Edizione del: 06/08/2010
 
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Morte a Bochuz: di chi è la colpa?

 
I fatti sono noti: nella sua cella del carcere vodese di Bochuz un detenuto ha volontariamente dato fuoco al materasso morendo poi, perché non tempestivamente salvato, per avvelenamento da monossido di carbonio. Questi i fatti. Ma di chi è la colpa?

Quali sono state le conseguenze nel „caso Bochuz“ ? Si sono messe in dubbio, sostenuti dall’opinione di un ex-giudice del tribunale federale, la prassi di sorveglianza e l’esecuzione della pena detentiva. Si sono criticate le guardie carcerarie, si è pretesa una riforma dell’esecuzione delle pene e si è licenziata ignominiosamente la direttrice. Nessuno ha posto in discussione lo scellerato comportamento del detenuto.

Può darsi che ci sia stato qualche ritardo nel tentativo di far uscire il carcerato – fra l’altro considerato pericoloso – dalla cella da lui stesso incendiata, a causa di una rigorosa interpretazione delle regole di sicurezza. Può anche darsi che si siano commessi degli errori.

Ma una cosa mi disturba particolarmente: i colpevoli delle proprie miserie sono sempre gli altri oppure il sistema.

Non è mai quello che la sua disgrazia l’ha causata da solo. La NZZ del 9 luglio 2010 ha addirittura scritto: “Un detenuto della prigione vodese di Bochuz è morto lo scorso marzo a causa della cieca osservanza del regolamento da parte delle guardie”. Come, prego? Secondo il mio immodesto punto di vista, il detenuto è morto innanzitutto perché nella sua cella ha intenzionalmente dato fuoco al materasso.

Supponiamo che, in una strada a grande traffico di Berna, attraversi con il rosso, mi butti praticamente sotto la prima auto in arrivo, e rimanga a terra gravemente ferito. E che, a causa del forte traffico, l’ambulanza arrivi troppo tardi per salvarmi. Chi è, in questo caso, il responsabile della mia morte?

Se succede come nel caso di Bochuz, un giudice del Tribunale federale rilascerebbe una perizia dal seguente contenuto: la colpa dell’accaduto è da attribuire alla totalmente sbagliata gestione tecnica delle strade e del traffico nel centro di Berna. Inoltre, l’incidente è anche dovuto in modo determinante al fatto che la fase verde dei semafori per i pedoni è decisamente troppo breve. I politici verdi chiederebbero poi l’introduzione del limite generale di 30 Km/h, incluse le autostrade. Si licenzierebbero in seguito le autorità pianificatorie responsabili della costruzione di strade e dei regolamenti del traffico, nonché il capo della polizia stradale e il medico di turno, a causa del ritardo nel tentativo di salvataggio.

Diciamo le cose come stanno: oggi la colpa delle proprie disgrazie non è mai di colui che si mette nei pasticci tutto da solo.

Se domani un Bungee-Jumper (pazzi che, attaccati a una corda, si buttano nel vuoto da grandi altezze per provare un loro personale “sballo”) salta giù dalla diga della Verzasca e si rompe il collo, si attribuirà allora la responsabilità al costruttore dell’impianto pretendendo che l’altezza della diga sia ridotta ad un massimo di due metri. A Bochuz, quale misura minima si dovrebbero adottare dei materassi in asbesto che non possono essere accesi.

„Chi é causa del suo mal, pianga sé stesso“ dice un proverbio italiano molto intelligente.

Ossia: del proprio comportamento sbagliato o colposo, si è in primo luogo responsabili personalmente, non è permesso contare sulla compassione degli altri o addirittura specularvi sopra. Purtroppo è ciò che fanno in troppi al giorno d’oggi. Nella nostra società è diventato troppo facile addossare semplicemente agli altri, alla comunità, rispettivamente al “sistema“ i nostri propri errori o le nostre negligenze, spesso la propria pigrizia, ritagliandosi una comoda vita senza responsabilità; contando sul fatto che lo Stato (ossia gli altri) ci penserà in qualche modo...

Chi è morto per colpa sua, come il detenuto di Bochuz, non può più essere chiamato a rispondere delle sue azioni. Ma che della sua morte, secondo l’opinione di ex-giudici, siano responsabili e debbano essere puniti solo ed esclusivamente gli altri, è un ulteriore passo verso l’abbandono di un concetto essenziale che sta alla base della nostra società: il principio della responsabilità personale per le proprie azioni (o negligenze).

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Rolando Burkhard
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