Dossier LAMal – Il sistema sanitario svizzero

Set 7 • L'opinione, Prima Pagina • 219 Views • Commenti disabilitati su Dossier LAMal – Il sistema sanitario svizzero

Dr.ssa Daniela Soldati, Locarno

La solita commistione cantoni-confederazione e i pasticciacci dei compromessi elvetici: assicurazioni sociali in mano ad assicuratori privati.

La sanità svizzera viene bombardata da più parti perché costa troppo. E tuttavia il popolo ha più volte ribadito che non intende accettare compromessi di alcun genere sulla copertura che desidera. In particolare ha rifiutato limitazioni nella libera scelta del medico e dell’ospedale in cui farsi curare.

Perché allora il sistema non funziona? Davvero non funziona? Non è che per caso, in modo occulto, i costi presentati dalle casse malati, sulla base dei quali vengono poi calcolati i premi, siano gravati da tutta una serie di “aggravi” scorrettamente aggiunti a questi costi?

Partiamo dall’origine del problema: il disastro LAMal orchestrato dall’allora Consigliere federale Flavio Cotti e messo in opera dall’allora Consigliera federale Dreyfuss. L’inizio della sanità gestita da economisti che, anziché doversi preoccupare della salute, si preoccupano di costi marginali, economie di scala, e altri concetti simili assurdi che non tengono in alcun modo conto della singola realtà di una persona che deve far fronte alla malattia. Introduzione della nozione di colpevolizzazione, ma non verso tutti i fornitori di prestazione: chi dispone di un’efficace rete di lobbying in parlamento viene lasciato stare anche dagli economisti, i cui redditi in grossa parte dipendono da consorzi come quello farmaceutico dentro e fuori dalle università. Americanizzazione all’estremo della valutazione dei costi della sanità (ma il sistema americano è poi davvero un esempio da seguire?), applicata però solo a chi i singoli cantoni decidono di applicarla. Un’assicurazione federale, premi pagati in funzione del cantone di domicilio e non uguali in tutti i Cantoni, pianificazione ospedaliera in mano ai cantoni, tariffari diversi per ogni ospedale. Probabilmente ignari del problema che hanno indotto – certamente molto mal consigliati da cosiddetti “esperti” economisti che in realtà, con il solito principio comunistoide del “i ricchi paghino per i poveri”, hanno messo in ginocchio proprio loro – gli appartenenti al ceto medio che dovevano sostenere i meno abbienti e si sono ritrovati a farne parte in meno di 20 anni grazie all’ultimo, disgraziatissimo esempio di commistione tra obblighi federali e cantonali.

La Costituzione svizzera dice chiaramente che è di pertinenza cantonale tutto quello che i cantoni tutti non delegano alla Confederazione. La sanità si è così trovata, per colpa della LAMal, a dover di nuovo subire un compromesso alla svizzera: casse malati private che nessuno riesce a controllare (né vuole, tanti sono i parlamentari con la ciliegina sulla torta pagata proprio dagli assicuratori malattia, e addirittura i consiglieri federali che prima e dopo la loro elezione hanno intascato gruzzoletti non da poco provenienti dalle stesse tasche), e che in realtà non controllano nulla, cantoni che per ideologia malsana decidono che il pubblico, benché molto più oneroso e poco incline a perfezionarsi nell’eccellenza in materia di controllo dei costi, venga difeso a spada tratta anche quando costa miliardi, fornitori di prestazioni costantemente accusati di essere dei ladri e disonesti. Lo stesso compromesso era stato fatto a suo tempo per l’assicurazione infortuni, dove però un attore pubblico federale aveva quale ruolo anche quello di controllare e dominare le assicurazioni private: la SUVA. Per questo motivo in ambito LAInf non ci sono i problemi che invece esistono in ambito LAMal. E ancora, lo stesso compromesso è stato introdotto in ambito LPP, con assicuratori privati che si permettono di giocare in borsa l’avvenire della popolazione e vengono poi premiati anche quando perdono miliardi con diminuzioni del tasso di conversione delle rendite anziché puniti con l’obbligo di recuperare il maltolto invece di distribuirlo ai loro azionisti. E mai nessuno che venga chiamato a pagare per i propri errori. A pagare, in tutti i casi, sono sempre e solo gli assicurati, siano essi Lamal, o LPP.

Cosa fare allora?

Una ricetta, molto semplice anche se articolata, io l’avrei:

  • Eliminare la possibilità, sia per gli eletti federali che per quelli cantonali, di esprimere il proprio voto nelle camere sia a livello federale (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati) che a livello cantonale (Gran Consiglio) in materia di assicurazioni malattia, Infortuni o LPP o delle relative prestazioni e limitazioni delle stesse, quando abbiano, negli ultimi 10 anni, avuto un legame di qualsiasi natura con un assicuratore malattia (o le di lui fondazioni spacciate per scientifiche come quelle di Helsana e CSS , un assicuratore infortuni o LPP (ad esempio un ingaggio, un ruolo di consulenza remunerata, di membro di consessi o consigli di amministrazione con relativa remunerazione, di consigliere in qualsiasi altra forma remunerata), sia esso stato intrattenuto direttamente dall’eletto o da un membro della sua famiglia in senso stretto (moglie, genitori, figli, fratelli);
  • Eliminare la possibilità, sia per gli eletti federali che per quelli cantonali, di esprimere il proprio voto nelle camere sia a livello federale (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati) che a livello cantonale (Gran Consiglio) in materia di assicurazioni malattia, Infortuni o LPP o delle relative prestazioni e limitazioni delle stesse, quando abbiano, negli ultimi 10 anni, avuto un legame finanziario di qualsiasi natura con gruppi farmaceutici o produttori di mezzi ausiliari sanitari di qualsiasi tipo incluse le apparecchiature, gruppi multiospedalieri, (ad esempio un ingaggio, un ruolo di consulenza remunerata, di membro di consessi o consigli di amministrazione con relativa remunerazione, di consigliere in qualsiasi altra forma remunerata), sia che questo rapporto sia stato intrattenuto direttamente dall’eletto sia da un membro della sua famiglia in senso stretto (moglie, genitori, figli, fratelli);
  • Togliere la gestione e far confluire le riserve degli assicuratori malattia in un fondo federale di cui gli stessi non abbiano più la gestione, e che venga destinato, di anno in anno, alla sola compensazione dell’effettivo aumento dei costi e alla compensazione dei rischi, e non a proiezioni mai giustificate né provate, alfine di mantenere stabile per periodi di almeno 5 anni i premi pagati dagli assicurati;
  • Introdurre, al pari della LPP, un’età al di sotto della quale gli assicurati pagano solo per il rischio: si potrebbe ad esempio limitare il premio per tutti fino al 25esimo anno di età o fino all’inizio della vita attiva dopo un apprendistato o un diploma di fine studi a 50.- CHF/mese.
  • Eliminazione delle casse malati private e ripresa di tutto l’ambito LAMal da parte della SUVA; a questo proposito valutare di far confluire anche la perdita di guadagno per malattia, come per gli infortuni, sotto la stessa assicurazione malattia, dandole quindi esattamente gli stessi ruoli come all’assicurazione infortuni anche nell’ambito della riabilitazione e reinserimento al lavoro come sono dati agli assicuratori LAInf
  • Creazione di un catalogo di prestazioni per malattia limitato di base, spostando tutto il resto (e in particolare le scelte personali quali omeopatia, medicina alternativa, medicina dentaria, cure termali, ecc) sulle complementari;
  • Obbligo del paziente a partecipare ai costi per prestazioni richieste in eccesso rispetto a quanto effettivamente necessario per la salute: tipico esempio l’accesso al pronto soccorso di un giovane di 30 anni per un raffreddore, alle 3 del mattino, perché non riesce a dormire. O il mal di testa nel quadro di episodio febbrile banale.
  • Casse malati autorizzate unicamente a fornire assicurazioni complementari ma impossibilitate a porre riserve di qualsiasi natura esse siano nei contratti assicurativi complementari e impossibilitate a disdire contratti complementari dopo un sinistro, oppure agli anziani, a meno di rimborsare tutto quanto questi assicurati hanno versato dalla data di inizio della copertura complementare fino al momento della disdetta, dedotti gli eventuali costi che l’assicuratore ha già coperti per sinistri intervenuti nello stesso periodo.
  • Controllare, da parte della confederazione per evitare protezionismi, copinaggi e nepotismi, il numero di medici che viene autorizzato a lavorare a carico della LAMal, anche se lavora sotto la copertura di un numero di concordato di un ospedale: l’ospedale deve in particolare provare l’assoluta necessità di ingaggio di questo medico al BAG (e non come avviene ora al Cantone, che permette, negli ospedali pubblici, incrementi del 300% del numero di medici senza batter ciglio); in questo ambito, la promessa scritta di ripresa di uno studio medico esistente o di un posto già esistente quale medico dipendente di un ospedale potrebbe per esempio venir messa quale condizione alla possibilità di specializzarsi in una certa disciplina; rimane esclusa, salvo dimostrazione di necessità e contemporanea indisponibilità a livello svizzero, la possibilità di incrementare l’organico di un ospedale o clinica privata ricorrendo a medici esteri che non si siano formati/specializzati in Svizzera.
  • Vietare nel modo più assoluto che membri di consessi politici, in particolare del Consiglio di Stato ma anche del Gran Consiglio, si ritrovino nel ruolo di pianificatore dei bisogni sanitari di un cantone e nel contempo di consigliere d’amministrazione di un ospedale o gruppo ospedaliero pubblico, al quale naturalmente potrà fornire pareri sulla base di dati acquisiti in qualità di pianificatore, creando così un’evidente distorsione della concorrenza tra ospedali pubblici e privati del Cantone in cui opera quale consigliere di stato o membro di Gran Consiglio per asimmetria d’informazione;
  • Impedire con ogni mezzo che i cantoni possano proteggere il pubblico dal privato, visto che tradizionalmente e a parità di qualità il privato, che per legge è privo comunque della possibilità di “scegliere” i pazienti che cura, è notevolmente più economico del pubblico;
  • Bloccare il prezzo di vendita al pubblico dei medicinali, delle apparecchiature mediche, dei materiali sanitari (aghi, siringhe, compresse, cerotti, protesi, ortesi, ecc.) in una forchetta di max +/- 5% rispetto al prezzo medio almeno nei 4 maggiori Stati europei (per nr. di abitanti): Italia, Francia, Spagna, Germania. Se si allargasse a Polonia, paesi baltici, ecc. il prezzo sarebbe ancora più basso.

Chi ha mentito al momento della votazione sulla LAMal avrebbe dovuto pensarci prima. Adesso la barca affonda, perché la situazione catastrofica di compromesso elvetico che mette in mano ad assicuratori privati le coperture sociali e poi non si dà assolutamente i mezzi per controllare è stata voluta principalmente dai partiti borghesi. Senza scrupoli e senza che nessuno riesca davvero a controllare, gli assicuratori malattia giocano sulla pelle degli assicurati per guadagnare abbastanza da pagare decine di milioni all’anno in pubblicità rivolta esclusivamente ai giovani in buona salute (appaiono sempre famiglie con bambini piccoli, qualcuno l’ha notato?), oppure palazzi che costano milioni in costruzione e almeno altrettanti per la manutenzione decennale, e naturalmente per elargire “stipendi” milionari ai loro direttori e consiglieri d’amministrazione. Tutti i partiti di governo hanno mentito allora e continuano a mentire oggi. Tutti loro subiscono lobbying incredibili e cedono regolarmente al di là della ragionevolezza delle modifiche di legge che negli anni hanno portato a risultati pari a zero. Tutti loro si nascondono accusando i fornitori di prestazione di essere disonesti. Quando a essere disonesti sono proprio i decisori pagati di nascosto dagli assicuratori malattia. Quando i dottori avevano facoltà di farsi pagare con un cesto di frutta dal paziente poco abbiente e qualcosina in più da chi poteva, le cose funzionavano molto meglio. Quando l’assicurazione malattia era cantonale, anche il controllo era cantonale e si sa, più è piccolo più è facile da controllare. Si è voluto elvetizzare l’assicurazione lasciando però la gestione dei fornitori di prestazioni a livello cantonale e in particolare lasciando agli assicuratori la possibilità di prendere tutti in ostaggio. Adesso è ora di far intervenire le teste di cuoio e liberare gli assicurati-cittadini dalla manica di manigoldi che ci ha portato fin qui.

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