È nata “La Destra”: alcune domande ai presidenti dei tre partiti

Ott 31 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 2250 Views • Commenti disabilitati su È nata “La Destra”: alcune domande ai presidenti dei tre partiti

Gabriele Pinoja Presidente UDC Ticino

Gabriele Pinoja
Presidente UDC Ticino

 

 

Edo Pellegrini  Presidente UDF Ticino

Edo Pellegrini
Presidente UDF Ticino

 

Sergio Morisoli Presidente Area liberale

Sergio Morisoli
Presidente Area liberale

L’alleanza dei partiti di destra ticinesi ha dato vita a una forza politica di area denominata “La Destra”, un cappello sotto il quale militeranno l’UDC, l’UDF e Area liberale, con la porta aperta a chiunque ritenga necessaria una politica borghese che oggi trova sempre meno spazio nei partiti storici.

Abbiamo pensato di porre alcune domande ai presidenti dei tre partiti, Gabriele Pinoja (Unione democratica di centro), Edo Pellegrini (Unione democratica federale) e Sergio Morisoli (Area liberale), che servano a chiarire le motivazioni e gli obiettivi di questo nuovo fronte politico.

1. Innanzitutto, perché questa alleanza sotto un cappello di area. Non sarebbe stato più semplice un partito ex-novo, o la confluenza dei due partiti più piccoli nell’UDC, primo partito nazionale per numero di votanti?

Pinoja

L’ipotesi da lei formulata è stata attentamente valutata. In un primo tempo, proprio in considerazione delle attuali realtà politiche, in cui l’UDC rappresenta il partito con più consensi a livello nazionale, si pensava che i due partiti, UDF e Area Liberale, potessero confluire nell’UDC. Si è scartata quest’ipotesi, optando per un’unione che raggruppasse partiti e persone della stessa corrente politica, mantenendo le identità partitiche, evitando così possibili ostacoli ideologici o di tradizione, ma accomunando tutti sotto un unico cappello.

Morisoli

Due anni fa, Area Liberale è nata e si è data questo nome proprio perché i fondatori intuivano e credevano che per far nascere in Ticino una forza di centro destra, e noi diciamo chiaramente liberal conservatrice, era indispensabile parlare di Area e non più di partito rigido: il classico o dentro o fuori. L’alleanza con la forma di area serve quindi per evitare, primo, l’ostacolo che qualcuno si senta assorbito e rispettivamente che qualcuno si imponga su altri; secondo definire dei confini chiari ma sufficientemente flessibili affinché in futuro possano partecipare altre formazioni o politici. Trattandosi di politica cantonale il poter mantenere ognuno certe peculiarità proprie, è essenziale per funzionare bene.

Pellegrini

Ritengo che un nuovo partito avrebbe potuto creare confusione nell’elettore.  L’alleanza fra tre partiti sotto un cappello di area di destra, invece, permette al cittadino di essere assolutamente in chiaro sulle nostre posizioni politiche.

La confluenza di UDF Ticino nell’UDC non è fattibile poiché l’ UDF non è un partito che esiste solo in Ticino come, invece, AreaLiberale, ma è una sezione cantonale dell’EDU-UDF svizzera che ha sezioni in quasi tutti i cantoni, 5 deputati in Gran Consiglio a Berna e Zurigo ecc..

2. Ci pare di capire che non si tratta di una semplice alleanza elettorale in vista delle cantonali del 2015, bensì di un progetto a medio e lungo termine. Quali sono gli obiettivi e le aspettative da parte del suo partito?

Pinoja

Un’alleanza per un’unica elezione politica non avrebbe alcun senso. Si tratta di un progetto che permetta a medio termine di raggruppare e soprattutto rappresentare la corrente della destra ticinese. L’obiettivo è quindi quello di unirci , rafforzarci per crescere e aumentare i seggi  in Gran Consiglio, oltre che cercare di ottenere un buon risultato in CdS; e, soprattutto, di aprirci verso tutti coloro che sposano le nostre idee politiche ed economiche.

Morisoli

Esatto. Fosse una questione puramente elettorale per aprile 2015, bastava l’UDC. Invece assieme abbiamo maturato l’idea che nessuno di noi da solo può rappresentare il mondo variegato del centro destra ticinese, e men che meno le diverse sfaccettature della politica liberalconservatrice che dovrebbe contraddistinguerci. Quindi l’alleanza è un segno forte di maturità e complementarietà politica prima ancora che elettorale. Siamo nati per produrre quella politica che le formazioni maggiori non possono o non vogliono produrre, pena le faide interne.

Pellegrini

L’UDF è un piccolo partito e i piccoli partiti, in Ticino, hanno sempre avuto difficoltà a ottenere consensi nelle tornate elettorali, perché il cittadino ha la tendenza ad esprimere un voto “utile” e quindi sceglie di votare i partiti che hanno reali chance di entrare in Governo e in Parlamento. Anche per questo motivo, già 4 anni fa, ci siamo alleati con l’UDC presentando la lista UDC-UDF per il Gran Consiglio poiché, sulla stragrande maggioranza dei temi, sia cantonali, sia federali, la nostra posizione e quella dell’UDC coincidono. Ricordo anche che i Consiglieri nazionali dell’EDU-UDF hanno quasi sempre fatto parte della frazione UDC in Parlamento.

Da parte di UDF Ticino c’è la totale disponibilità a portare avanti questo progetto di “Destra ticinese” anche dopo le elezioni cantonali dell’aprile 2015. In quali precisi termini sarà tema di discussione nei prossimi mesi.

Per quel che riguarda gli obiettivi del nostro partito è ovvio che, per noi, ma anche per l’EDU-UDF svizzera, sarebbe di grande importanza portare un rappresentante dell’UDF in Gran Consiglio.

3. Qual è, a suo parere, la situazione della destra ticinese sul palcoscenico politico? Quale è il suo potenziale e come è distribuita a livello partitico?

Pinoja

La destra ticinese esiste, ma purtroppo è frammentata e imprigionata soprattutto all’interno dei partiti storici di centro destra. Partiti nei quali, attualmente, la maggioranza è rappresentata da radicali, rappresentanti sindacali o populisti, i quali, di certo, si oppongono alle nostre idee e visioni politiche.

Sono certo che all’interno di PPD, PLR e LEGA, ci sono molti simpatizzanti e sostenitori delle idee dell’UDC, come ad esempio il forte sentimento patriottico in contrapposizione al pericolo Europa, oppure l’essere favorevoli al liberismo economico. Per tradizione, abitudine o convenienza, fino a oggi non si sono mossi e, salvo rare eccezioni, non hanno lasciato il partito, chissà, forse sperando che qualcosa cambi. In effetti qualcosa sta cambiando, ma non nei loro partiti. La nascita di una destra ticinese è una ghiotta occasione per aderire a una corrente nella quale, sono certo, potrebbero meglio identificarsi.

Morisoli

Ammesso che, nella confusione odierna, destra significhi ancora qualcosa – fuori dai pregiudizi, dalle caricature volgari e dal populismo – penso che molte minoranze nei vari partiti e trasversalmente si riconoscano ancora in cinque cose di destra: la libertà unita alla responsabilità individuale, lo Stato non invadente, il libero mercato, il sistema federalista elvetico, la sovranità del diritto svizzero rispetto a quello dell’UE. Per motivi di potere partitico interno (numeri e sedie) sono però costretti a negoziare e a diluire molto questi punti e, alla fine, sono operativamente costretti a cedere al socialismo, allo statalismo, alla iper-regolamentazione, al dirigismo bernese e al centralismo filoeuropeista della maggioranza dei loro partiti. Non è un potenziale, esiste già ma il punto è come coalizzarli all’esterno. Questa è la nostra sfida di area appena iniziata.

Pellegrini

I cittadini che la pensano come noi sono attualmente sparsi – oltre che nell’UDC, nell’UDF e in AreaLiberale – anche fra le destre dei diversi partiti borghesi e, quindi, non è chiaro quanti siano effettivamente. Se guardiamo, però, i risultati dell’UDC quando si vota per il Consiglio Nazionale, percentualmente ben superiori ai risultati alle cantonali, e se si guardano i clamorosi successi in Ticino delle iniziative “di destra” quali quella sui minareti, sul divieto di dissimulare il volto nei luoghi pubblici (iniziativa antiburqa), sull’immigrazione di massa, ecc., è evidente che i Ticinesi di destra sono ben più numerosi di quanto si possa desumere dai singoli risultati elettorali di UDC, UDF e AL. Il potenziale della nostra alleanza di destra è quindi notevole. Starà a noi riuscire a convincere a votare per noi chi, pur essendo di destra, finora ha votato PPD, PLRT e Lega.

4. “La Destra” mira ovviamente ad aumentare il consenso elettorale. In particolare, quali altri elettori pensa di poter aggiungere a quelli già da sempre schierati con i partiti di questa alleanza? E perché questi elettori dovrebbero votare per il nuovo movimento?

Pinoja

“La Destra“, come dicevo, ambisce a ottenere un seggio in CdS e ad aumentare sensibilmente i propri rappresentanti in Gran Consiglio.

Nelle elezioni nazionali i nostri consensi sono stati maggiori che non in quelle cantonali, perché già diversi esponenti di altri partiti ci hanno sostenuto. Oggi proponiamo una soluzione valida e chiara anche a livello cantonale, alla quale possono aderire tutti quei cittadini scontenti degli atteggiamenti assunti dai loro partiti, nei quali spesso si riscontrano grosse contraddizioni e non si capisce più cosa vi stia succedendo.

Fermi difensori dei valori svizzeri e sostenitori di un’economia liberale, questi sono principi fondamentali, dai quali mai ci staccheremo.

Morisoli

Come tutti, miriamo ad aumentare il consenso elettorale. Speriamo di essere attrattivi per chi non crede più che i propri partiti attuino una politica di destra, ma anche per il 50% che non va più a votare e per il 15% che non sa o non ha trovato un partito da votare. E poi ci sono il ceto medio dimenticato, i piccoli e medi imprenditori, gli artigiani, le famiglie tradizionali, i piccoli e medi proprietari, i contribuenti, i disoccupati veri, e non da ultimo chi ha davvero bisogno dello Stato. Poi abbiamo un chiaro DNA: liberali in economia e conservatori delle regole e dei valori svizzeri.

Pellegrini

Come detto al punto precedente, la nostra sfida è proprio quella di convincere in particolare la destra di PPD e PLRT a votare per noi. Penso che gli elettori di queste aree dei partiti citati abbiano, stavolta, una vera chance di vedere realizzati i loro auspici votando la nostra lista, mentre votando PLRT o PPD sosterrebbero una politica di centro-sinistra: il PLRT lo ha dimostrato durante la corrente legislatura e anche il PPD, specialmente a livello nazionale, è posizionato molto, troppo, a sinistra (pensiamo solo all’alleanza spuria fatta nel 2007 e nel 2011 con i socialisti per eleggere in Consiglio federale Eveline Widmer-Schlumpf al posto dei candidati UDC).

Non dimentichiamo poi che una parte molto consistente dei cittadini non si reca più alle urne perché “tanto fanno come vogliono”. Vogliamo e dobbiamo riuscire a motivare anche una parte di questi elettori scontenti a votare per noi.

5. La parte dei partiti storici che è scontenta del sopravvento preso dalla corrente più a sinistra del proprio partito, ha negli ultimi anni fatto sempre maggiormente uso della scheda senza intestazione. Cosa pensa dell’idea che si è data con questa lista di votare le singole persone, “punendo” così in qualche modo i partiti considerati in qualche modo inaffidabili? Secondo lei, è efficace in questo senso?

Pinoja

La scheda senza intestazione è la scelta degli scontenti. Si vogliono premiare le persone e punire i partiti. Purtroppo alla fine, grazie al nostro sistema elettorale, quest’ultimi non vengono puniti, i candidati non hanno un particolare beneficio e le cose non cambiano.

Morisoli

Saranno magari scontenti delle correnti sinistre dei partiti, ma continuano a votarli! Come forma intermedia e a breve termine di cambiamento, la lista senza intestazione è interessante. Permette di prendere fiato, “di affrancarsi” dal clan. A medio termine però non produce nulla. I voti emessi senza lista avvantaggiano proprio i partiti che si vorrebbero “punire”.

Pellegrini

La lista senza intestazione dà, giustamente, la possibilità di esprimere il voto anche a chi non se la sente di optare per un partito, ma preferisce scegliere, fra i candidati dei vari partiti, solo delle persone appartenenti alla propria aerea di pensiero. In questo senso ritengo che la nostra lista di destra permetterà a un certo numero di persone che nelle ultime elezioni hanno scelto la lista senza intestazione, di poter esprimere la propria preferenza per un’area di pensiero ben definita e che ha le idee chiare, contrariamente ai partiti borghesi tradizionali che, a causa delle correnti interne di sinistra e di destra, non sono più affidabili.

6. In campagna elettorale si sono sentite e si sentono le promesse più varie, per la maggior parte irrealizzabili o per i veti incrociati da parte dei partiti al momento della loro attuazione, oppure perché si tratta di sparate del tutto fuori dalla realtà, volte soltanto a illudere la gente e a scaldare gli animi. Lei che promesse (realizzabili) si sente di fare all’elettorato de “La Destra”, qualora il consenso popolare le desse la necessaria fiducia?

Pinoja

Durante l’attuale legislatura, l’UDC è sicuramente stata una delle compagini più attive in Parlamento. Ha proposto soluzioni concrete, in seguito accettate, si è attivata in ogni dove prendendo posizioni chiare e incondizionate. Siamo un partito d’opposizione che non deve sottostare ad alcun diktat, che prende posizione e propone soluzioni concrete con il chiaro obiettivo di risolvere i problemi.

La disoccupazione causata da uno sproporzionato numero di frontalieri, il mercato del lavoro che deve essere sostenuto dallo Stato con provvedimenti seri ed efficaci, il sistema fiscale che necessita una revisione immediata a 360°, la riduzione della spesa pubblica legata soprattutto alla troppo costosa amministrazione pubblica, la revisione della scuola media che attualmente non funziona, un Ente ospedaliero cantonale più credibile dopo le recenti vicende, sono temi ai quali costantemente diamo le priorità. “Prima i Nostri”, l’iniziativa popolare costituzionale, è riuscita, ed  è al vaglio delle commissioni. Sarà un tema centrale del prossimo futuro, al pari dell’applicazione nella legge del risultato della votazione popolare del 9 febbraio “contro l’immigrazione di massa”.

Morisoli

Più che di promesse, si tratta di promuovere in fretta delle misure che servano a rispondere a queste emergenze: le famiglie tradizionali penalizzate, le aziende serie demonizzate, i contribuenti strizzati, il ceto medio dimenticato, la proprietà punita, i bilaterali subiti, lo Stato costoso. In sintesi, ci vogliamo occupare di finanza ed economia, perché solo con un ripensamento in questi settori ci rimettiamo sul binario giusto. La miglior socialità è il mantenimento e la creazione di posti di lavoro in Ticino!

Pellegrini

I veti incrociati ci saranno anche in futuro. Sui temi più caldi però, con una sufficiente forza elettorale, potremo fare proposte attuabili e sufficientemente condivise: penso principalmente al risanamento delle finanze cantonali con un chiaro freno alle spese e penso al rilancio dell’occupazione dei residenti con l’attuazione dell’iniziativa “Prima i nostri”. Quando le finanze saranno sistemate e i Ticinesi che hanno voglia di lavorare avranno tutti un posto di lavoro, si potrà cominciare a pensare alle altre priorità che, quasi tutte, richiedono investimenti e quindi finanze sane.

7. Quali sono i primi obiettivi elettorali di aprile 2015 in cifre?

Pinoja

Avvicinarci il più possibile alla conquista di un seggio in CdS e almeno 8 Granconsiglieri.

Morisoli

Grazie a una lista per il CdS con delle personalità adatte alle emergenze, possiamo dimostrare agli elettori che siamo in grado di prenderci il DFE. Per il Gran Consiglio non sarebbe male raddoppiare i seggi odierni dell’UDC, ma anche 7 o 8 posti per iniziare il progetto non sarebbero male…

Pellegrini

Per il Governo la lotta sarà dura, ma i potenziali candidati della nostra lista sono all’altezza della situazione; penso che non sia utopia un UDC-UDF-AL in Consiglio di Stato.

Compreso il seggio di AL, attualmente la destra dispone di 6 deputati. Penso che si possa ragionevolmente sperare di ottenerne 8 o 9.

8. Qual è il suo messaggio per convincere l’elettorato borghese ad accompagnarvi in questa avventura?

Pinoja

L’elettorato borghese esiste.

“La Destra”, con UDC-UDF-AL, è una corrente nella quale possono convergere tutti coloro che da tempo cercano una soluzione che raggruppi trasversalmente dei partiti.

Gente convinta che il bene del nostro paese può essere garantito nel futuro:

– solo con una forte opposizione a tutti coloro che vorrebbero traghettarci in Europa, o legarci a essa con accordi bilaterali troppo deboli a vantaggio solamente degli altri;

– con il mantenimento di tutti quei valori conquistati nel tempo, come l’indipendenza, la libertà, il federalismo, la democrazia diretta;

– con il rigore nella gestione delle finanze pubbliche ;

– con il sostegno a un’economia liberale, che deve essere forte, dinamica e in grado di creare prosperità per tutti, oltre che permettere allo  Stato di garantire la socialità;

– con un sistema fiscale equo ma concorrenziale, che permetta prima di tutto che gli importanti contribuenti non se ne vadano e che possibilmente ne attiri altri;

– con delle vie di comunicazione migliori delle attuali, prima fra tutte la costruzione del secondo tubo del San Gottardo.

La Destra c’è, l’alternativa a soluzioni ormai incancrenite, pure.

Seguiteci e metteteci alla prova.

Morisoli

L’elettorato borghese è già convinto di questo progetto. Solo che ha bisogno di una spintarella. Da anni se ne parla trasversalmente, ci conosciamo tutti, siamo tutti amici, ma poi non si conclude mai niente perché prevale il vecchio attaccamento al partito. La speranza per molti di destra che il partito un giorno ridiventi quello che era, è dura a morire. Questa volta non c’è più la scusa di dover aspettare o di non avere alternative serie fuori dal proprio orto tradizionale o di famiglia. Noi ci siamo!

Pellegrini

Sono convinto che il solo fatto di poter votare una lista dichiaratamente schierata a destra e con effettive chance di poter influire sulla politica dei prossimi 4 anni, sia già un forte incentivo a darci fiducia.

 

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