In una lettera pubblicata su questo giornale il 28 maggio scorso, il signor Aldo Camponovo di Gentilino mi rimprovera di essere un deputato “ignorante della civica”. Questo perché in un articolo d’opinione pubblicato sul CdT il 12 maggio ho affermato che nel Consiglio degli Stati “sono sovrarappresentati i piccoli Cantoni della Svizzera tedesca: ad esempio un cittadino urano ‘pesa’ come circa dieci ticinesi…”. Si tratta però di una verità matematica (a fine dicembre 2007 il Ticino aveva 328'580 abitanti, Uri 34'989, mentre entrambi hanno due rappresentanti nel Consiglio degli Stati) e in quanto tale difficilmente opinabile. Inoltre era una semplice constatazione, non un giudizio di valore.
Il signor Camponovo si chiede: “ma non usavano fare l’esame di civica prima di far diventare svizzero uno straniero”, e ancora: “Si può tollerare l’ignoranza della civica in un qualsiasi cittadino ma un Deputato non può non conoscere la materia. Per me significa scarsa integrazione che porta a visioni distorte.”
Posso accettare che al signor Camponovo non piacciano le mie idee politiche, che consideri “distorte” le mie visioni, oppure che non gli vada giù il fatto che sia diventato cittadino svizzero e che (apriti cielo!) sia stato eletto al Gran Consiglio con 4’794 preferenze (fra cui ben sette da elettori UDC, non ho mai capito perché…). Anzi, la cosa mi onora. Ma sono anche “ignorante della civica”? Può darsi: sono infatti convinto che l’uomo non smette mai di imparare. In effetti, malgrado avessi conseguito una laurea (a Ginevra), un master (a Montreal) e un dottorato (a Zurigo) in scienze politiche, concentrandomi in particolare sulle istituzioni che tengono insieme un Paese plurlingue come la Svizzera, ciò non mi è bastato e ho scelto di lavorare come ricercatore universitario e di imparare ogni giorno cose nuove, accettando quindi implicitamente la mia ignoranza in diversi campi. In seguito però avanzo le mie ipotesi per trasmettere poi i risultati della ricerca a studenti e altri interessati. Quindi magari faccio prima ad invitare il signor Camponovo a leggere uno dei miei articoli scientifici sulla Svizzera (l’ultimo, sulla legge sulle lingue del Canton Grigioni e sulla “concezione dinamica del principio di territorialità linguistica”) o a consultare qualche mio testo presentato nei congressi tenutisi in tutto il mondo e nei quali spesso evidenzio i pregi del sistema politico elvetico. Ma forse la cosa migliore sarebbe di invitarlo a seguire le mie lezioni sul federalismo, oppure sui legami fra democrazia diretta e coesione nazionale, che impartirò nel semestre di primavera dell’anno prossimo nelle università di Zurigo e Losanna. Purtroppo le lezioni saranno in tedesco o in francese, non in italiano. Non so se sarà un problema per il signor Camponovo. Forse lo può però consolare il fatto che consento agli studenti di scrivere l’esame in qualsiasi lingua nazionale. Ma anche in inglese e serbocroato. Apriti cielo!
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