Fervore di attività musicale in Ticino

Lug 11 • Sport e Cultura • 968 Visite • Commenti disabilitati su Fervore di attività musicale in Ticino

Spazio musicale

 

Finiti ormai Lugano Festival e la sua appendice Martha Argerich, l’attenzione del pubblico si appunta sulle Settimane musicali di Ascona, che inizieranno giovedì 28 agosto con un concerto della Budapest Festival Orchestra diretta da Ivan Fischer; il programma è dedicato interamente a Brahms. In attesa parlerò di due altri avvenimenti assai significativi, i quali mostrano quanto sia intensa e variata l’attività musicale nel nostro Cantone.

 

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Il pomeriggio del 22 giugno si è svolto nella Chiesa di San Sisinio alla Torre di Mendrisio un concerto dell’Associazione Musica nel Mendrisiotto con il patrocinio della Fondazione Prioria alla Torre. Ricorreva il quarantesimo anniversario delle manifestazioni musicali in quella sede e si può senz’altro affermare che il concerto celebrativo sia stato all’altezza dell’occasione. Come di solito il programma ha avuto il pregio di far conoscere compositori e composizioni poco noti. Così, accanto ai nomi di Frescobaldi, Pasquini, Buxtehude e Bach (questo presente con il bellissimo Concerto in re da Vivaldi op. 3 n. 9, esemplarmente eseguito da Stefano Molardi all’organo), si sono ascoltate una toccata di Michel Angelo Rossi, una ciaccona di Bernardo Sorace e due cantate di Matthias Weckmann rispettivamente Nicolaus Bruhns. Dedico alcune parole a questi lavori, che capita raramente di sentire. La Toccata settima del Rossi rivela il carattere inquieto e vivace dell’autore, abilissimo nel sorprendere l’ascoltatore con improvvise svolte impresse alla musica. Questo compositore mette in campo risorse tecniche audaci per la sua epoca, al punto che talvolta si ha l’impressione di trovarsi di fronte a musica moderna, come se il Rossi scavalcasse un paio di secoli di storia della musica per avvicinarsi a tempi relativamente recenti. Abbastanza interessante è anche la Ciaccona dello Storace, che allinea diversi mondi espressivi, da pregevoli delicatezze a momenti di severo incedere. Nella cantata “Gegrüsset seist du, Holdselige” Matthias Weckmann presenta, su note basse lunghe, una specie di recitativo o arioso delle voci, di stampo quasi monteverdiano (ma senza il genio di questi), intercalato da interventi degli archi. Lo schema costruttivo della cantata non viene variato e il tutto diventa monotono. Non si nega peraltro che dalle note emerga un certo spirito religioso. Un discorso più positivo  merita la cantata “Jauchzet dem Herren, alle Welt”, introdotta da un breve ma deciso passaggio strumentale, degno di un compositore che sa il fatto suo. La partitura è ricca di spunti assai belli. Alla soddisfazione del pubblico ha poi contribuito in misura ragguardevole la soprano Margit Fodor. È dotata di una voce limpida, morbida, estesa, omogenea e notevolmente voluminosa, anche in zona bassa. La cantante sa usarla a dovere, fraseggia e vocalizza bene, intona correttamente e sa effettuare belle messe di voce. Credo che anche il teatro lirico potrebbe schiuderle le porte. Accomuno in un vivo elogio tutti gli strumentisti: Stefano Molardi (organo), Livia Roccasalva e Mattia Zambolin (violini), Claudia Vitello (viola), Rosette Kruisinga (violoncello) e Claudio Cardani (organo).

 

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Il 24 giugno il direttore del Cinema Teatro di Chiasso Armando Calvia ha presentato il programma della prossima stagione in un incontro con la stampa ed il pubblico che alle informazioni sugli spettacoli messi in cartellone ha alternato filmati ed esibizioni dal vivo di vari artisti. L’idea di rivolgersi agli interessati in tal modo era nuova. Ai presenti è piaciuta molto e i commenti sono stati largamente positivi. La parte della stagione dedicata al teatro di parola esce dalle mie competenze, per cui mi limito a dire che persone più addentro di me nella materia si sono dichiarate assai soddisfatte. Parlo invece della danza e della musica d’arte.

 

Gli anni scorsi il teatro chiassese si è distinto con spettacoli di balletto di alto livello ospitando ballerine e ballerini di primo piano provenienti da Stoccarda, Parigi, New York e Amburgo in serate memorabili. Questa volta la stagione è quantitativamente meno ricca del solito, però al direttor Calvia è riuscito il colpo grosso di riavere “principals” del New York City Ballet. Me ne rallegro, sperando d’altra parte che il ramo della danza venga approfondito e sviluppato in futuro, anche perchè potrebbe costituire un tratto particolare del Cinema Teatro rispetto alle altre sale ticinesi.

 

Passo alla musica per costatare che la musica sinfonica e quella da camera sono assenti. Certamente non si può pretendere a Chiasso una stagione sinfonica (anche perchè in questo campo l’offerta nel nostro Cantone è già molto consistente),

ma nell’ambito della musica da camera qualcosa si potrebbe fare, considerando anche l’ottima acustica dell’auditorio. Si sa che questo genere non attrae molto pubblico e il conto economico potrebbe chiudersi in modo poco soddisfacente. Tuttavia una soluzione ci sarebbe e mi permetto di ripeterla, dopo averla sottoposta già più volte ai responsabili del Cinema Teatro. Esiste a Lugano un conservatorio che si è creato un buon prestigio. Auspicherei che si invitino a tenere concerti allievi in fase avanzata degli studi. Si potrebbero ottenere esecuzioni di buon livello (come ha dimostrato anche il recente concerto a Mendrisio, di cui ho riferito sopra). I costi sarebbero bassi e il Cinema Teatro avrebbe il merito di permettere a giovani forze di farsi conoscere. Nulla vieta che a una serie di concerti di questo tipo (magari quattro all’anno) si aggiunga una serata con un interprete di fama nazionale o internazionale, possibilmente alla fine, essendo buona tattica chiudere brillantemente una stagione per invogliare gli ascoltatori a tornare l’anno dopo.

 

Manca nel cartellone anche l’abituale concerto lirico, che in passato ha portato a Chiasso grandi talenti, costituendo un importante coronamento delle stagioni. Anche l’ultimo, con Luciana d’Intino, è stato straordinario. Forse si potrebbe ancora rimediare ricorrendo, analogamente a quanto suggerito per la musica da camera, a nuove leve, ad esempio quella Fodor di cui ho parlato sopra. Ci si potrebbe accontentare di un accompagnamento pianistico, pur di non lasciar cadere la consuetudine.

 

Insomma vedrei in una luce favorevole una stagione chiassese che, oltre naturalmente agli spettacoli normali del teatro di parola e del teatro leggero, si attribuisca una caratteristica inconfondibile con tocchi speciali nei campi del balletto e della musica da camera coraggiosamente affidata a giovani e giovanissimi.

 

Carlo Rezzonico

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