critiche, commenti  e anche attacchi verso coloro che non la pensano come loro. Oltre a ciò, il Mattino della domenica, è un veicolo elettorale-comunicativo molto importante. In futuro si dovrà pensare un po’ più alla tattica prima di affrontare la partita.  Il risultato è comunque sempre importante…

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I.P.: Fallita ogni possibilità di alleanza con la Lega – soprattutto a causa della legge cantonale sui diritti politici che, a differenza di quella nazionale, vieta la congiunzione delle liste – UDC Ticino ha cercato di polarizzare le forze liberal-conservatrici ticinesi proponendo un’alleanza con l’UDF (come già nel 2011) e con Area liberale (AL), in una lista d’area denominata “La Destra”. Quali le conseguenze pratiche?

G.P.: È una mia convinzione che anche in futuro le congiunzioni d’area siano importanti e necessarie. Prima di noi, l’UDC a livello federale ha fatto la stessa cosa. Spronati dal presidente Brunner e da Blocher, in accordo con direttiva e comitato, abbiamo fatto un primo importante tentativo. Questa linea, a mio modo di vedere, è da mantenere, anzi da incrementare. Tenendo presente gli errori fatti, si deve cercare di riunire le forze di centro-destra, se vogliamo poter proporre in modo concreto le idee che accomunano quest’area di pensiero politico, con un certo peso numerico in Parlamento e magari in Governo. Come sempre, quando si presenta qualcosa di nuovo, ci si sottopone a facili critiche e a reazioni a volte anche forti, sia all’interno che all’esterno del partito.

I.P.: Come noto, il risultato elettorale ha permesso di conservare il gruppo parlamentare (occorrono almeno cinque eletti), di cui 3 UDC e 2 AL. La situazione ha creato, nell’ambito di UDC Ticino, dei malcontenti da parte di chi vede l’UDC come “perdente” dei seggi che ha ”regalato” ad AL. Cosa dice a chi avanza questa critica? Com’è la situazione nel gruppo parlamentare?

G.P.: Prima delle elezioni, di questa alleanza con AL e UDF abbiamo a lungo discusso sia in direttiva che in comitato cantonale, ottenendo l’accordo quasi unanime. Tutti si aspettavano una maggior crescita, che in realtà si è limitata a uno 0.4  %. 

Coloro che criticano il risultato, parlando di sconfitta dell’UDC, sono in malafede, visto che solo qualche settimana prima delle elezioni avevano accettato convinti la scelta. Il gruppo parlamentare de La Destra lavora bene ed è unito. All’interno del gruppo abbiamo le stesse convinzioni politiche, le quali ci permettono di affrontare uniti le varie tematiche che ci vengono sottoposte. 

 

… il presente…

 

I.P.: Come correttamente deve fare un presidente, Lei non se ne va senza proporre alla sua successione quello che potrebbe essere un valido “delfino”, benché poi sarà comunque il congresso a decidere. Due parole in merito?

G.P.: Affrontare la carica di presidente, oggi più che mai, ne sono convinto, non è cosa da poco. Durante le ultime settimane ho visto affacciarsi con interesse a questa carica diverse persone. Alcune caratteristiche, al fine di poter assumere la carica, secondo me sono indispensabili: passione per la politica e forte attaccamento al partito sono ovviamente indispensabili ma, oltre a ciò, è necessario riuscire ad anteporre agli obiettivi personali, quelli del partito. È necessario avere molto tempo a disposizione, conoscere bene le istituzioni e il nostro sistema politico, per poter affrontare giornalmente i vari impegni che la carica richiede, sia nell’amministrazione, sia nella conduzione della direttiva e del comitato cantonale, sia nel rispondere ai media ogni qualvolta si è sollecitati.

Infine è necessaria una certa garanzia di continuità; non si può assumere una carica come questa e alla prima difficoltà andarsene. È una carica che dà sì delle soddisfazioni, ma che comporta sicuramente più oneri che onori. Oggi all’interno del partito, a mio modesto parere, non ci sono molte persone adatte a questa carica. Tra queste sicuramente colui che stimo maggiormente è l’attuale vicepresidente Piero Marchesi il quale, durante gli ultimi quattro anni, ha dimostrato serietà e capacità che potrebbero permettergli di succedermi senza troppe difficoltà. 

I.P.: Quale partito lascia nelle mani di chi Le succederà? Quali le cose da migliorare in campo sia politico che amministrativo e gestionale (strutture, statuti, eccetera)?

G.P.: Lascio un partito che negli ultimi quattro anni è, come detto, cresciuto. Questa è la base per poter continuare seriamente un lavoro che lo deve far crescere ulteriormente. 

Politicamente facciamo parte del più importante partito svizzero! Lo si deve seguire con convinzione, non può che portarci del bene. Gli obiettivi raggiunti dovranno essere confermati e migliorati. Per fare ciò sarà necessario migliorare l’organizzazione e le strutture interne del partito.

 

… e il futuro

 

I.P.: Le questioni politiche dell’immediato futuro sono, nell’ordine, le elezioni comunali 2016, i futuri rapporti con Lega e, strettamente legata a quest’ultimi, l’evoluzione o l’involuzione dell’alleanza “La Destra”. Ce ne sono senz’altro altri, ma questi ci sembrano quelli più “scottanti”? Senza voler interferire nell’attività del Suo successore, qual è la Sua visione in merito?

G.P.: le elezioni comunali sono alle porte. La collaborazione elettorale con la Lega, come in passato, dovrebbe ripresentarsi in diversi comuni. Di fatto è definita ufficialmente solo nel comune di Lugano, ma in molte altre realtà la troveremo. Il compito del presidente sta nel collaborare con le sezioni comunali quando richiesto, visto che alle stesse è data piena autonomia, entro ovviamente certi limiti. 

Con la Lega, a breve  e medio termine non ci sarà una fusione, ma una collaborazione elettorale e parlamentare sui temi più importanti. Abbiamo tre anni davanti a noi prima dell’inizio della prossima tornata elettorale del 2019, quindi ora, prima di tutto, si tratta di lavorare a tutti i livelli istituzionali per portare avanti le nostre idee. 

La Destra in Parlamento continuerà a lavorare seriamente. Si tireranno le somme fra tre anni e la dirigenza deciderà come procedere in seguito. Io spero, sempre in un’importante unione di area, nella quale l’UDC deve essere la capofila, ma questa è una mia speranza.

I.P.: Al termine del Suo mandato, Lei rimarrà ancora in politica? Se sì, con che funzione?

G.P.: Attualmente ricopro, oltre alla carica di presidente, quella di capogruppo in Gran Consiglio, sono membro di importanti commissioni come quella della gestione e delle finanze. Intendo proseguire il mio mandato con impegno, cercando di onorare gli oltre 16’000 cittadini che lo scorso aprile mi hanno votato. 

Mi interesserò inoltre anche un po’ di più del comune di Ronco s/Ascona, comune nel quale vivo.

I.P.: Infine, quali gli auguri al Suo successore?

G.P.: Auguro al mio successore soprattutto di riuscire sempre a mettere davanti a tutto il bene del partito. Gli auguro di essere forte, pronto a difendere sempre le proprie idee e convinzioni, soprattutto se le stesse sono state prese con coscienza e in buona fede.

Infine, gli auguro di riuscire a creare un gruppo di collaboratori fedeli e vicini, sempre pronti a dargli un colpo di mano anche nei momenti più difficili, con i quali condividere anche tanti momenti di gioia.

In fondo, fare il presidente, è anche bello.

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