FFS: arroganza a non finire!

Ott 5 • L'opinione, Lettori, Prima Pagina • 129 Views • Commenti disabilitati su FFS: arroganza a non finire!

Arbedo Castione

All’inizio di giugno, le Ferrovie federali svizzere, come noto, hanno inoltrato all’Ufficio federale dei trasporti (UFT) la richiesta di istituire una zona di progettazione riservata agli impianti ferroviari a valle della linea e parzialmente compresa nell’attuale zona industriale.

Così facendo, si sono garantita la disponibilità dei terreni in vista della pubblicazione, in un secondo momento del progetto vero e proprio. La decisione dell’UFT è attesa per la fine dell’anno in corso; la procedura è regolata dalla Legge federale sulle ferrovie.

Poi, nei giorni seguenti, hanno inviato una lettera raccomandata ai proprietari dei terreni di Castione sui quali dal 2026 sorgeranno le previste nuove Officine.

I sedimi sono «blindati» dall’ex Regia federale per la realizzazione dello stabilimento industriale da 360 milioni di franchi, che darà lavoro a 200-230 operai e sostituirà il sito produttivo di Bellinzona non più ritenuto adatto alle esigenze di mercato. Ma non è tutto!

Le FFS hanno fissato a fine agosto il termine entro il quale gli abitanti o le aziende presenti nel comparto, a fianco dei binari, potevano inoltrare le loro osservazioni. Non tanto sul progetto, ma piuttosto sul fatto di dover lasciare le loro case o di dover ridurre l’attività, per quanto riguarda le imprese.

In un primo tempo, inizio d’aprile, vi era l’ipotesi ex-Monteforno. A quanto si scriveva a quel tempo (vedi ad esempio “Ticinonews del 3 aprile scorso”) le FFS erano favorevoli a Bodio.

Avevano già incontrato un gruppo di lavoro, che era stato costituito dai rappresentati dei comuni e delle associazioni della Bassa Leventina. L’ex Regia federale aveva l’intenzione di trasferire presso i sedimi dell’acciaieria di Bodio (area ex-Monteforno) la nuova sede delle officine di Bellinzona. L’opzione Bodio-Giornico, per questo insediamento, era validia e il progetto concreto presentato a dicembre era rimasto uno dei tre scenari sul tavolo insieme all’opzione Arbedo-Castione. In ogni caso, il responso definitivo era previsto a fine maggio.

Ora, come si sa, la scelta, da parte delle FFS, è caduta su Arbedo-Castione che, se sarà la decisione definitiva, sacrificherà ben 88mila metri quadrati – da espropriare – di terreno agricolo, di cui 78mila metri quadrati di “Superfici per l’avvicendamento colturale” (SAC). Terreno che in agricoltura è considerato di alta qualità e difficilmente sostituibile. In totale, l’area interessata e riservata dalle FFS è di ben 150mila metri quadrati. L’UCT (Unione Contadini Ticinesi) chiede in che modo le FFS intendano compensare questa perdita di sedime agricolo. Il compenso è obbligatorio per legge.

Contro questo previsto insediamento, oltre ai comuni leventinesi di Giornico, Bodio e Personico, hanno pure sottoscritto la lettera di opposizione inviata all’Ufficio federale dei trasporti, gli altri Comuni della Leventina e della Valle di Blenio. L’UCT, che ha il sostegno dell’Unione svizzera dei contadini, ha inoltrato l’opposizione.

Altre associazioni quali WWF, Pro Natura e Ficedula si oppongono.

Inoltre, se le FFS dovessero indicare i terreni della zona industriale di Biasca quale compensazione agricola, tale scelta potrebbe causare ripercussioni negative sullo sviluppo di questo comune.

Come sappiamo, l’inserimento di industrie attive in Leventina non è un’impresa facile e portare le officine ferroviarie di Bellinzona all’ex-Monteforno sarebbe sicuramente stato un atout valido e avrebbe contribuito a non spopolare questa valle. Non pensiamo che il trasferimento delle maestranze sia un problema insormontabile. Attualmente, a Bellinzona lavorano ca. 350 unità e nel nuovo polo industriale sono previsti meno di 200 addetti.

Le minacce dal “landfogto” CEO delle FFS Andreas Meyer che, all’inizio di agosto ha dichiarato che “se discutiamo troppo a lungo a proposito di quale area utilizzare a un certo punto le FFS dovranno valutare altre possibilità, se non possiamo trovarla in Ticino.” Il CEO Meyer, inoltre, ha ribadito la volontà di puntare sulla località bellinzonese: “Ora come ora, le FFS non saprebbero dove trovare il denaro per finanziare l’investimento e sostenere i costi dell’opera in un altro luogo dove, secondo lui, vi sarebbero molti più svantaggi” ed escludendo così l’opzione Monteforno.

Non si deve inoltre dimenticare che per l’opzione Arbedo Castione il Canton Ticino e la Città di Bellinzona sono pronti a destinare 100 e 20 milioni, necessari per entrare in possesso di circa la metà del comparto cittadino dove attualmente sorgono le officine FFS.

Crediti che, naturalmente, dovranno essere approvati da GC e Consiglio comunale di Bellinzona.

Per il velato ricatto di Meyer non ci si deve preoccupare più di quel tanto e per noi sono parole al vento in quanto prima di una decisione definitiva il progetto dovrà passare sui banchi del Gran Consiglio, con un messaggio governativo ed eventualmente anche il lancio di un referendum in merito potrebbe starci.

Concludendo questo scritto, su “Il Mattino” di domenica 2 settembre leggiamo a pagina 8, quanto segue che riprodiciamo integralmente:

“La Chicca: Gli uccellini da tempo cinguettano che il ministro liblab “Leider” Ammann sarebbe coinvolto privatamente nell’operazione che prevede il trasferimento delle officine FFS in quel di Castione. Pare infatti che alcuni terreni interessati sarebbero di proprietà del gruppo di Schneider Ammann.

Uella, vuoi vedere che è questo il motivo per cui il balivo Andreas Meyer, direttore generale delle FFS (stipendio: oltre un milione all’anno) insiste così tanto sul trasferimento a Castione, ricorrendo addirittura ai ricatti?”.

Affaire à suivre.

 

FRG

Comments are closed.

« »