“Do ut des?” No, “do” e basta!

Apr 22 • L'editoriale, Prima Pagina • 237 Views • Commenti disabilitati su “Do ut des?” No, “do” e basta!

Eros N. Mellini

Domenica 29 aprile voteremo la modifica della legge tributaria che vuole migliorare – ma neanche di tanto – l’imposizione fiscale del capitale delle aziende e della sostanza delle persone fisiche. Ma neanche tanto, abbiamo detto, perché contemporaneamente sono state decise anche delle misure di parziale aggravio come, per esempio, l’aumento dell’imposizione sui dividendi e la proroga del supplemento per l’imposta immobiliare cantonale delle persone giuridiche. In altre parole, si dà da una parte e si toglie dall’altra sperando, diciamo noi, che alla fine dell’esercizio i benefici per il contribuente siano maggiori degli svantaggi. È comunque un – troppo timido, secondo noi – tentativo di impedire l’esodo dei ricchi contribuenti i quali, è noto, non hanno i problemi di mobilità che trattengono (ma anche qui, fino a quando?) i patrimoni di media entità.

“Do ut des”, un pasticcio tipico di chi deve costruire di volta in volta delle maggioranze

In un sistema proporzionale, a meno di contare sulla maggioranza assoluta in parlamento – il che lo trasformerebbe però di fatto in maggioritario – è gioco forza adottare una politica di “do ut des”, dare per avere. Per ogni disegno di legge bisogna ottenere il sostegno della metà più uno dei deputati presenti, il che non è possibile senza fare delle concessioni alla parte avversa. Ottenere una maggioranza con dei partiti ex-borghesi ormai schierati sul fronte di sinistra, è tutt’altro che evidente quando si tratta di ridurre anche leggermente il salasso statale dei “maledetti ricchi” e degli “imprenditori, tutti mascalzoni e schiavisti”. Purtroppo, in situazioni di crisi del mercato del lavoro interno, quale quella cui stiamo assistendo a causa delle sciagurata libera circolazione delle persone, la sinistra ha buon gioco nel far leva sull’invidia, quanto meno comprensibile se non giustificabile, dei meno abbienti nei confronti di quelli che definiscono, in modo superficiale e spregiativo, i “ricchi”. Dimenticando, o meglio, volutamente sottacendo, il fatto che in Ticino, il 4% dei contribuenti paga oltre il 40% del totale delle imposte sul reddito, introito da cui dipendono tutti i sostegni e le misure sociali di cui beneficia, fra gli altri, anche quel 25,5% di cittadini esenti da imposte. È quindi evidente che, se si concedono degli sgravi fiscali, non sono quest’ultimi a beneficiarne, bensì quelli che le imposte le pagano, e chi altri? Un minimo di dignità dovrebbe quindi far considerare tutti i sostegni sociali di cui si beneficia senza peraltro essere chiamati alla cassa, prima di sbraitare contro coloro che “già guadagnano troppo” o che, dall’alto della propria condizione proletaria (nell’accezione antica del termine, ossia privi di beni materiali, possessori unicamente di figli), ci si permette del tutto arbitrariamente di affermare che “non hanno bisogno” di sgravi fiscali. Domanda provocatoria: perché, voi “avete bisogno” di una o più auto, del megatelevisore, dell’ultimo modello di telefonino per ogni membro della famiglia, e altre comodità del genere che potete permettervi in virtù del regime, assistenziale più che sociale, in vigore solo grazie ai “maledetti ricchi” che pagano quel gettito fiscale da cui siete esenti o al quale contribuite solo in misura limitata.

Il “do” passa senza eccessivi intoppi …

Ma torniamo al “Do ut des”. Nella fattispecie, la ricerca disperata di una maggioranza che facesse perlomeno uscire dal Gran Consiglio qualche misura nella giusta direzione, ha fatto sì che si facesse un pacchetto “fiscale/sociale che, oltre alla legge tributaria nella quale si proponevano i citati sgravi e aggravi, contemplava modifiche riguardanti anche altre leggi (Legge sugli assegni di famiglia, sul sostegno all’attività familiare e di protezione dei minorenni e la Legge sull’assistenza a domicilio). In teoria, anche queste modifiche di legge sarebbero state referendabili quando decise lo scorso novembre dal parlamento ma, in pratica, essendo la sinistra favorevole, nessuno sul fronte contrario s’è sognato di contestarle con una chiamata al voto popolare. Questo pacchetto che chiameremo “del do”, non aveva nulla a che vedere con la legge tributaria, ma è stato il dazio che i favorevoli hanno dovuto pagare per assicurarsi il per loro più importante pacchetto “del des”, ossia la legge che, grazie al referendum lanciato da una sinistra che più estrema non si può al solito trito e ritrito motto “Basta regali ai ricchi!”, voteremo il prossimo 29 aprile.

… l’”ut des” un po’ meno

Infatti, dopo che lo scorso novembre il parlamento ha accettato il cosiddetto “pacchetto sociale” con diverse forme di assurdo quanto costoso assistenzialismo, ecco che, digerito il “do”, una sinistra (in tutti i sensi) combriccola formata da Unia, Unione Sindacale Svizzera Ticino e Moesa, Ps, Giso, Verdi, Mps, Pop, Pc, Forum alternativo e Collettivo Scintilla, ha deciso di opporsi al “des”. Raccogliere le 7’000 firme necessarie, per costoro è estremamente facile facendo leva sull’invidia citata sopra. E quindi, eccoci al voto sulla modifica della sola legge tributaria. Le altre leggi sono già passate in parlamento, e il termine di referendum è scaduto. È vero che il Gran Consiglio ha deciso che la messa in vigore di tutte le modifiche, sia di quelle decise in novembre sia quelle in votazione ora, sia competenza del Consiglio di Stato per cui, in teoria, ciò potrebbe significare che se la legge tributaria viene respinta, il governo cantonale potrebbe anche non mettere in atto le modifiche delle altre leggi sociali. Ma sarà veramente così? Lo potrà davvero fare? Dopotutto, sono state formalmente approvate e il referendum è stato lanciato solo contro gli sgravi fiscali. Nel dubbio – ma il comitato cantonale UDC non ne ha avuti lo scorso 10 aprile – meglio convincere la gente a sostenere con il SÌ nelle urne questa mini riforma che, seppure troppo timida ai nostri occhi, è un passo nella giusta direzione.

 

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