Democrazia diretta e il «particulare»

Set 26 • L'editoriale, Prima Pagina • 518 Visite • Commenti disabilitati su Democrazia diretta e il «particulare»

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Leggo su Internet in un articolo dedicato a Francesco Guicciardini – (Firenze, 6 marzo 1483 – Arcetri, 22 maggio 1540), scrittore, storico e politico italiano – “Il Guicciardini viene presentato come l’uomo del «particulare» che fa dell’interesse individuale un codice di vita, rivelando, secondo il critico, il crollo di ogni ideale e vincolo religioso, morale e politico”. Si contrappone quindi a Niccolò Machiavelli, il quale ipotizza invece un Principe (quindi un’autorità assoluta) che il “particulare” lo escluda a favore del supremo interesse dello Stato.

In che situazione siamo oggi in Svizzera? In che misura è conciliabile il “particulare” con l’interesse dello Stato in un regime di democrazia diretta?

 

Il sovrano è il popolo

Mentre nell’antica Firenze del Guicciardini e del Machiavelli – e praticamente in tutta l’Europa di quel tempo – il potere era fermamente in mano a un sovrano coadiuvato da un’oligarchia di aristocratici privilegiati, in Svizzera, almeno sulla carta, il sovrano è il popolo. Nella Berna federale, tuttavia, buona parte delle persone che costituiscono l’Esecutivo (Consiglio federale), il Parlamento (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati) e, ancora di più, il funzionariato dell’amministrazione federale, credono di costituire quella casta privilegiata che nella Firenze del 15° e 16° secolo spadroneggiava a piacimento. A loro si aggiunge poi il Tribunale federale di Losanna che, alla faccia della tanto declamata separazione dei poteri, si permette di interferire nel Legislativo emanando sentenze che “fanno giurisprudenza”, in altre parole che diventano leggi. Ogni quattro anni poi, con un’ipocrisia che non ha uguali, si vestono di cilicio e saio per andare “umilmente” a chiedere al popolo – facendo promesse che, almeno chi si ripropone, ha spesso già ampiamente dimostrato di non avere alcuna intenzione di mantenere – di rieleggerli per un altro quadriennio di “tradimento e doppio gioco”.

 

Gli esempi non si contano più

Come Consiglio federale e Parlamento tradiscano il popolo che – non finirò mai di meravigliarmi di questo fenomeno – dopo quattro anni di mugugni, critiche e oggi, con i social network, anche di insulti, puntualmente rielegge gli stessi rappresentanti nel Legislativo, è davanti agli occhi di tutti. Spudorate menzogne prima delle votazioni (Schengen/Dublino sarebbe costato 8 milioni di franchi l’anno, in realtà siamo ben oltre i 100; la libera circolazione delle persone avrebbe causato un massimo di 8 o 10’000 immigranti l’anno dall’UE, in realtà una media di quasi 80’000 con punte fino a 90’000; eccetera, eccetera). Mancata o annacquata applicazione delle sacrosante decisioni popolari (espulsione automatica dei criminali, immigrazione di massa, internamento a vita dei pedofili, eccetera, eccetera). C’è quindi da riflettere se a motivare queste manovre ci sia più Machiavelli (interesse preponderante dello Stato) o Guicciardini (interesse preponderante magari sì di categorie economiche ma, soprattutto dei singoli deputati (ghiotti seggi in CdA, ambizioni personali politiche europee, semplici manie di protagonismo internazionale).

Personalmente propendo per il secondo, per il primo avrebbero il comodo alibi “l’ha voluto il popolo sovrano, adesso se la gratti”.

 

Anche nella democrazia diretta ha il suo peso il “particulare”?

Certamente sì, per alcuni il vantaggio immediato e diretto è l’unico motivo per votare, infatti fanno uso di questo “diritto” quando fa loro comodo, per invece rinunciare a questo “dovere” quando ritengono che la decisione non li tocchi da vicino. L’esempio classico è la votazione di questo fine settimana sull’iniziativa AVSPlus. Quanti anziani (comprensibilmente, perché in gran parte non sono particolarmente benestanti) la voteranno solo perché, non essendo a beneficio di un’indennità complementare, per loro significherà un aumento netto di circa 200 franchi al mese? Dimenticando – o fregandosene – che dalla complementare verrà tolto l’importo non tassabile dell’aumento, il quale andrà a rimpolpare la rendita AVS che invece è tassabile. Risultato: proprio i meno abbienti si vedranno togliere la complementare perdendo, oltre a vedersi aumentare le imposte, anche quei benefits che l’accompagnano (spese per cure dentarie, tasse radio/TV, abbonamenti a trasporti pubblici, eccetera).

Però, a differenza delle decisioni parlamentari che coinvolgono 246 deputati – spesso, come detto, in parte inaffidabili – le votazioni popolari coinvolgono generalmente da 2 a 4 milioni di votanti, per cui l’incidenza del “particulare” è senz’altro molto inferiore a quella che si riscontra alle Camere.  E, d’altra parte, se non ci fossimo tenuta stretta la democrazia diretta – purtroppo tanto sgradita a Berna e a Bruxelles – saremmo nell’UE già da oltre 20 anni.

Comments are closed.

« »