Ecopop

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Vittorio Pedrocchi Architetto, Locarno

Vittorio Pedrocchi
Architetto, Locarno

Premessa: negli anni 50 la Svizzera aveva 4 milioni di abitanti, oggi ne ha 9 e tra 10 anni, a colpi di 100’000  immigrati all’anno, i milioni saranno 10.

La Svizzera non aumenta la sua superficie nemmeno di 1 centimetro quadrato, ma sta cementificando il territorio al ritmo di 1,1 mq al secondo, ossia 4’000 mq all’ora, ossia 100’000 mq al giorno, sottraendo il terreno a prati, campi, boschi, pascoli, per farne strade, svincoli, case, case e case, fabbriche, supermercati, centri commerciali, posteggi, tanti posteggi, quale conseguenza di una crescita demografica spaventosa, 5 volte superiore, in proporzione,  a quella dell’India.

 

Considerazioni: un’iniziativa, quella di Ecopop, lungimirante, sensata e soprattutto saggia. Essa propone semplicemente di limitare lo sfruttamento assurdo e sconsiderato di ciò che ancora rimane delle risorse naturali e territoriali, in seguito all’aumento demografico esponenziale di questi ultimi decenni; un aumento dovuto soprattutto a un’immigrazione eccessiva, sovente arrogante, ormai identificabile a una vera invasione, neppure tanto pacifica.

All’impressionante esplosione demografica fa seguito una crescita urbanistica disordinata e incontrollata che, come un cancro maligno, aggredisce e divora il territorio; acutamente Mario Botta ha definito il Ticino, urbanisticamente parlando, ormai ridotto alla deprimente e degradata periferia nord di Milano.

E la classe politica, ormai schiava delle organizzazioni economiche, delle convenzioni internazionali, e ossessionata dal diffuso diktat multiculturale, da tempo non è più rappresentativa del volere popolare e dell’ordinamento democratico nazionale; essa si oppone cocciutamente all’iniziativa, senza peraltro proporre la benché minima soluzione reale e attuabile a problemi tanto drammatici e pressanti.

Una classe politica masochista, specializzata nel farsi male da sola, nell’autoincolparsi, nell’autopunirsi, nell’autodenunciarsi, atteggiamento ormai evidenziato in tutti gli ambiti. Ne sono brillanti esempi, vere perle nei trofei della sinistra elvetica, il famigerato ”Rapporto Bergier”, gli accordi autolesionisti internazionali nell’ambito fiscale e bancario, le convenzioni di servile sottomissione  all’Unione Europea,  e si potrebbe continuare; una classe politica non più credibile e nella quale il popolo ha perso la fiducia.

In un recente editoriale, G. Laperchia osservava: “Il masochismo, da tempo, insidia lo spirito di noi occidentali. Masochismo al quale cediamo, anzitutto dietro istigazione del pregiudizio multiculturale. Secondo il quale si ritiene che le altre culture meritino rispetto fuorché la nostra. Tutte le altre meritino di essere salvate fuorché la nostra. A tutte vadano riconosciuti pregi fuorché alla nostra, che andrebbe invece condannata e liquidata senza riguardo. L’Occidente, insomma, sarebbe la causa di tutti i problemi che assillano le altre aree culturali, anzi di tutti i mali del mondo…”

Ecopop  propone inoltre di devolvere un aiuto concreto ai paesi con forte crescita demografica, mirante a una ragionevole e responsabile pianificazione familiare. E di nuovo la classe politica si indigna e starnazza, inneggiando alla libertà delle donne che Ecopop non salvaguarderebbe, mentre è vero l’esatto contrario.

Quando milioni di donne sono costrette a subire infinite e maledette gravidanze, frutto di immani violenze fisiche e sessuali, ci spieghi questa classe politica di quale libertà sta parlando. Famiglie, meglio madri sole con stuoli di figli, affamati, sfruttati, a cui è negata l’infanzia e un futuro degno di essere vissuto, sarebbero felici di poter gestire delle maternità desiderate e consapevoli; e invece no, la classe politica straparla a sproposito di razzismo, di xenofobia, di coercizione, di ingerenze liberticide…

Ci spieghi, la classe politica con i piedi ben al caldo, quale destino attende il mondo a causa della catastrofica esplosione demografica? Con quali argomenti questa classe politica, cieca e supponente,  giustificherà la crescente povertà, la carestia, la fame, le malattie, le invasioni di milioni e milioni di disperati?

Votare SÌ significa correre ai ripari, malgrado il tempo già scaduto, significa salvaguardare  ciò che ancora rimane della natura, dell’ambiente, della qualità di vita.                                                                                                                                      Votare SÌ significa tendere una mano alla povertà, alla fame, alla miseria, alla dignità delle donne, da sempre vittime inermi e indifese dalla brutalità e dallo strapotere degli uomini.

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