Energia 2050, un salto nel buio

Apr 21 • L'opinione, Prima Pagina • 296 Views • Commenti disabilitati su Energia 2050, un salto nel buio

Dr. Alessandro von Wyttenbach
Presidente onorario UDC Ticino

La classe politica ha oggi il vizio di lasciarsi trascinare da ideali ed emozioni. Ogni idea apparentemente ragionevole viene accettata senza le necessarie riflessioni critiche sulle sue conseguenze future, la legge sull’energia 2050 ne è un esempio. In un’epoca di rapidissime evoluzioni tecniche, si pensa di poter fare previsioni affidabili fino al 2050, ignorando completamente le numerosissime incognite. La crescente digitalizzazione richiede ordinatori sempre più potenti, che usano molta energia per il loro funzionamento e raffreddamento. Il centro di calcolo di Google negli USA è un vero divoratore di energia elettrica (prodotta da centrali termiche a carbone). La digitalizzazione e la diffusione dell’uso di robot nell’industria e nei servizi comporterà un altro rapido, oggi non prevedibile aumento di uso di elettricità. È oggi impossibile prevedere quale possa essere la diffusione dell’automobile a energia elettrica – peraltro più ecologica di quelle a carburante solo a condizione che l’energia elettrica venga prodotta senza emissioni di CO2. Con la tecnica delle attuali batterie, la sua diffusione resterà comunque limitata, ma la sempre possibile scoperta di una nuova tecnologia che permetta una maggiore capacità di accumulo d’elettricità e quindi d’autonomia, potrebbe cambiare da un giorno all’altro drammaticamente le prospettive, con il conseguente esponenziale aumento della domanda di energia elettrica nel settore dei trasporti. Domande su domande. Senza una tecnica di efficiente accumulo di elettricità, le energie rinnovabili, la cui produzione dipende dalla meteorologia, non riusciranno mai a sostituire completamente le attuali forme di produzione integrative delle centrali idroelettriche, termiche e nucleari. Per citare un esempio concreto, in Italia nel Salento la produzione di energia alternativa è molto diffusa poiché le condizioni per l ‘energia elettrica solare ed eolica sono ottimali: vi è ottima insolazione e sufficiente spazio nel suo territorio adatto per estesi parchi fotovoltaici; le brezze marine favoriscono l’eolico. Ebbene, la produzione elettrica alternativa non riesce a coprire più del 20% del fabbisogno di questa regione poco industrializzata. Vogliamo proprio coprire il nostro Paese dalla meteorologia poco favorevole alla produzione alternativa, di pannelli solari e con foreste di mulini a vento? In caso di un prevedibile aumento dei consumi d’energia elettrica, nessuno può inoltre garantire la sicurezza della necessaria importazione dall’estero. Indipendentemente dal grosso problema delle conseguenze economiche di un forte aumento dei costi dell’energia elettrica, oggi una legge fondata su ipotetiche previsioni sul futuro energetico della Svizzera fino al 2050 e basata su una serie di semplici ipotesi, significa accettare il rischio di una penuria energetica moralmente inaccettabile per le sue conseguenze socioeconomiche a dir poco disastrose per il benessere dei cittadini. Un rischio oltretutto razionalmente ingiustificato in quanto, al confronto dei consumi d’energia e delle emissioni dei grandi paesi quali Cina, USA, India e dei paesi in via di sviluppo, il buonsenso insegna che il contributo della Svizzera al mutamento climatico a livello planetario, è già oggi assolutamente marginale. È incontestabile, che il risparmio energetico sia un imperativo per l’umanità. In Svizzera si è già fatto molto per ridurre le emissioni di CO2 e si può fare anche di più. Ma anche il progresso della tecnologia dell’energia nucleare non si ferma, le prossime centrali saranno più efficienti e sicure e non produrranno più quantità rilevanti di scorie radioattive, esse possono così contribuire a colmare la crescente domanda di energia elettrica del futuro senza una significantiva influenza sul clima.

Di fronte a tutte queste incognite sugli sviluppi della tecnica e della necessità di elettricità, voler pianificare fino al 2050 la politica energetica e la fine dell’energia nucleare senza conoscere la domanda e la certezza di disporre di adeguate fonti energetiche alternative, ricorda sinistramente le mete economiche dei fallimentari piani quinquennali di memoria comunista; significa un salto nel buio. Invece di credere alla chimera di un approvvigionamento sufficiente e sicuro di elettricità alternativa senza le emissioni dannose per il clima delle centrali termiche e senza il nucleare, sarebbe assai più razionale riflettere al più presto sulla possibilità di finalmente sostituire le nostre centrali nucleari tecnicamente ormai sorpassate, con delle nuove economicamente più efficienti ed ecologiche della nuova generazione. In difesa del clima e della sicurezza del nostro benessere futuro.

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