Fiducia nel Consiglio federale? No, sfiducia nella sinistra!

Ott 4 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 688 Visite • Commenti disabilitati su Fiducia nel Consiglio federale? No, sfiducia nella sinistra!

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NO alla cassa-malati unica

 

(enm) Delle votazioni svoltesi lo scorso fine settimana, è indubbio che la più coinvolgente fosse quella sull’iniziativa socialista per la cassa-malati unica.

I commenti: per la sinistra sconfitta, ribadito ancora da Marina Carobbio in TV, il merito (o la colpa, dal suo punto di vista) va attribuito a 5 milioni di franchi investiti nella campagna dagli stessi istituti assicurativi. Come se le cittadine e i cittadini svizzeri seguissero sistematicamente e acriticamente le tesi di chi ha i mezzi per divulgarle con la pubblicità a pagamento (i socialisti sembrano avere già dimenticato il successo dell’iniziativa Minder nonostante lo schieramento in forze, anche a suon di soldoni, dell’economia). Per il Consiglio federale vittorioso, un segnale di fiducia nella politica del governo.

Ebbene, a nostro avviso c’è un’ulteriore e più verosimile interpretazione del voto di domenica scorsa, ossia un segnale di SFIDUCIA nei partiti di sinistra che avevano lanciato l’iniziativa!

Perché le premesse per un voto (di pancia) a favore c’erano tutte: la totale mancanza di trasparenza degli istituti assicurativi, l’assenza di controllo politico sugli stessi, i premi in costante e inarrestabile aumento, la questione dei premi incassati in eccesso e che non si vogliono restituire ai cantoni, tutte ragioni più che valide per giustificare un cambiamento radicale. Ciò nonostante, il popolo si è chiaramente espresso per il mantenimento della concorrenza fra diverse casse-malati, respingendo un monopolio che avrebbe sì costituito un cambiamento, ma le cui conseguenze – come per qualsiasi monopolio – sono teoricamente nefaste e, nel caso pratico, sconosciute abbastanza da rappresentare un salto nel buio.

L’iniziativa, non avrebbe comunque abbassato l’importo dei premi assicurativi, perché quelli vanno a copertura dei costi della sanità che, una costante quanto irresponsabile politica d’estensione delle prestazioni comprese nell’assicurazione di base, non fa e non farà che rincarare.

Come tutte le proposte della sinistra, l’iniziativa di sicuro avrebbe avuto soltanto un risultato, ossia quello di costare una barca di soldi.

Si è optato per lo statu quo, dunque? Non esattamente, perché grazie all’iniziativa e al dibattito che ne è conseguito, è risultato chiaro a tutti – favorevoli e contrari – che attualmente le cose funzionano tutt’altro che bene e che dei correttivi, anche drastici, s’impongono. Vedremo ora se ci saranno dei provvedimenti concreti ed efficaci da parte di governo e parlamento o se, come spesso succede “passata la festa, gabbato lo santo”. Ma la seconda ipotesi, ancorché non rappresenterebbe purtroppo una novità, non appare probabile. Primo, perché i problemi rimangono anche se la cassa unica non sarebbe stata la soluzione, secondo, perché continuando sulla stessa strada finora seguita, un’ulteriore tentativo d’iniziativa monopolista avrebbe un domani buone possibilità di riuscita. Qualche segnale di buona volontà c’è, per esempio la nuova legge sulla sorveglianza in via di realizzazione in parlamento. Se son rose fioriranno… altrimenti torneremo probabilmente alle urne.

 

NO all’IVA uguale per ristorazione e generi alimentari

 

Il grande interesse per il precedente tema, ha fatto sì che il tentativo di eliminare la disparità di trattamento fiscale fra prodotti serviti nei ristoranti e quelli da asporto venisse spazzato via senza possibilità d’appello. L’esito negativo era abbastanza prevedibile, dato che l’unico partito a schierarsi a favore – come spesso succede – era l’UDC. Sorprende semmai la drasticità del risultato, oltre il 71% di contrari non lascia spazio a discussioni. Un’interpretazione abbastanza ragionevole, è che sul verdetto delle urne abbia sensibilmente influito l’affermazione – piuttosto subdola, in verità – della ministra Widmer-Schlumpf, secondo la quale un’accettazione dell’iniziativa avrebbe inevitabilmente portato a un aumento dell’attuale tasso d’IVA ridotto applicato ai generi alimentari. Evidentemente, le cittadine e i cittadini hanno preferito un surplus fiscale quella volta che vanno al ristorante, a un aumento che si sarebbe ripercosso sulla spesa di ogni giorno.

 

NO all’iniziativa “Aiutiamo le scuole comunali”

 

Anche qui vale in parte il discorso fatto per l’iniziativa federale sulla cassa-malati unica. Di nuovo, una proposta della sinistra che di sicuro aveva una cosa sola: un maggiore esborso per le già disastrate casse cantonali calcolabile fra i 28,5 e i 38,5 milioni di franchi. Per più mense, più doposcuola, più sezioni a orario prolungato, meno alunni per classe, e altri provvedimenti che con la qualità dell’insegnamento hanno poco a che vedere, semmai aumentano le comodità di chi mette al mondo figli senza avere il giusto tempo da dedicare loro. Ma alla qualità dell’insegnamento nella scuola pubblica abbiamo già rinunciato accettando supinamente l’influsso post-sessantottino su un sistema che funzionava peraltro bene cinquant’anni fa, e – ma qui la causa non è attribuibile al Cantone – a una politica immigratoria sconsiderata che ci ha riempito le aule di un’alloglossia funesta per un regolare ritmo d’insegnamento.

Questo per quanto riguarda la qualità dell’insegnamento, per ciò che concerne le strutture e la “comodità” del sistema scolastico per i genitori, la situazione è perfettamente all’altezza e, in periodi di vacche magre come l’attuale, non giustifica il drastico aumento dei costi che l’iniziativa richiedeva.

Bene hanno quindi fatto le cittadine e i cittadini a respingere la proposta socialista.

 

NO a EXPO 2015

 

Evidentemente i buoi erano già usciti dalla stalla, e il NO popolare serviva soprattutto da segnale nei confronti di un governo cui si rimproverava di prendere decisioni anticipando quelle del parlamento e, soprattutto, senza tastare il polso della popolazione. Un Consiglio di Stato che, dopo aver gestito in modo improprio un dossier impegnandosi formalmente prima di averne l’avallo del sovrano, è giunto all’affermazione non solo indegna, ma anche controproducente “A EXPO 2015 ci andremo lo stesso!” Niente di meglio per farsi rivoltare contro anche coloro non particolarmente contrari alla partecipazione ticinese all’esposizione di Milano.

Eppure, sarebbe bastato un po’ di buonsenso. Invece di chiedere il sostegno dell’economia quale “Piano B” in vista del NO nelle urne, non sarebbe stato più semplice (e corretto) partire dal “Piano B”? Ossia, visto l’interesse prevalente dell’economia, chiedere a quest’ultima la partecipazione finanziaria e arrivare poi in parlamento domandando la copertura della rimanenza? Ci sarebbe stata una richiesta di credito dimezzata e – avendo fra l’altro la stessa Lega proposto detto dimezzamento nel suo rapporto di minoranza – difficilmente ci sarebbe stato un referendum.

E invece no, si è fatta la frittata e adesso bisogna correre ai ripari. Mettendo probabilmente le mani sul fondo Swisslos. Un escamotage legale, ma estremamente inopportuno, dato che il fondo Swisslos è pur sempre costituito da denaro pubblico, e i contribuenti ticinesi si sono chiaramente espressi contro la partecipazione a EXPO 2015.

Cosa farà ora il governo? Non dimentichiamo che mancano solo pochi mesi alle elezioni.

 

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