Due chicche

Ott 31 • Lettori, Prima Pagina • 685 Visite • Commenti disabilitati su Due chicche

La prima: “Nel caos, il silenzio dell’UDC”. Quale silenzio? Il commento personale, del tutto legittimo, si scontra con le sempre più marcate manifestazioni a livello Europeo contro l’incontrollata immigrazione di massa. L’UE considera sacrosanto quanto non è più sostenibile sulla libera circolazione e non vuole trattare. I tempi cambiano e la sua miopia è preoccupante se si considera ciò che sta avvenendo non lontano dai nostri confini e per le conseguenze negative associate. Applicare il mandato costituzionale senza compromettere l’accordo sulla libera circolazione non è una missione impossibile. Lo è solo per gli Euro sostenitori imperdonabili idealisti. Esistono invece margini di manovra sufficienti per trovare soluzioni condivise e ammesse pure a denti stretti da Bruxelles. Certo l’UE non può dimostrarsi troppo aperta con la piccola Svizzera sarebbe un segnale di debolezza gravissimo che mina la sua supponenza. La vergogna della libera circolazione è l’accesso incontrollato e indiscriminato alle prestazioni sociali e altro. Solo diritti e nessun dovere. E i nostri, che da anni pagano i contributi, arrischiano vedersi vanificati i loro sforzi. Dire poi che l’UDC è latente e poco propositiva è una vera menzogna. Proposte credibili ne ha fatte diverse sempre silurate dagli intellettuali di una certa area politica.

La seconda chicca è scandalosa perché proposta da “personalità” lautamente pagate dalla collettività, ossia dai cittadini. Udite: lo straniero non è una minaccia ma un arricchimento. Nulla in contrario. Purtroppo le statistiche ci danno dati allarmanti sull’arricchimento. Poco arricchimento e considerevole impoverimento. Delinquenza, abusi sociali, pressione sui salari, disoccupazione giovanile e non, locazione, costi sociali per l’integrazione, tolleranza, provocazioni religiose, ecc. lasciano allibiti e dai nostri politici pochi segnali che correggano queste tendenze. Stranieri che pretendono che noi rinunciamo ai nostri simboli, alla nostra cultura, conformandoci alle loro prescrizioni. Tra le pieghe incomincia a preoccuparsi pure la consigliera federale socialista che ha indirizzato all’Italia un messaggio preciso circa l’immigrazione di massa.  Queste “personalità” mirano a offrire alle giovani generazioni un quadro di “riflessioni e di impegno” per l’avvenire. Tutte parole, nulla circa il problema acuto dell’occupazione, problema prioritario nel mondo.  Eterni parolai della politica del linguaggio. Vergognarsi è il minimo. Non c’è nulla da neutralizzare, il voto del 9 di febbraio è chiaro. Ai politici si chiede di evitare le furbate e di non lasciare alle future generazioni una eredità avvelenata conseguenza del nulla attuale.

 

Raoul Bettosini, Lugano

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