Di terre promesse, di unioni, di comunità e di confederazioni

Mag 14 • Lettori, Prima Pagina • 576 Visite • Commenti disabilitati su Di terre promesse, di unioni, di comunità e di confederazioni

Lo spirito e l’agire dell’essere umano può raggiungere altezze celestiali, come pure bassezze terrificanti. Però può scegliere. O trovarsi a dover scegliere forzatamente, per non aver scelto.

In entrambi i casi sono sempre decisioni difficili. Il fattore tempo, poi, ne complica ulteriormente la realizzazione e la durata. Quando tutto sembra essersi svolto e realizzato in modo ideale, ecco apparire una componente invisibile ma subdola: l’abitudine! Questa non arriva mai sola. Ha le sue inseparabili damigelle: la noia, l’invidia, la voglia di novità, l’insoddisfazione, che formano il corteo del malessere.

Puoi trovarti in paradiso, ma se non sei consapevole di esserci, perché hai perso per strada l’energia dell’Umiltà, sarai sempre in nessun luogo, in cerca di un riparo dove rifugiarti. Ma lì, in quel rifugio, abitano tutti  i desideri repressi e, come spesso succede, sarà il peggiore che ti inietterà la sua dannazione. Il demone dell’appetito insaziabile.

A quel punto il tuo destino è segnato. Non avrai altro che sete di potere, di ricchezza e, se riesci a dissetarti, dall’alto del tuo piedestallo segreto guarderai quei poveri diavoli trascinarsi miseramente davanti alla tua reggia mendicando un pezzo di pane. Il tuo campo visivo sarà solo questo. Più ti sentirai potente, più sarai povero di umiltà.

 

La Svizzera è il cuore dell’Europa. Nel vero senso della parola e in tutti i sensi. Un cuore che pulsa, che tiene in vita un sogno, il corpo di un sogno. È lei che pompa il sangue della vita di un sogno e, senza di lei, quel sogno si affloscerebbe come una mongolfiera che ha finito il suo volo.

Dalle nostre montagne vediamo la vastità della terra, siamo i guardiani di questo paradiso; non è nostro, non è terra promessa, ci viviamo, lo amiamo, lo curiamo e forse lo difendiamo.

Voi che siete fuori, non guardatela con invidia, ma proteggetela, salvaguardatela, non costringetela a diventare un arto quando lei è il vostro cuore. Consideratela come realtà di una speranza, quella realtà che voi cercate di realizzare, ma che per noi è già un insieme che vive da più di un millennio. Se la separate dalle sue linfe vitali, se la separate da lei stessa, non potrà che soccombere, soffocata dall’avidità che caratterizza l’acerbo essere umano con le sue bramosie.

La Svizzera rappresenta il sogno dei popoli europei, e forse dell’umanità. È una nazione che non esiste, come disse qualcuno, tuttavia è un inestimabile gioiello che tutti possono ammirare.

Non obbligatela a cancellare millenni di faticose  conquiste, non obbligatela  a ritornare in fasce per partecipare a un travaglio che ha già vissuto e superato con difficoltà. Ora è testimonianza vivente di ciò che altri vogliono realizzare, unione e armonia di culture del Nord, dell’Est, dell’Ovest e del Sud. 

La Svizzera è esempio da seguire non il contrario.

Questa è una constatazione incontestabile, non è  una dichiarazione arrogante.

Chi vuole l’adesione completa all’Europa vuole mettere un fiore vivo sotto vetro, morto. 

I suoi colori spariranno, tutto diventerà grigio, il colore unico della globalizzazione, una tristezza. Qualcuno afferma che questo è ciò che siamo ora. È un falso d’autore, una menzogna.

Lo stesso orgoglio di essere svizzeri è quello cui aspira un’Europa in gestazione. Siate quindi felici di avere fra di voi gente così. E beneditela.

E tu, popolo dell’Elvezia, se non rovisterai nei vecchi bauli che hai in solaio, dove giacciono  le prove di eroici ardori, e non ti deciderai a resuscitarli, mettiti l’abito del lutto e preparati al rito funebre delle tue conquiste, perché il tempo del tuo funerale è vicino.

 

Roberto Piffaretti, Chiasso

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