Ecopop: fra irritazione e raziocinio

Ott 31 • L'editoriale, Prima Pagina • 1319 Visite • Commenti disabilitati su Ecopop: fra irritazione e raziocinio

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Il prossimo 30 novembre voteremo sull’iniziativa Ecopop, che vuole limitare l’immigrazione in Svizzera a un livello sostenibile.

Dapprima il raziocinio…

Di primo acchito, l’iniziativa appare attraente: limitare l’aumento demografico annuo a un massimo dello 0,2% – quindi a ca. 16’000 unità contro le attuali oltre 80’000 – è senz’altro un obiettivo condivisibile, specialmente per chi ha già sostenuto, lo scorso 9 febbraio, l’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa. Ma… c’è un ma anzi, due ma: primo, il limite di 16’000 persone l’anno sarebbe praticamente già raggiunto o quasi esaurito con i soli permessi d’asilo (nel 2013, ci dice l’Ufficio federale di statistica, le procedure d’asilo in corso erano 43’300). E allora, come si potrebbe conciliare la peraltro legittima rivendicazione dell’iniziativa con i bisogni dell’economia?

Il secondo ma concerne il capoverso 3 del nuovo articolo costituzionale 73a proposto dall’iniziativa: “La Confederazione investe in provvedimenti volti a promuovere la pianificazione familiare volontaria almeno il 10 per cento dei mezzi destinati alla cooperazione internazionale allo sviluppo.”

Non penso che gli iniziativisti si riferiscano con questo articolo alla pianificazione familiare all’interno della Svizzera (anche se peraltro sarebbe il caso di farne oggetto di una riflessione, vista la crescente tendenza a procreare lasciando allo Stato il compito di provvedere alla crescita dei figli, incoraggiata vieppiù da una politica sinistroide fatta di sussidi ed elargizioni il cui effetto è spegnere qualsiasi senso di responsabilità individuale). Anzi, la frase “Essa sostiene questo obiettivo anche in altri Paesi, segnatamente nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo” lo esclude espressamente. Ma allora andiamo a mettere il naso – e con che diritto – nella politica interna di altri paesi?

In secondo luogo, premesso che i maggiori fornitori d’immigrati (non richiedenti l’asilo cui questo statuto può essere rifiutato se mossi solo da motivi economici) son paesi non certo necessitanti il nostro aiuto allo sviluppo. In questo senso, la quota di popolazione straniera proveniente dal Terzo mondo non costituisce numericamente il problema che l’iniziativa vuole risolvere, visto che la parte del leone se la fanno l’UE e altri paesi occidentali. E allora, per dirla con il capogruppo UDC alle Camere, Adrian Amstutz, vogliamo andare in Africa a distribuire preservativi per centinaia di migliaia di franchi in Stati che – come detto, a eccezione degli asilanti – non incidono assolutamente sulla crescita demografica incontrollata della Svizzera? Ottimi quindi gli intendimenti di principio, ma piuttosto raffazzonata e confusa la proposta di soluzione.

… poi l’irritazione

C’è da dire che la Berna federale, con il suo atteggiamento ostile all’iniziativa contro l’immigrazione di massa approvata da popolo e cantoni lo scorso 9 febbraio, sta facendo di tutto per favorire il successo dell’iniziativa Ecopop.

Una corretta applicazione – o quantomeno la volontà di procedere in tempi brevi in tal senso – dell’articolo costituzionale approvato in votazione, toglierebbe infatti parecchio terreno sotto i piedi degli iniziativisti, dato che porrebbe già dei limiti considerevoli agli eccessi, restando nel contempo in un ambito ragionevole per andare incontro ai bisogni dell’economia.

Invece, l’ostruzionismo che il Consiglio federale – ma anche buona parte del Parlamento lo sostiene – e l’inutile quanto eccessiva richiesta del consenso dell’UE su un tema di politica prettamente interna, stanno irritando vieppiù una popolazione che si sente presa in giro e offesa dall’arroganza di chi dovrebbe invece curarne gli interessi. Risultato: un crescente potenziale voto di protesta a favore di Ecopop, sorvolando sulle eventuali conseguenze negative a favore di una rivalsa, peraltro più che giustificata, verso un governo considerato inaffidabile e, ancor peggio, traditore.

Un segnale che ha buone chance di trasformarsi in una decisione definitiva

Occorre però fare attenzione. C’è una crescente quantità di gente che afferma “voto sì perché – non passerà comunque – però bisogna dare un segnale forte a Berna”. Ma se questo fronte aumenta al punto che l’iniziativa verrà accettata, il segnale a Berna potrebbe risultare dato sotto forma di una martellata sui nostri attributi più cari. Il classico castrarsi per far dispetto alla moglie.

Eppure, è un rischio che anche diverse collettività sono disposte ad assumersi, anche se partendo dal presupposto (tutt’altro che scontato) che l’iniziativa sarà bocciata. Così, per esempio, i Giovani UDC sostengono Ecopop, altrettanto fa l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) trascinata da un convincente discorso da parte del suo ex-presidente, il consigliere nazionale UDC Pirmin Schwander. E da un sondaggio apparso recentemente nei media, parrebbe che l’83% della base UDC sconfesserebbe la decisione presa dall’assemblea dei delegati e voterebbe SÌ.

Last but not least: c’è pure il timore che un NO a Ecopop, indurrebbe i contrari alla messa in atto dell’articolo costituzionale del 9 febbraio ad affermare che il popolo ha dato prova di aver cambiato idea sulla necessità di limitare l’immigrazione, legittimando quindi il congelamento “sine die” della realizzazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

Citando Alessandro Manzoni

Hanno tutti torto? Non credo proprio, oltre ai sostenitori “tout court” dell’iniziativa ci sono, come detto, quelli che a questa decisione sono stati trascinati per i capelli da una classe dirigente inaffidabile che non vuole mettere in pratica quanto il popolo le ordina.

Alessandro Manzoni diceva: “La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’uno e dell’altra”.

Questo aforisma si applica molto bene al quesito in votazione. Sia un fronte che l’altro hanno ottime ragioni. Ma, qualunque sia l’esito del suffragio – se la Berna federale continuerà a non voler applicare correttamente l’iniziativa del 9 febbraio in caso di un NO, o se dovrà applicare Ecopop in caso di un SÌ – le conseguenze non saranno tutte positive.

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