Edizione del: 06/08/2010
 
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16/04/2010 - Pillole di saggezza
 

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L’italiano … salato

 
In riferimento e a complemento di una lettera “salata” sull’abuso della parola inglese “ SALE “ nei Grandi Magazzini del nostro Cantone, prima di tutto mi complimento con l’autore, Claudio Troise di Solduno, che tratta in forma pratica, ma con un pizzico di ironia, questa moda o mania della parola esotica in tante attività della vita.
Il problema o meglio l’abuso non è solo ticinese. Le grandi organizzazioni di vendita hanno preso la brutta abitudine di utilizzare queste parole, con notevole risparmio di stampa e tutto ciò che ne segue, anche nelle altre regioni linguistiche, invece di utilizzare tre traduzioni diverse nelle nostre tre lingue nazionali.
Quindi il loro risparmio si identifica nella presa in giro della lingua locale. Allora cosa dobbiamo fare? Sarebbe ideale boicottare questi commerci, anche se non è facile farlo capire a tutti. Purtroppo, come detto, il problema è anche di livello nazionale e qui ci vorrebbe, nel caso non ci fosse, una severa legge che protegga la lingua del posto da parole straniere. Faccio l’esempio dei grandi magazzini, situati in tutto il cantone, che accanto al nome della società hanno incollato o cementato sugli stabili la parola FOOD. Quello che non trovo giusto è che le nostre autorità lo abbiano permesso. Non ci vuole una grande scienza per far capire che ha lo stesso significato di Alimenti o Alimentari. Siamo una colonia o una enclave inglese ?  
Per parlare del nostro Ticino, dove l’italiano trova molti nemici, non solo con i termini inglesi, ma anche con l’abuso del tedesco, o negli annunci o pubblicità, eccetera, sarebbe opportuna la creazione a livello cantonale di un protettore o avvocato (per carità non chiamiamolo ombudsman, proprio per i problemi di protezione della lingua) che abbia il compito di ricevere le segnalazioni degli abusi e di dare le indicazioni corrette.
Il lavoro per un ufficio del genere non mancherebbe di sicuro: basti pensare alle tante parole o locuzioni straniere che troviamo giornalmente anche nell’ambito del turismo e della gastronomia, oltre che nella moderna informatica. Che ne direbbe qualche nostro deputato in Gran Consiglio se accennassimo a un “ inforesteriamento” della nostra lingua? Anche qui si tratta di politica, ma che interessa tutti i partiti.

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Enzo Castelli, Losone
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