Edizione del: 06/08/2010
 
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Minareti: invece di interrogarsi sulla volontà dei cittadini, rispettiamola!

 
L’articolo di Beat Allenbach, ospitato dal CdT del 1° febbraio a titolo “Minareti, interrogativi sulla volontà dei cittadini” evidenzia una volta di più il concetto di “democrazia su misura” della sinistra, laddove per sinistra intendo socialisti, comunisti, Verdi, ma anche l’ala socialista dei cosiddetti partiti storici. I “sinistri” sono i buoni, la destra – identificata ormai solo nell’UDC – è malevole, populista e autrice di “insinuazioni” dalle quali si lasciano attrarre i molluschi dei partiti di centro. È strano come l’UDC venga in continuazione tacciata d’intolleranza proprio da coloro che non tollerano la nostra presenza sul palcoscenico politico. Eppure, dal successo del 1992 – data del rifiuto di aderire allo SEE – a quello sui minareti del 2009, l’UDC ha collezionato 17 anni di sconfitte, a volte di stretta misura, ma non s’è mai permessa di contestare l’esito di uno scrutinio o di pretendere la delegittimazione del voto popolare. Il fatto di considerare il socialismo e tutta la sinistra che vi ruota attorno una grave malattia contro la quale, purtroppo, non s’è ancora trovato un vaccino, non impedisce né a me né al mio partito di inghiottire l’amaro boccone impostoci dalla sovranità popolare. Vorrei appellarmi a un certo diritto di reciprocità ma, a giudicare dal protrarsi di mugugni mediatici dei cattivi perdenti, credo che tale richiesta non avrebbe più chances di soddisfazione di quella in atto con l’Italia per l’applicazione degli accordi bilaterali. 
Ma per tornare al tema minareti, che si sia in atto un subdolo processo d’islamizzazione dell’Occidente – Svizzera compresa quindi – non è un’insinuazione, è un evidente dato di fatto supportato dalle cifre e dalle affermazioni di personaggi che, anche se i musulmani continuano ad affermare che non li rappresentano, sono pur sempre degli esponenti di spicco del mondo islamico.
Le cifre: ad esempio in Svizzera la comunità islamica è passata dalle 17'000 unità del 1970 alle 470'000 della fine 2009, una crescita del 2’700% in scarsi quarant’anni. Tanto per confronto, nello stesso periodo, la popolazione globale della Svizzera ha avuto l’aumento di uno scarso 25%. Ma per la sinistra il problema non esiste, non c’è da preoccuparsi...
Gli esponenti del mondo islamico? Per esempio il grande amico della Svizzera Gheddafi a Timbuctù nel 2006: “Noi abbiamo 50 milioni di musulmani in Europa. Vi sono segni che attestano che Allah ci accorderà una grande vittoria in Europa: senza spade, senza fucili (...) I 50 milioni di musulmani di Europa ne faranno un continente islamico. Allah mobilita la Turchia, nazione musulmana, e permetterà il suo ingresso nell´Unione Europea. Vi saranno allora 100 milioni di musulmani in Europa ". O il primo ministro turco Erdogan: “La democrazia è soltanto il treno sul quale saliamo fino a quando saremo arrivati all’obiettivo. Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, le cupole i nostri elmi e i credenti i nostri soldati”. A questi due buontemponi, si aggiungano i numerosi Imam che nelle moschee – anche in Svizzera (Vedi mozione UDC a Berna – Alexander Baumann 09.4319) – vanno predicando la violenza contro i Cristiani e l’annientamento degli “infedeli”.
Perciò si può essere sì, contro l’espansione in Svizzera dell’Islam, e contemporaneamente non essere contro i musulmani! Nessuno infatti ha detto: “Fuori tutti gli Islamici dalla Svizzera”. Fra quelli trapiantati o nati da noi c’è verosimilmente una maggioranza di persone tranquille e rispettose della legge – almeno fintanto che questa non contrasta con i loro princìpi religiosi – ma anche loro, magari inconsapevolmente, fanno parte del grande disegno d’Islamizzazione. Un disegno indiscutibile alla luce di quanto detto sopra, anche se non si sa esattamente chi ne tiri i fili. Qualche riserva sull’inconsapevolezza dei musulmani moderati poi, è lecito averla, visto che ben difficilmente da costoro si alzano voci di sdegno contro la violenza islamista o contro le barbare pratiche come la lapidazione o l’escissione degli organi genitali, che di moderato non hanno proprio nulla.
Chi ha votato contro l’edificazione dei minareti ha voluto perciò dare un segnale forte e chiaro che non è disposto ad accettare di essere fagocitato da una religione, ma anche e soprattutto, da usi, costumi, tradizioni e leggi estranee o addirittura in contrapposizione con il diritto vigente in Svizzera.
Invece d’interrogarsi sui presunti limiti della democrazia diretta e cercare di violarla con mezzucci e cavilli, quelli sì incostituzionali, si dia seguito alla volontà del popolo, unico legittimo sovrano del nostro paese.

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Eros N. Mellini - Responsabile per il Ticino del C
edizione del 05/02/2010
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