FAIF: lo specchio di uno Stato sanguisuga

Feb 7 • L'editoriale • 1160 Visite • Commenti disabilitati su FAIF: lo specchio di uno Stato sanguisuga

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Peccato che la concentrazione di energie sulla “madre di tutte le battaglie” dopo il 1992, l’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa, abbia un po’ oscurato l’altro oggetto in votazione questo fine settimana, ossia il decreto federale concernente il finanziamento e l’ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria (FAIF). Non si tratta di un progetto di poco conto, né economicamente né dal punto di vista politico.

FAIF è – se ancora ce ne fosse stato bisogno – l’ennesima espressione di uno Stato sanguisuga che, una volta incassato il denaro mirato alla realizzazione di progetti più o meno necessari, non vuole rinunciare agli introiti spacciati per “straordinari e a termine” al momento del suffragio popolare. Contando sul fatto che, dopo vent’anni, il cittadino è ormai abituato al prelievo “straordinario”, lo si fa diventare “ordinario” dirottandone l’utilizzo su altri progetti. Per questo, in politica, non c’è nulla di più definitivo del “temporaneo”!

Nel 1998 si è fatto approvare al popolo il fondo FTP (per la costruzione e finanziamento di progetti d’infrastruttura dei trasporti pubblici, in pratica l’ammodernamento delle ferrovie) che avrebbe dovuto finanziare i grandi progetti ferroviari, limitatamente a Ferrovia 2000 prima tappa e seconda tappa, Alptransit con relativa integrazione della Svizzera orientale, raccordi alla rete ad alta velocità e opere di risanamento fonico. Il fondo aveva un limite temporale di vent’anni – scadrà infatti nel 2017 – durante i quali il suo finanziamento è assicurato dagli introiti provenienti dal traffico stradale e che, trattandosi di tasse, dovrebbero essere invece utilizzate per la manutenzione e l’ampliamento della rete stradale. Da qui il NO al rincaro della vignetta autostradale recentemente decretato in votazione popolare e la raccolta di firme per l’iniziativa “della vacca da mungere” lanciata da ambienti automobilistici stufi di vedere trascurata la rete stradale a favore di quella ferroviaria perennemente deficitaria.

In teoria, i lavori per il cui finanziamento è stato creato il fondo FTP stanno volgendo al termine, per cui la norma transitoria dell’articolo 87 della Costituzione federale votata nel 1998 dovrebbe venire a cadere, permettendo di restituire a Cesare (la rete stradale) quello che è di Cesare (gli introiti generati dal traffico stradale). Lo dice chiaramente il capoverso 5 di detto articolo: “La presente disposizione è valida fino alla conclusione dei lavori di costruzione e del finanziamento (rimborso degli anticipi) dei grandi progetti ferroviari di cui al capoverso 1.”

Ma purtroppo non è così. Ingorda e sanguisuga, la Berna federale non vuole rinunciare – spinta da una verde idiosincrasia per il ben più comodo e funzionale traffico motorizzato – ai miliardi cui i cittadini, o meglio gli automobilisti, i motociclisti e i trasportatori, sono ormai abituati a rinunciare. E, trascurando una rete stradale sempre più intasata e insufficiente a sopportare il traffico generato dalla sciagurata accoglienza annuale di 80’000 immigranti supplementari, s’inventa un ulteriore ampliamento delle strutture ferroviarie da continuare a finanziare con il sudore di chi tali strutture nemmeno le utilizza.

Ed ecco che il “temporaneo” del 1998 diventa “definitivo” nel 2014!

Non solo ma, in tempi in cui tutti si riempiono la bocca parlando della necessità di rigore finanziario, il Parlamento scialacquatore e a maggioranza di sinistra (estrema PS e Verdi, moderata PLR, PPD, PBD e Verdi liberali) non si accontenta del progetto governativo del costo di 3,5 miliardi di franchi: no, no, “guardém mia a spend” avrebbe detto mio nonno, che diamine, 6,4 miliardi di franchi!!!

E, già che ci siamo, aumentiamo pure di uno 0,1% l’IVA, la tassa più asociale che esiste e il cui aumento, paradossalmente, fa cofinanziare la rete ferroviaria anche dal poveraccio che si trova aumentato il prezzo del cibo di cui non può fare a meno per sopravvivere, ma le cui ristrettezze sono tali che non potrà mai permettersi di viaggiare salvo che lo faccia a piedi.

E che dire della deduzione fiscale concessa ai pendolari delle spese di trasporto casa-lavoro-casa che copriva la totalità di questi costi, ma che FAIF riduce a un tetto massimo di Fr 3’000.-? Tenersi stretto un impiego, sebbene lontano dal proprio domicilio, diventa un lusso da penalizzare! Puah!

Se poi si pensa a quanto la politica dei trasporti volta a privilegiare il trasporto ferroviario rispetto a quello stradale adottata in Svizzera, sia in controtendenza per rapporto a quella in vigore in tutti i paesi che ci circondano, c’è da mettersi le mani nei capelli. Noi stiamo portando a termine un’opera faraonica come Alptransit illudendoci di trasbordare i trasporti dalla strada alla rotaia (cosa possibile parzialmente solo se applicheremo delle tariffe da saldi), poi dobbiamo regalare centinaia di milioni all’Italia affinché adatti delle sue tratte al traffico che arriverà da Alptransit, altrimenti ci troveremo a dover parcheggiare per tempi biblici un’infinità di camion che avranno sì attraversato la Svizzera in tempo record, ma che saranno bloccati a Chiasso (o a Basilea) per la mancanza di continuità oltreconfine della nostra rete ferroviaria assurdamente ipermoderna e veloce.

Respingiamo dunque un progetto esagerato ed eccessivamente costoso. Il 9 febbraio NO a FAIF!

 

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