Diversi pesi e misure

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Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Articolo apparso nel Corriere del Ticino del 15.02.2016

 

I dibattiti in corso sui temi elettorali del prossimo 28 febbraio brillano, in qualche caso, per le angolazioni antitetiche con cui le stesse forze politiche affrontano i temi.

Da mesi ormai, gli oppositori all’iniziativa UDC per l’attuazione, ricorrono a esempi – peraltro assurdi e tendenziosi – volti a dimostrare che la norma costituzionale proposta sarebbe sproporzionata e, soprattutto, discriminerebbe i criminali svizzeri da quelli stranieri (pochi, dicono, rispetto alla totale popolazione straniera in Svizzera), cui si aggiungerebbe alla pena un’espulsione obbligatoria anche per reati-bagattella. A parte che l’iniziativa elenca dei reati che proprio “bagattelle” non sono – gli esempi del furto di mele o della semplice contravvenzione alle norme della circolazione stradale sono assurdi e privi di qualsiasi fondamento – mi viene da pensare a un paese che, attaccato da bombardieri nemici, rinunciasse all’arma contraerea perché rischierebbe di colpire anche qualche gabbiano reo solo di aver defecato su qualche automobile, quindi non del tutto innocente – lo ammettono anche loro – ma nemmeno da colpire con qualche proiettile vagante. E facendo leva su questa presunta (i gabbiani potrebbero anche evitare di volare sotto ai B-52) sproporzione, pretenderebbero il cessate il fuoco contro i bombardieri pronti a scaricare tonnellate di bombe. Un atteggiamento che, se fosse stato adottato dall’Inghilterra durante la seconda guerra mondiale, verosimilmente ci avrebbe portato tutti a parlare un perfetto “Hochdeutsch” invece dello “Schwizerdütsch” o del dialetto ticinese. Oppure, per fare un altro esempio, sarebbe come se, in piena epidemia di ebola, si rinunciasse all’isolamento dei focolai d’infezione per non rischiare di emarginare anche qualcuno che, pur trovandosi all’interno del cordone sanitario, non sia stato ancora contagiato.

Poi, sull’altro tema in votazione il 28 febbraio, l’iniziativa PPD “Per il matrimonio e la famiglia – NO agli svantaggi per le coppie sposate”, ho seguito un dibattito sulla RSI La2, che opponeva Giovanni Merlini e Vera Pepita Conforti (contrari) a Marco Romano e Lara Filippini (favorevoli).

Per la cronaca, l’iniziativa PPD chiede di por fine a un’ingiustizia che da 32 anni vede le coppie sposate pagare un’aliquota fiscale maggiore di quella applicata alle coppie non sposate – a causa della tassazione congiunta – e le coppie in AVS percepire solo una rendita massima del 150%, rispetto al 200% (2 x 100%) che ricevono i conviventi non sposati. Una richiesta sacrosanta, contro uno Stato che, dal 1984 (data in cui il Tribunale ha imposto la fine di questa discriminazione) si è appropriato indebitamente di un importo ipotizzabile fra i 30 e i 60 miliardi a scapito di una sola categoria di cittadini: quelli sposati, appunto.

Va poi detto, di transenna, che la cosa riguarda solo l’imposta federale diretta, in quanto i cantoni si sono adeguati tempestivamente alla sentenza del Tribunale federale del 1984.

È evidente che l’iniziativa porterà a un esborso non indifferente per la Confederazione. Fra minori entrate fiscali e maggiori uscite dal fondo AVS, si possono ipotizzare 2 o 3 miliardi l’anno, che non sono noccioline. E da qualche parte bisognerà pure trovarli questi soldi (per esempio, e sarebbe ora, risparmiandoli sull’aiuto allo sviluppo e sull’innaffiatoio delle relazioni con l’estero, tanto per citare due settori). Ma è altrettanto vero che non si può continuare a “rubarli” – perché di fatto si tratta di un vero e proprio furto – a una sola categoria di cittadine e cittadini, perché sennò vengono a mancare al budget della Confederazione.

Ma qui arriva la chicca da parte degli oppositori all’iniziativa che – essendo tutti i partiti, le organizzazioni, gli pseudo-intellettuali riuniti, il governo e il parlamento, e chi più ne ha più ne metta, contrari all’iniziativa per l’attuazione – sono sull’argomento tutti “salvatori dei gabbiani”: ho sentito sostenere il mantenimento di questa palese ingiustizia argomentando che l’iniziativa toccherebbe “solo” 80’000 nuclei familiari, colpevoli di avere un reddito in maggiore o minore misura superiore alla media.

Fatemi capire: da un lato, pochi autori stranieri di reati “minori” – teoria che peraltro contesto e che non è assolutamente dimostrata – giustificherebbero la non applicazione dell’espulsione obbligatoria, per quanto questa sia ancorata nella legge d’applicazione “dormiente” in attesa del 28 febbraio, ma dall’altro, si osa tranquillamente giustificare un’appropriazione indebita a scapito dei contribuenti perché in fondo colpisce “solo” 80’000 nuclei familiari?

Un consiglio ai gabbiani: continuate pure a defecare sulle automobili, basta che non vi sposiate!

 

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