Di orgoglio, dignità, e mezzeseghe

Mag 17 • L'editoriale, Prima Pagina • 960 Views • Commenti disabilitati su Di orgoglio, dignità, e mezzeseghe

Eros N. Mellini

Chi mi conosce sa che odio il politicamente corretto e mi perdonerà l’ultima accezione un po’ volgare riportata nel titolo. Per la verità, non so nemmeno se l’odierna generazione – quella a mio avviso più colpita dal fenomeno – sappia che cosa significhi o, quantomeno, il significato che davano a questa parole i giovani Ticinesi del mio tempo, ossia più o meno: omuncolo invertebrato, reso tale dall’abuso della masturbazione. In senso più ampio, il termine veniva attribuito con evidente disprezzo a chi si rendeva reo di un comportamento pusillanime e arrendevole, cedendo a qualunque pressione fosse esercitata contro di lui, pur di evitare il benché minimo scontro. Perché, a torto o a ragione, era convinto che da quest’ultimo sarebbe uscito perdente. Evidentemente, le mezzeseghe esistevano già a quei tempi, altrimenti non si sarebbe coniato il termine. Ma erano una minoranza insignificante e disprezzata – allora non c’era l’articolo 261bis del Codice penale a punire l’emarginazione di chi si comportava in contrasto con il pensiero convenzionale – non la massa che ormai imperversa oggi, al punto di avere ormai – temo irreversibilmente – inquinato non solo la società ma, nel caso che ci tocca da vicino dei rapporti con l’UE, anche la politica.

Nella società…

La seconda guerra mondiale, seppure ci avesse toccato solo marginalmente, aveva dato alla gente un chiaro discernimento fra le cose veramente importanti e le bazzecole irrilevanti. Ma quando, dopo circa un ventennio di boom economico, ci si è potuti adagiare in un comodo e rassicurante clima di benessere, questo discernimento è venuto progressivamente a mancare. È logico, quando è già un problema assicurarsi tre pasti al giorno, non c’è spazio né tempo per i “fastidi grassi”. Questi arrivano quando i genitori – credendo erroneamente di far bene – si mettono a risolvere i problemi dei figli, pur sapendo benissimo che quegli stessi problemi li hanno avuti anche loro e li hanno risolti da soli perché i genitori avevano ben altro a cui pensare. A furia di togliere degli ostacoli (peraltro sani dal punto di vista dell’apprendimento e della formazione del carattere) dalla strada dei propri pargoli, hanno creato una generazione, e poi un’altra e un’altra ancora, di persone che non sanno più reagire perché per loro, quelli che erano “fastidi grassi” – e di fatto lo sarebbero ancora – sono ormai diventati dei problemi esistenziali insormontabili. E da qui, il diffondersi di una mentalità sempre più “mezzoseghista”, parassitaria, volta a chiedere costantemente aiuto agli altri, che siano genitori, amici o lo Stato. Con il risultato che ciò che non si può (ma la parola giusta è spesso “non si vuole”) ottenere con impegno e fatica, lo si pretende ormai dallo Stato come un diritto. Sussidi, indennità, esenzioni fiscali, eccetera – da notare, parecchi legittimi e ragionevoli, ma altri superflui e concessi sconsideratamente in periodi di vacche grasse -, hanno ormai trasformato lo Stato sociale in uno Stato assistenzialista.

… e in politica

Nel titolo di questo editoriale ho menzionato l’orgoglio e la dignità, due valori purtroppo andati anch’essi persi in gran parte dei nostri politici. È chiaro, per difendere legittimamente questi valori bisogna meritarli, il che necessita di forza, impegno e fatica. Occorre crederci e lottare, cosa che fino a poco dopo la metà del secolo scorso, per i nostri politici era scontato. Cos’è cambiato da allora? Anche in questo settore, che del resto rispecchia la società, hanno avuto il sopravvento le mezzeseghe. Molto più comodo rinunciare a dei principi contrari al nostro carattere pusillanime, che non dare prova di coraggio e resistere. Siamo concilianti e non dovremo subire sgarbi e rappresaglie. Non importa se, così facendo, dei valori come orgoglio nazionale, dignità e il senso stesso della parola Svizzera se ne andranno a ramengo; la Svizzera è troppo piccola, in una disputa con l’UE è perdente in partenza. La stessa mentalità che, all’inizio di questo articolo, ho attribuito a un’infima minoranza di disprezzate mezzeseghe, oggi è maggioritaria nella Berna federale, e non è neppure disprezzata (potenza dell’articolo 261bis del Codice penale?

L’UE futuro della Svizzera? Piuttosto Exit!

Secondo queste mezzeseghe, l’UE è il futuro, la Svizzera è anacronistica e destinata a estinguersi. Dal 1291, il futuro della Svizzera è sempre stata la Svizzera, mai si è agognato di porci sotto il dominio dello straniero come ambirebbero questi invertebrati schiavi dell’onanismo mentale. Purtroppo, però, il fatto che vengano sistematicamente rieletti fa pensare che questa cancrena abbia ormai raggiunto il livello di metastasi, e che l’obiettivo dell’eutanasia della Svizzera non sia poi così lontano.

Lottiamo affinché il miracolo accada e il nostro amato paese riesca a produrre gli anticorpi necessari, un vaccino contro il “mezzoseghismo”, purtroppo, non c’è. Possiamo opporvi solo la nostra volontà di resistenza.

L’UE futuro della Svizzera? Piuttosto Exit!

Comments are closed.

« »